• on novembre 6, 2019

Web, risorsa e minaccia. Democrazia a dura prova nell’era digitale

“C’è un legame vitale tra democrazia, cittadinanza e libertà di espressione. Diversamente i cittadini vengono esclusi dai processi politici e non possono far valere i loro diritti”: Liliane Maury Pasquier, presidente dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, mercoledì 6 novembre ha aperto i lavori del Forum mondiale della democrazia, promosso e ospitato dal CdE nella sede di Strasburgo. Il titolo generale dell’iniziativa è: “La democrazia è in pericolo nell’era dell’informazione?”: si riflette sui “rapidissimi cambiamenti intervenuti proprio nel campo della comunicazione e dell’informazione con l’avvento di internet”.



“Chi verifica le fonti?”. Fino ai tempi recenti i “veicoli” delle notizie erano giornali a stampa, televisione e radio; “oggi sono i siti, i blog e i social che hanno preso il sopravvento”, con centinaia di milioni di utenti, al contempo fruitori e protagonisti della comunicazione. “Ma chi verifica e controlla le fonti d’informazione? Quali i linguaggi utilizzati? Quanta parte di disinformazione, consapevole o meno, viaggia attraverso il web? Chi detiene e utilizza i dati personali degli internauti”: attorno a questi quesiti si stanno interrogando esperti del settore, politici, giornalisti. Molti – la maggioranza – i giovani fra il migliaio di partecipanti giunti al Consiglio d’Europa, mentre 3mila sono gli iscritti al Forum, seguito via streaming dai cinque continenti. Al Palais de l’Europe sono rappresentate un centinaio di nazioni, soprattutto da Europa, Africa e Asia.



Istituzioni solide. “La democrazia può reggere l’‘urto’ del web? Sì, purché le istituzioni e i processi democratici siano solidi e trasparenti e i cittadini partecipi e coinvolti”: Pejcinovic Buric, segretario generale del Consiglio d’Europa, intervenendo al Forum, si è soffermata sul profilo delle democrazie moderne, “sfidate” dalle nuove possibilità offerte dal web. Numerosi gli interventi previsti nei panel di discussione e programmati per tre giorni, accanto ai quali si collocano laboratori, eventi e mostre. “Il web – sottolinea Buric – ha aperto spazi enormi di libertà. Cadono i confini”, si amplia l’orizzonte della conoscenza, si stringono amicizie personali fra un continente e l’altro, le notizie possono avere maggiore circolazione…”. Ma poi torna – in quasi tutti gli interventi – il nodo della “qualità” dell’informazione (chiunque può mettere in circolazione notizie, vere o false, mediante internet), il valore della formazione dei giornalisti, la più vasta sfida della dimensione culturale “popolare”, le spinte verso una disinformazione (fake news) piegata a interessi politici o finanziari. Buric invita a guardare avanti: “ciò che sta nascendo ora nel campo dell’informazione sarà ancora utile e costruttivo fra un decennio nelle nostre società oppure sarà superato?”.



Ossigeno e carburante. “L’informazione è l’ossigeno e il carburante della democrazia. Detto questo, si apre un problema: quello della qualità dell’informazione”. Claudia Luciani, è direttrice della governance democratica e dell’antidiscriminazione del Consiglio d’Europa. Ha portato il suo contributo al Forum mondiale della democrazia, sottolineando la rapidità delle trasformazioni nel campo dell’informazione, “ponendo nuove sfide a tutti gli attori, dalle istituzioni alla scuola fino alla famiglia”. Da qui “la necessità di una formazione necessaria all’utilizzo dei nuovi strumenti. Perché finora abbiamo soprattutto indicazioni su cosa non bisogna fare nel web, meno proposte abbiamo in positivo, ovvero come utilizzare al meglio internet con tutte le opportunità che esso dischiude”. Luciani elenca alcune iniziative rivolte, ad esempio, agli insegnanti per un miglior impiego degli strumenti di informazione e di comunicazione. “Anche perché – sottolinea – molte volte gli studenti ne sanno di più, in questo ambito, degli stessi insegnanti”.

Come orientarsi fra le notizie. “In Europa e nel mondo c’è una battaglia urgente da intraprendere: quella sulla protezione e il trattamento dei dati personali” in relazione a internet. Ne è convinto Enrico Letta, già primo ministro italiano, ora direttore della Paris School of International Affairs dell’Università SciencesPo di Parigi, tra i relatori del Forum. “Per vincere una campagna elettorale, in qualunque Paese, oggi è fondamentale la disponibilità dei dati personali” degli elettori “e l’uso che se ne fa”. Una sfida aperta alla democrazia – spiega Letta, tra i più gettonati tra i giovani partecipanti per i selfie – tenuto conto che questi dati sono in mano a pochi attori globali che “possono orientare il voto dei cittadini” e dunque la politica “dei nostri Paesi”. Quindi al Sir dichiara: “Il fatto che oggi ci siano tante informazioni disponibili dimostra che siamo in un tempo con moltissime opportunità positive per la democrazia, perché essa ha bisogno di informazione. Ciò rende molto più largo il campo di coloro che possono essere protagonisti. Il punto, semmai, è come dotare tutti degli strumenti per avere consapevolezza per orientarsi in questa valanga di notizie di cui disponiamo. Ecco perché la questione educativa è centrale. Ciò non significa educare alla verità, ma educare allo spirito critico. Più educazione è l’unica soluzione possibile”.