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2004 – Convegno Pastorale 8° Decanato

Convegno Pastorale 8°Decanato

Famiglia e giovani assieme per la missione
30-31 gennaio e 8 febbraio 2004

RELAZIONE DI SINTESI

 

§ LE SITUAZIONI PASTORALI CHE SI VOGLIONO AFFRONTARE

§ LE SCELTE PASTORALI

§ OBIETTIVI

§ LE RISORSE

LE SITUAZIONI PASTORALI CHE SI VOGLIONO AFFRONTARE

Chiunque si avvicini un po’ alla pratica pastorale nelle nostre parrocchie, può costatare la quantità di attività che si vuole organizzare a favore di diverse categorie di destinatari e con diversi fini. Appena, però, questo osservatore si domandi dove conduce tutto ciò che si fa, cosa vuole raggiungere, immediatamente scopre la carenza del filo conduttore di quanto offre o si propone di fare. Sembra che la pastorale consista nel fare molte cose buone, ma indipendenti, isolate le une dalle altre.

Alla radice di questo modo di procedere c’è una concezione prevalentemente statica della Chiesa, vale a dire di una Chiesa che realizza i servizi religiosi che le sono propri, ma come ripetizione di azioni che rispondono a necessità immediate (la domanda sacramentale), circoscritte (la celebrazione dei sacramenti), indipendenti le une dalle altre (la gestione dei sacramenti è isolata). Questo in forma involontaria, ha portato a dar valore di “fine” a quanto invece sono i “mezzi” per raggiungere la comunione con Dio e con i fratelli, ovvero i sacramenti e la preghiera, nelle sue diverse forme. E’ un problema di rapporto tra fine e mezzi. E’ chiaro quindi, che il fine di ogni attività pastorale non è ‘preparare e fare i sacramenti’, essi restano una via validissima, ma pur sempre una via a quel fine supremo che è la comunione con Dio. Stando così le cose, quando si cerca di dare il primato all’evangelizzazione, sembra che si voglia distruggere l’ordine dei fini, addirittura paventando la sospensione dei sacramenti, mentre si tratta di orientare tutti i mezzi in ordine al loro fine, che è la conformazione al Corpo di Cristo che è la Chiesa.

In realtà, c’è bisogno di recuperare il senso della Chiesa pellegrina, che secondo il dono dell’Incarnazione va camminando nel tempo e nello spazio verso il Padre. Questo essere viandante della Chiesa implica di accettare che tutte le cose hanno il loro sviluppo e crescono progressivamente: questo vale anche per le nostre comunità parrocchiali. A questa crescita servono la Parola, i sacramenti e le attività pastorali.

Nei GdL sono emerse alcune oggettive problematiche esistenti nelle nostre parrocchie, fra loro intrecciate e che configurano una situazione critica per quel raggiungimento del fine che è la comunione.

§ Innanzitutto una difficoltà radicata e diffusa a sganciarsi da modelli di azione pastorale ancora pre-sacramentali, dove quel pre si può intendere in senso temporale e funzionale: prima e in stretta funzione dei sacramenti. Quasi tutto perciò, anche i tempi e gli spazi, si muove in ordine ai sacramenti.

§ Un’ostinata tendenza a sprigionare dalle nostre energie pastorali una forza centripeta, ovvero a ricondurre sempre e comunque tutto in sacrestia e con il parroco dietro la sua scrivania almeno 18 ore il giorno. Volere la chiesa sempre aperta con il prete di guardia è una tentazione che mortifica qualsiasi pianificazione delle attività sul territorio e snatura l’essere stesso di ogni sacerdote, che è la missionarietà. I tempi delle strutture si adeguano allorquando le persone creano le condizioni per incontrarsi.

§ L’annoso problema dei microcosmi parrocchiali e dei drappelli dei bersagliati. La pastorale non si porta avanti con gruppi di élite, per quanto bene possano fare; né si può contare sui ‘soliti noti’ di cui si può fidare e che continuiamo a caricare di mansioni. E’ ora di esercitare un po’ di più, laici e presbiteri magari insieme, il dono del discernimento che lo Spirito assicura alla sua Chiesa per cercare persone pronte a servire il Signore e i fratelli.

§ Si avverte una concreta esigenza di comunicazione, quella vera fatta di trasmittenti e riceventi, e l’uso di linguaggi nuovi che raggiungano tutti, ma proprio tutti e non solo gli addetti ai lavori. Oggi rinunciare alla comunicazione e al linguaggio significa estinguere in brevissimo tempo qualsiasi progetto pastorale. Non esagero se adotto la forte espressione che comunicare nelle nostre comunità e al di fuori di loro è questione di vita o di morte.

§ Un forte individualismo delle parrocchie che stenta a far decollare una mentalità globale che porta a comprendere e realizzare quella comunione necessaria sul territorio attraverso le unità pastorali.

§ Dalle relazioni dei GdL, infine, non è mai menzionata la pastorale della carità. Questo costituisce un dato di fatto: abbiamo il dovere teologico, pastorale ed umano per comprendere il perché di questo nostro atteggiamento, trarne le oggettive conclusioni e assumerci davanti a Dio e agli uomini le nostre responsabilità di pastori, operatori pastorali e in ogni caso tutti discepoli di Gesù, il quale fra le sue promesse ci ricorda che i poveri li avremo sempre con noi e non “tra noi”. Pastoralmente è doveroso prendere atto che la presenza dei poveri nelle nostre comunità non è di percezione immediata. Spesso su questa problematica ci siamo fin troppo soffermati a dichiarazioni astratte.

LE SCELTE PASTORALI

In rapporto con le problematiche descritte ci siamo posti alcune domande, per determinare quali linee d’azione assumere alla base del prossimo Piano Pastorale Decanale (PPD) e quali motivazioni le sorreggono.

1. La prima domanda si riferisce a che tipo di piano adottare: un piano secondo priorità oppure un piano organico e globale?

Per piano intendiamo l’insieme delle decisioni che un soggetto prende in funzione della sua crescita nel compimento della sua missione. Nel nostro caso, il soggetto di queste decisioni è il Decanato con le sue Parrocchie e le Unità Pastorali. Le decisioni naturalmente si riferiscono al compimento della missione apostolica in rapporto alla triplice ministerialità di Cristo e dei Battezzati: il servizio della Parola, il Servizio della Preghiera ed il Servizio della Carità. E si pianificano non gli atteggiamenti, né tantomeno le persone, né i gruppi in quanto tali, né quanto appartiene alla loro vita privata, ma le azioni pastorali che accompagnano l’espletamento della missione.

Quando si parla di un piano secondo priorità s’intende una selezione fatta a priori, generalmente a causa d’urgenza o di particolare importanza, ovvero per una forte domanda, di alcuni campi dell’attività pastorale, cui si dedica speciale attenzione ed una sproporzionata effusione di energie ecclesiali. Con questa scelta rinunciamo ad un piano che si riferisca all’attività pastorale considerandola come un insieme organico che abbia a cuore tutta la missione della Chiesa.

Questo è il problema: è possibile un piano organico o di pastorale d’insieme? Dalle esperienze emerse nei GdL si parte da una convinzione: deve essere possibile. Perché la Chiesa è comunione, perché la comunione è condizione necessaria per essere credibili e perché camminiamo verso la comunione con il Padre. Un piano autenticamente pastorale rispetta la legge fondamentale di ogni azione pastorale:

· tutti i battezzati sono responsabili di tutto il Vangelo per tutto il mondo

· ognuno lo è secondo i suoi doni, carismi e ministeri

· nell’unità organica (LG 32)

2. La seconda domanda, collegata alla prima, si riferisce al tempo: vogliamo fare un piano a breve o a lunga scadenza?

In realtà un piano di pastorale d’insieme od organica, che includa tutto ciò che pastoralmete si fa o si deve fare, ha senso nella misura in cui è al servizio del rinnovamento permanente della comunità ecclesiale, della risposta del popolo di Dio alla chiamata alla santità. Puntualizzaziamo: gli orizzonti comunitari che si voglio raggiungere si progetteranno a lunga scadenza; i processi intermedi e quelli più immediati per il raggiungimento di quegli orizzonti li pianificheremo a breve termine. In altre parole, il PPD deve guardare lontano per indicare il cammino immediato, per sapere cosa fare sin dal prossimo anno pastorale. In termini di pianificazione ciò significa che bisogna distinguere un piano orientativo generale, a lunga scadenza, e i piani a breve termine che concretizzano i processi di azione con i quali, in tempi successivi, si mette in pratica il piano a lunga scadenza. E’ il criterio del raggiungimento dell’obiettivo “passo dopo passo”, ovvero come si usa dire nel linguaggio atletico “step by step”.

3. La terza domanda che ci siamo posti è vogliamo solo organizzare le azioni pastorali, o anche avviare un processo di evangelizzazione?

La domanda può apparire inutile o superflua, giacché qualunque operatore pastorale dà per scontata la scelta dell’evangelizzazione. Ma non sempre questa scelta è chiara. Se per evangelizzazione s’intende un’istruzione più o meno dottrinale e previa dei sacramenti, è evidente che ricadiamo nella solita pastorale pre-sacramentale. Per avere un piano organico di pastorale d’insieme è necessario che ci sia un’asse intorno al quale comporre il piano pastorale. Qual è quest’asse?

Se diciamo che è l’evangelizzazione, come noi crediamo che debba essere, allora è necessario comprenderla non come una delle tante attività pastorali, ma come un processo di presa di coscienza collettiva del Vangelo. Si tratta di un processo di educazione e formazione di ognuno –preti e laici- in rapporto al Vangelo.

Il processo di evangelizzazione, vissuto come popolo di Dio, è l’asse su cui si può articolare l’insieme delle azioni pastorali. Ciascuna attività, ognuna nel suo campo, deve servire a questo processo di consapevolezza di tutti in riferimento al Vangelo.

Questa è la nostra prima opzione pastorale: generare un processo di presa di coscienza del Vangelo, attorno al quale articolare l’insieme delle azioni pastorali da realizzare.

Una seconda scelta pastorale è l’assunzione della dimensione famiglia e giovani come cura pastorale organica. Far giungere a tutte le famiglie il messaggio del “matrimonio cristiano” e a tutti i giovani il messaggio della chiamata all’amore. Non si può indugiare ancora nel riconoscere in famiglie e giovani soggetti responsabili che abbiano a cuore l’evangelizzazione e la crescita della fede di altre famiglie e giovani.

La terza scelta pastorale è suscitare un’autentica attenzione alla dignità delle persone umiliate dalla povertà, dalla solitudine, dalla malattia, dalle marginalità sociali. Queste persone sono con noi nel nostro territorio, vicini di casa; non possiamo continuare ad ignorarle o a ridurre la nostra pastorale caritativa a sterile assistenzialismo materiale. Questa scelta risponde alla visione dell’umanità come famiglia, o come corpo se si vuole ricalcare l’immagine dell’Apostolo Paolo, nel quale corpo il supplemento di attenzione, di amore, di solidarietà per le membra più deboli, assicura loro una reale e piena appartenenza all’organismo.

OBIETTIVI

Ora vogliamo esprimere la situazione, concreta e verificabile che si vuole ottenere come risultato dell’attuazione delle precedenti scelte pastorali.

Con riferimento al processo di coscientizzazione collettiva del Vangelo (opzione pastorale n. 1), sembra più che opportuno orientare i futuri oo.pp. alla formazione alla pastorale missionaria, creando in futuro un ventaglio di disponibilità di famiglie e giovani missionari che possono seminare “quelle fiammelle sul territorio” (Alessandro Gargiulo, III relazione) delle Parrocchie e delle Unità Pastorali. Ma per organizzare questo processo collettivo di coscientizzazione sono necessarie due cose:

· un permanente confronto tra fede e vita, tra insegnamento e prassi;

· l’indispensabile rilancio dei Centri del Vangelo.

Per quanto concerne la dimensione Famiglia e Giovani (opzione pastorale 2), è necessario arrivare in tempi più o meno brevi ad un atteggiamento complessivo delle attività pastorali in questo senso. Così, ad esempio, qualunque azione che si faccia nei confronti delle famiglie incide nella sfera della pastorale giovanile. Basti pensare alla brusca interruzione del cammino di fede che avviene subito dopo i 10 anni di età circa, per essere timidamente -ripreso e per breve tempo- non prima dei 16/17 anni.

L’opzione pastorale n. 3 costituisce per tutti noi una forte provocazione al nostro essere cristiani nella Chiesa. L’obiettivo pastorale è quello di cambiare lo statuto di vita di ogni discepolo di Gesù e di ogni comunità parrocchiale, passando da un’impostazione prevalentemente dottrinale ad uno stile di vita animato dall’amore preferenziale per i poveri. Se sapremo essere sensibili alle povertà e alle sofferenze presenti nel nostro territorio, daremo un contributo decisivo per una diffusa cultura della solidarietà. Ciò determina un’inversione di rotta nel progettare, scegliere e attuare qualsiasi attività pastorale. La pastorale della Carità dovrà interpellare la vita della Chiesa in tutte le sue dimensioni (evangelizzazione, catechesi, liturgia, pastorale familiare e giovanile) e in tutte le sue articolazioni. L’istituzione della Caritas in tutte le parrocchie del Decanato è l’obiettivo pratico a breve termine.

LE RISORSE

Il prossimo PPD, più di ogni altra cosa dovrà individuare l’insieme dei mezzi che permettono di raggiungere gli obiettivi: si tratta d’iniziative, azioni e decisioni, organizzati nella loro successione logica e temporale. Individuiamo in questa sede tre sorgenti dalle quali attingere per la vita delle nostre comunità parrocchiali nel prossimo futuro:

Ø La via maestra della formazione e della formazione permanete è la forte esigenza decisamente segnalata da tutti i GdL. Essa per tutti, presbiteri, diaconi e laici, è condizione indispensabile per collaborare alla missione di Gesù Cristo. Attraverso la Scuola per oo.pp. del Decanato si formano tutti quelli che in virtù del Battesimo, rispondono alla chiamata del Signore per lavorare nella sua vigna. La formazione mirata e quella permanente poi costituiscono gli strumenti principali per un servizio degno dei suoi destinatari.

Ø La comunicazione con i suoi nuovi linguaggi come principale strumento informativo, formativo e di guida. Essa dovrà diventare strumento di missione e potente elemento di evangelizzazione, capace di orientare evangelicamente il modo di vivere di ciascuno. La risorsa della comunicazione chiama in causa la comunità ecclesiale in tutte le sue articolazioni, affinché dia vita ad iniziative di comunicazione rivolte alle famiglie e ai giovani, alle scuole e alle associazioni. In tal senso ogni parrocchia può diventare soprattutto nei luoghi e negli ambiti più precisamente formativi un “Laboratorio di comunicazione”.

Ø Per evitare la fuga in avanti dei pii desideri, va ricordato lo stretto legame tra ciò che si vive e ciò che si insegna. Lo strumento pastorale che la Chiesa si è data per essere credibile nell’evangelizzazione è la Caritas, che a livello diocesano e parrocchiale ha la funzione di aiutare le comunità cristiane a diventare comunità di carità, a partire dagli ultimi. Quindi è necessario fornirsi di strumenti di ricerca e di accoglienza, quali possono essere gli “osservatori della povertà” ed i “centri di ascolto”.

Termino questa sintesi dei GdL con un’osservazione di Papa Paolo VI.

“La scoperta d’esser cattolici, e la gioia d’esserlo, e con la gioia il vigore operativo nuovo, mette in tanti cuori desideri, speranze, propositi, audacie di nuove attività apostoliche. Il Concilio ha sollevato una generazione di spiriti vigilanti, che hanno udito la voce chiamante e implorante della Chiesa a maggiore sforzo d’apostolato; che si sono affrancati dal gregarismo, dalla passività, dall’acquiescenza, che fa spiritualmente schiava tanta gente del nostro mondo odierno; e che si sono imposti qualche sacrificio –per alcuni, un grande sacrificio- per essere disponibili alla buona operosità della Chiesa. Non hanno temuto alcuni di offrire a Cristo la loro vita; altri, anche laici –marito e moglie, talvolta-, si spendono coraggiosamente per la missione; altri , già fissi al loro posto di lavoro, hanno deciso per un rinnovamento spirituale profondo e per un’attività più generosa ed ecclesiale; hanno scelto la santità. E la santità, com’è noto, oggi comporta la carità dell’apostolato.

Figlie e figli, che Ci ascoltate: siete voi fra questi?

(27 luglio 1966)

Angelo Lombardo

Decano

1 Commento

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