• on febbraio 8, 2021

Vittorino Andreoli: “Serve un vaccino contro il virus del cuore che ha fatto smarrire il significato dell’uomo”

“Questa pandemia è un grande trauma dell’umanità e, al tempo stesso, costituisce una sorta di microscopio elettronico che ingrandisce criticità latenti nella nostra società. Oggi la nostra esistenza è diventata sopravvivenza: siamo passati in tempi rapidissimi dalla preoccupazione del benessere e della qualità della vita alla questione della sopravvivenza. Ma questo male, oltre a causare tanta sofferenza ha messo in luce

delle disumanità che non consentono più di parlare di civiltà,

o almeno di quella civiltà occidentale nata in Grecia, passata per Roma e successivamente per il cristianesimo. Questo sviluppo ce lo siamo dimenticato”. Vittorino Andreoli, psichiatra e scrittore di fama internazionale, membro della New York Academy of Sciences, è un fiume in piena mentre analizza per noi i “danni collaterali” causati dal Covid-19. Sullo sfondo la “frattura sanitaria e sociale” evidenziata nei giorni scorsi dal cardinale presidente della Cei Gualtiero Bassetti, in apertura dei lavori del Consiglio episcopale permanente.

Professore, lei parla di disumanità. Perché?
Nella nostra civiltà, che prima del virus avevamo definito con enfasi “del sapere, dell’informazione, del benessere”,

si è smarrito il significato dell’esistenza.

Venuti meno gli orientamenti, l’unico riferimento sono i soldi, e il valore della vita si stabilisce in base ad un parametro economico. Ormai – esclama con passione – non solo le cose hanno un prezzo, ma ce l’hanno anche gli uomini! E abbiamo scoperto che la vecchiaia è un peso sociale. Quando sarà possibile conoscere la vera storia di questi mesi, si scoprirà che di fronte alla carenza di risposta delle strutture sanitarie all’emergenza, chi aveva più di una certa età non veniva preso in considerazione. Se il valore della vita è legato alla capacità di produrre, un vecchio che non produce non serve.

Come i due ultracentenari vaccinati nei giorni scorsi contro il Covid-19 in mezzo a mille polemiche…
Polemiche di fronte alle quali occorre indignarsi! Bisogna indignarsi contro provvedimenti come il regolamento sanitario approvato di recente in Svizzera, sulla scorta del quale il paziente Covid con più di 81 anni non deve recarsi in ospedale perché non verrà preso in carico, analogamente le persone con più di 71 anni, se oltre al virus soffrono di qualche malattia cronica. Qualcuno ha definito quel provvedimento “etico”. Si rende conto? Si ha il coraggio di usare l’aggettivo “etico” per “legittimare” scelte che di etico non hanno proprio niente, per sostenere che il valore della vita è inversamente proporzionale all’età. Questa è una società fondata su principi aberranti.

Ed anche profondamente iniqua. Secondo l’Istat, dei 444mila occupati in meno registrati in Italia in tutto il 2020, il 70% è costituito da donne, ma il calo nell’occupazione in dicembre è stato quasi esclusivamente femminile: 101 mila unità di cui 99 mila donne…
Si meraviglia? In un sistema nel quale gli unici segnali di riconoscimento verso la donna li sta forse dando la Chiesa con le nomine e le aperture del Papa – l’ultima delle quali l’accesso al ministero del lettorato e dell’accolitato – il microscopio della pandemia ha ingrandito ulteriormente le disuguaglianza uomo-donna. In realtà,

in questa civiltà non c’è rispetto per la donna,

che è una figura sacra, legata al dare la vita, all’accoglienza. Le donne che desiderano vivere la maternità non sono adeguatamente sostenute, e tutte le lavoratrici nei momenti di crisi sono le prime ad essere rimandate a casa.

Il card. Bassetti ha lanciato l’allarme sulla “frattura sanitaria”, e nei giorni scorsi è stato reso noto che 4 milioni di famiglie hanno ridotto enormemente le cure; di queste quasi un milione vi ha rinunciato del tutto…
Una vergogna. Il nostro Paese ha due sanità: una pubblica e una privata. E in una società fondata non sui bisogni dell’uomo, bensì su quelli dell’economia, una sanità pensata in funzione di questi criteri è disumana. La salute deve riguardare tutti; è intollerabile negare le cura ad alcuni! La sanità – e lo dico da medico – deve aiutare a vivere, proteggere la vita che è straordinaria; ma se l’uomo è misurato in base ai soldi che produce (o ruba), la povertà diventa una colpa. Non è certo ciò che insegnava quel Gesù di Nazareth che curava tutti e anzi, vedendo che la maggior parte erano poveri li toccava e li curava con l’amore, la terapia migliore. Se lei vede uno dei miei matti e gli fa capire che per lei è importante, e magari lo prende per mano e gli dice: “Sai che io ti voglio bene?”. Ecco, questo è ciò che conta.

Il presidente della Cei ha auspicato un vaccino per la salute della mente e ha richiamato il “vaccino per il cuore” evocato da Papa Francesco…
La pandemia sta dimostrando che il cosiddetto benessere sta creando enormi sacche di povertà nel disinteresse generale.

La nostra civiltà è stata infettata da un virus del cuore che ha fatto perdere il significato dell’umano.

Oggi l’urgenza è certamente il vaccino per debellare il Covid e la necessità di risolvere i problemi pratici legati alla sopravvivenza: emergenza povertà, perdita del lavoro e disoccupazione, accesso per tutti alla salute; ma nel pieno di una crisi come questa, dal tessuto della nostra civiltà dovrebbe emergere il senso del mistero con la M maiuscola.

Che cosa intende dire?
In questo momento la scienza sta facendo pietà. Tra narcisismo, voglia di profetizzare e/o di distruggere la speranza, è vergognoso il modo in cui è stata rappresentata dai media. Se qualcuno afferma che con i vaccini alla fine dell’anno ne saremo fuori, domani mattina qualcun altro assicurerà che non accadrà alla fine del 2021 ma del’22 o addirittura del’23. La scienza è piena di dubbi; di questo virus sappiamo pochissimo, ed egualmente di questi vaccini. Ma allora, come è possibile che non nasca quel senso profondo del mistero insito nella nostra civiltà? Che vuol dire trascendenza? Vuol dire tentare di capire il senso del mistero? Il mistero non è una domanda, è una risposta; è qualche cosa che ci porta a dire: non sappiamo. Socrate affermava che bisogna sapere di non sapere. Ecco la presenza del mistero! Oggi è scomparsa.

In questi mesi abbiamo a volte assistito a episodi di scarsa responsabilità collettiva…
Qui sfugge l’idea delle relazioni tra gli uomini. Il comportamento di chi, sentendosi bene, è insofferente delle limitazioni e va in piazza senza preoccuparsi, in caso di positività, di poter contagiare qualcun altro, magari una persona fragile che contraendo l’infezione potrebbe morire, è anch’esso segno di questa crisi di civiltà. Ci sono persone in lockdown da anni, magari perché hanno una tetraplegia o un deficit mentale, oppure hanno sviluppato una malattia cronica invalidante. Nessuno ne parla e noi abbiamo il coraggio di protestare quando ci viene chiesto, per la salute di tutti, di limitare un po’ la nostra libertà di movimento? In questi giorni, con riferimento ad una manifestazione canora nazionale, sembra un “dramma” il fatto che un cantante debba esibirsi in un teatro vuoto. Perché non pensare invece ai tanti “reclusi” perché affetti da qualche mancanza del corpo o da qualche deficit della mente? Persone sole che, le assicuro, hanno desiderio di fare e non possono farlo. E poi chi c’è chi si preoccupa dello spritz, dello shopping o di andare a sciare…

Professore, secondo lei come ne usciremo?
Mi auguro che la disciplina alla quale appartengo, la medicina, riesca ad aiutarci, ma ne usciremo tutti con le ossa doloranti. Essenziale in questo momento la presenza della Chiesa che ha il compito di “dire” la visione dell’umano che aveva quel Gesù di Nazareth… Rammentare il senso e la bellezza  dell’uomo, ribadire che non siamo bertucce, aiutare a interpretare la vita e il suo significato.

Possiamo ancora chiamarci uomini?
Questo non lo so, però dobbiamo tendere all’umano perché è bellissimo. L’umanità è una cosa meravigliosa,

io sono innamorato dell’uomo,

vorrei che le cose andassero bene, per questo continuo a gridare!

Il suo mi sembra lo sguardo di un innamorato che vede l’oggetto del suo amore così com’è, e come potrebbe o dovrebbe essere.
E’ proprio così. Nella mia vita ho visto che un uomo può cambiare dalla notte al giorno. Mi sono occupato per anni dei “peggiori” delinquenti, ho seguito tutti i casi più efferati – da Pietro Maso a Donato Bilancia – e ogni volta che vedo un criminale incallito so che è anzitutto un uomo, e poi che avrebbe potuto vivere in un modo completamente diverso. Questa è la mia forza, il mio credo… Ce la faremo, ma dovremmo imparare chi siamo, qual è il significato della vita e il segreto per vivere.