• on Ottobre 28, 2018

TORRE DEL GRECO – PRESENTAZIONE DEL VANGELO IN LINGUA NAPOLETANA

Ci sono nei vangeli due domande poste da Gesù ai suoi discepoli. Domande che continuano a interpellare i credenti di ogni tempo. Sono due domande l’una legata e condizionata dall’altra “Che cercate?” “Che vulite” (Gv 1,38);Veniteme appriesso. “Voi chi dite che io sia?”A gente, chi dice ca è o Figlio e ll’omm? Ma vuie chi dicite ca io songo ? (Mt 16,13) e che sono alla base del tema della pienezza della libertà alla quale ogni credente è chiamato. Quello che noi cerchiamo in Gesù dipende molto da ciò che riteniamo egli sia. Quanti ritengono Gesù la manifestazione di un Dio potente cercheranno in lui – e gli chiederanno ogni volta sempre più – segni e prodigi straordinari che manifestino l’onnipotenza di Dio. Coloro che lo ritengono manifestazione visibile del Dio-Amore sapranno scorgere i segni della sua presenza in ogni manifestazione di questo amore.
Ma per alcuni Egli è solo un matto da togliere dalla circolazione: “I suoi, uscirono per andare a catturarlo poiché dicevano è fuori di testa” (Mc 3,21). Giudizio confermato dalle autorità (i Giudei) che alla pazzia aggiungono anche una connotazione religiosa, l’indemoniamento: “Ha un demonio ed è fuori di sé; perché lo state ad ascoltare?” (Gv 10,20). Giudizi che vanno a sommarsi a quelli degli scribi, per i quali Gesù è un “bestemmiatore” (Mt 9,3), è uno che “inganna la gente” nu mbruglione (Gv 7,13); per i sommi sacerdoti e i farisei per i quali “è un impostore” (Mt 27,63). Un Gesù “chiacchierato”, conosciuto dalla gente come “un ghiottone e un gran bevitore”, l’amico della feccia della società: pubblicani e peccatori (Mt 11,19). Un Messia che manda in crisi Giovanni Battista che – rinchiuso in carcere – gli invia un ultimatum che suona come una sconfessione: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?” (Mt 11,3). Il comportamento di Gesù non corrisponde a quello che il Battista aveva annunciato.
Gesù nell’insegnamento e nella pratica ha distrutto il concetto stesso di religione proponendo – e dimostrando di essere – il Dio con noi (Mt 1,23), un Dio a servizio degli uomini, un Dio liberatore.. non più l’uomo al servizio di Dio ma Dio al servizio degli uomini. Questo nuovo rapporto con il Padre non incide soltanto nel rapporto dell’uomo verso Dio, ma pure quello nei rapporti tra gli uomini, inaugurando una nuova relazione nella quale viene esclusa qualunque forma di dominio o di potere nell’ambito dei rapporti umani. Ciò causa l’allarme nei tre ambiti dove dominio e potere venivano esercitati e il concetto di libertà era completamente sconosciuto: La famiglia dove il marito era il padrone della moglie e dei figli, la nazione dove chi deteneva il comando spadroneggiava sui sudditi, e la religione.
La pericolosità di Gesù e del suo insegnamento è bene illustrata al momento della sua cattura, quando si scatenerà un’incredibile operazione di polizia. Secondo il vangelo di Giovanni per arrestare Gesù vengono impiegati la coorte con il comandante e le guardie dei Giudei… (Gv 18,12). Il termine coorte indica un distaccamento tra 600 e 1000 soldati. Più le guardie dei Giudei, cioè quelle in servizio al tempio che erano circa duecento. ***
Questa immagine di Gesù, l’uomo-Dio a servizio degli uomini è talmente importante che Luca lo colloca nell’ ambito privilegiato dell’ultima cena, dopo che Gesù ha fatto dono di se stesso per i suoi: “Io sto in mezzo a voi come colui che serve” (Lc 22,27). Io stongo mmiezo a vuie comme a uno ca serve. L’attività di Gesù, il servizio, è quel che rende riconscibile la sua identità.
Gli effetti del riscatto/liberazione dalla Legge sono quelli di una nuova relazione con Dio non più basata sul concetto di obbedienza alla Legge ma di somiglianza nell’amore .
“Io sono la luce del mondo” io songo a luce d’o munno, chi mi segue nun camminarrà maie dint o scure ma dint a luce d’a vita.
La prerogativa di essere luce del mondo non è esclusiva di Gesù ma estensibile a quanti lo accolgono: voi siete la luce del mondo. Compito nostro è aprire gli occhi ai ciechi perché vedano il volto del Padre.
L’evangelista indica quello che realmente preoccupa le autorità: che la gente apra gli occhi. I dirigenti religiosi possono spadroneggiare e imporre le loro verità fintanto che il popolo non vede, ma se qualcuno comincia ad aprire gli occhi alla gente, per essi è finita. quando si vede il vero volto del Padre, del dio a servizio degli uomini, per le autorità religiose che pretendevano essere rappresentanti di Dio e dominavano in suo nome è la fine.
L’evangelista sottolinea la gravità del comportamento delle autorità che non solo non vogliono vedere, ma impediscono che la gente veda e per non perdere il proprio prestigio “chiamano bene il male e male il bene”.
L’evangelista ridicolizza le pretese delle autorità. Il buon senso del popolo ridicolizza le acrobazie teologiche delle autorità religiose. Al “sapere” delle autorità (v. 29 “noi sappiamo”), l’evangelista oppone il sapere della gente 34 Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi?». E lo cacciarono fuori. Quando l’autorità non è capace di opporre ragionamenti passa alla violenza prima verbale poi istituzionale 15 ) e attuano in lui la minacciata espulsione dalla sinagoga. Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori, e trovatolo gli disse: « Ma tu cride o Figlio e ll’omm ? Rispunnette: e chi è, Signò, per crederlo ? le ricette Gesù: l’aje visto: è ccccccchillo ca te sta parlanno.
Signò , io ce credo, duicette chillo e s’adducchiaie annanz a Gesù.