• on novembre 2, 2019

Via libera all’impeachment per Trump: ecco cosa succederà negli Usa

È la terza volta nella storia degli Stati Uniti che la Camera dei rappresentanti vota per un’indagine di impeachment (messa in stato d’accusa) nei confronti di un presidente in carica. Trump su Twitter la definisce “una caccia alle streghe” e la responsabile dell’ufficio stampa solo “una farsa” e “un tentativo palesemente partigiano di distruggere il presidente”.

La risoluzione di giovedì, votata con 232 sì e 196 no, in realtà, stabilisce semplicemente le regole con cui l’indagine sarà condotta e non è un voto sulla colpevolezza o sull’innocenza del presidente, tuttavia la forte polarizzazione politica del Paese ha già indirizzato l’esito dell’inchiesta prima ancora del suo pieno svolgimento. “I democratici stanno cercando di mettere il presidente in stato d’accusa, perché hanno paura di non poterlo sconfiggere alle urne”, ha detto il deputato repubblicano Kevin McCarthy. Nancy Pelosi, democratica e portavoce della Camera, leggendo il preambolo della Costituzione, ha insistito sul fatto che non è un attacco personale al presidente ma che “è in gioco nient’altro che la nostra democrazia”.

La risoluzione adottata giovedì non si differenzia molto da quella votata per l’impeachment dell’ex presidente Bill Clinton e definisce tempi e modi delle audizioni pubbliche dei testimoni e della presentazione delle prove, in modo da consentire al presidente e al suo gruppo di legali di presentare una difesa coerente.

Il comando di questa fase inquisitoria spetta ad Adam Schiff, rappresentante democratico e presidente del comitato di intelligence della House of Reprensantives (la Camera dei deputati). Spetterà a lui e alla commissione con cui lavora di redigere un rapporto da consegnare al comitato giudiziario della Camera che provvederà a redigere gli articoli necessari all’impeachment. Tale rapporto sarà consegnato al comitato giudiziario della Camera, che redigerà articoli di impeachment per tradimento della Costituzione, abuso d’ufficio, minaccia al procedimento democratico, etc.

Perché tutto questo avvenga occorreranno settimane e forse mesi, anche se l’intento della Pelosi è di arrivare al voto prima di Natale.

(Foto: AFP/SIR)

Tra le regole approvate ci sono quelle sull’interrogatorio dei testimoni che passa dai tradizionali 5 minuti a 90 e vedrà, nella parte dell’accusa, avvocati qualificati e non tanto esponenti politici. Inoltre perché un testimone venga invitato alla pubblica audizione è necessaria una documentazione scritta che ne provi la pertinenza, questo per evitare giochi politici che porterebbero in aula testimoni irrilevanti.

Il presidente potrebbe essere accusato di aver abusato del suo potere, facendo pressione sull’Ucraina, perché aprisse delle indagini sul rivale alle presidenziali 2020, Joe Biden. Trump avrebbe tradito anche il giuramento alla nazione che lo impegna a difesa della democrazia, mentre sembra che l’orientamento presidenziale sia tutt’altro: ha infatti impedito che fossero citati a giudizio il suo consigliere e vice consigliere alla sicurezza nazionale; ha appoggiato le prese di posizione del suo legale di fiducia, Rudolph Giuliani, implicato in un caso di corruzione per l’esportazione di gas in Ucraina. Inoltre il presidente non ha ancora spiegato le ragioni della rimozione dell’ambasciatrice americana in Ucraina, che invece, secondo fonti giornalistiche, si sarebbe opposta a tentativi di corruzione sia per l’affare del gas, sia per l’archiviazione di un’inchiesta di fondi illeciti fatta arrivare al vice-manager della campagna elettorale del presidente.

Sondaggi pubblici nelle ultime settimane hanno mostrato che solo una ristretta maggioranza della nazione sostiene l’inchiesta, mentre gran parte ritiene che le azioni del Commander in chief meritino un controllo: un supporto debole sia alla messa in stato d’accusa che alla rimozione.

Il clima è così diviso e tossico che ha fatto sparire dall’agenda politica temi fondamentali, soprattutto per la classe media americana: assistenza sanitaria, prescrizione di farmaci, investimenti infrastrutture e nell’istruzione, quest’ultimo campo in particolare ha visto le scuole e i professori di Chicago in sciopero per quasi tre settimane poichè chiedevano salari adeguati e maggiore attenzione al mondo scolastico.

Intanto, in questo weekend, i vescovi lanceranno un’iniziativa per rilanciare il dialogo con tutti, anche con chi si è in disaccordo e accompagnare la campagna elettorale 2020.