• on Giugno 16, 2022

Visita leader Ue. Don Roman Krat (Odessa), “importante che vedano le città distrutte. Cambierà la loro prospettiva”

“Guardiamo oggi a questa visita in modo positivo. Sta aumentando le nostre speranze perché è un segno significativo di una Europa vicina al popolo ucraino”. E’ don Roman Krat, parroco della cattedrale cattolica latina di Odessa nonché delegato del vescovo per i rapporti con la stampa, a raccontare al Sir come il popolo ucraino sta seguendo oggi la visita di Mario Draghi, Emmanuel Macron e Olaf Scholz. Arrivati in treno questa mattina a Kiev, i tre leader Ue hanno attraversato la cittadina di Irpin, uno dei maggiori teatri dei bombardamenti russi, insieme alle autorità locali che hanno spiegato l’entità delle distruzioni nel corso dell’invasione. I tre leader hanno camminato lentamente tra i palazzi bombardati accerchiati dalle scorte e dai soldati ucraini. “La speranza – dice il sacerdote – è che venendo tutti e tre insieme a Kiev, visitando i luoghi della guerra, prendendo conoscenza delle ferite più dolorose che abbiamo sofferto, si rendano conto della realtà. E’ importante che i leader politici europei possano conoscere sul posto la realtà della guerra, incontrare e parlare con le persone vive e non accontentarsi di leggere le statistiche o i documenti scritti che arrivano nei loro uffici. E’ importante vedere le città mezze distrutte, parlare con le persone segnate dalla guerra. Questa è l’Ucraina e vederla, cambierà la loro prospettiva. Ne sono certo”. Il sacerdote spiega infatti che la maggioranza degli ucraini sono un po’ critici rispetto soprattutto ai due presidenti francese e tedesco. “Non ha convinto la posizione recentemente sostenuta da Macron quando dice che l’Ucraina deve accettare di fare un dialogo con Putin perché secondo noi, simili dichiarazioni fanno chiaramente capire che la Francia non ha capito la nostra situazione, che è quella di un paese che è stato invaso e per questo si sta difendendo. Il dialogo si può fare solo quando c’è la speranza che l’altra parte ci può capire ma al momento quello che stiamo vivendo è l’odio da parte dei russi che non ci sta riconoscendo come nazione sovrana e indipendente. Anche nei confronti di Scholz, la maggior parte degli ucraini ha delle perplessità. All’inizio è stato molto freddo, poi ha deciso di sostenerci ma quando alle parole dovevano seguire le azioni, tutto è avvenuto in modo lento, pragmatico, riservato”.

“Insomma, finora, abbiamo visto solo parole”.

A Odessa, la vita cerca di ritrovare la sua normalità tra negozi e ristoranti che nelle ultime due settimane hanno finalmente riaperto. Ma i missili continuano ad essere lanciati dal mare e le sirene più volte al giorno. La “buona” notizia è che domani, venerdì 17 giugno, riapre anche la stagione del “Odesa National Opera” con un concerto di gala alle 18. “Il teatro è un edificio storico per la città di Odessa e anche il centro della nostra vita culturale”, spiega don Krat. “La riapertura della stagione teatrale è un simbolo di rinascita di tutta la città. Il teatro è stato chiuso durante la pandemia per lungo tempo, e quando si pensava di riaprirlo è scoppiata la guerra. La sua riapertura è quindi un evento a lungo atteso dagli abitanti di Odessa”. Nonostante il caldo, il sole, il mare, la riapertura delle attività, la città non può dimenticare che come in tutta l’Ucraina, anche qui si è in guerra. L’accesso in spiaggia è vietato a causa delle mine e a presidiare il posto ci sono le forze dell’ordine e i militari. “Le mine sono state messe a difesa della città ma ce ne sono anche altre dei russi che arrivano dal mare, trasportate dalle onde”, dice il sacerdote. Aumentano in città gli sfollati, che fuggono dalle zone occupate a sud dell’Ucraina. Da Kherson, Mykolaïv. “Posso presumere che il loro arrivo sia una delle ragioni per cui la città ha ripreso a vivere. Molti abitanti infatti hanno lasciato Odessa con l’inizio della guerra e gli sfollati hanno riempito il vuoto della città. La maggioranza è ospite nelle case abbandonate e messe in affitto a prezzi abbordabili perché i proprietari delle case cercano di venire incontro alle persone riducendo drasticamente i prezzi. Anche la nostra Caritas è molto attiva e la cattedrale è diventata per tanti un punto di riferimento per la distribuzione di aiuti soprattutto alimentari. Perché la vita è aggravata”.

“La nostra vita – prosegue il sacerdote – è rimasta più o meno la stessa ma il nostro sguardo è continuamente rivolto alle zone dove ci sono combattimenti, dove si sta cercando di frenare l’avanzata dei soldati russi. Si guarda alle città già occupate e a quelle che si stanno difendendo. Si avverte quindi un clima di tensione perché non c’è una stabilità. E se si pianifica qualcosa, lo si fa soltanto per uno o due giorni ma non si guarda più in là perché non si sa cosa succederà la prossima settimana e questo è segno di un clima di precarietà che riguarda tutti i settori della nostra vita, dalla sicurezza alla situazione finanziaria. Tutti però abbiamo una certezza, che la vittoria sarà dalla parte nostra”.