• on novembre 22, 2021

Vescovi Usa: al via un percorso triennale per riportare l’Eucarestia al centro della vita dei cattolici

Era il primo incontro in persona dal novembre 2019, quello della Conferenza dei vescovi americani che si è tenuto a Baltimora, la scorsa settimana. Un incontro atteso dopo che uno era stato annullato e gli altri due si erano tenuti in forma virtuale. Eppure nell’agenda di questi 4 giorni non sono entrate le sfide che interpellano gli Usa e il mondo. La Cop26 di Glasgow sul riscaldamento globale non è stata citata, come non lo è stato il cambiamento climatico. Del razzismo si è appena accennato, nella prolusione del presidente della Conferenza, l’arcivescovo di Los Angeles, mons. José Maria Gomez.

Non sono state discusse questioni critiche come la quasi scomparsa delle vocazioni sacerdotali e religiose o il calo di fedeli alle celebrazioni domenicali, a seguito della pandemia. Centrale è stato invece il dibattito sul documento sulla rivitalizzazione dell’Eucarestia, che in tre anni intende rieducare i cattolici nel Paese ad una maggiore comprensione del mistero eucaristico, per poi concludere con un congresso nazionale in Indiana, nell’estate del 2024. Il documento era particolarmente atteso dalla stampa che nei mesi precedenti aveva seguito il dibattito all’interno dell’episcopato sul concedere o meno l’Eucarestia ai politici che sono per la libertà di scelta sul tema aborto. Un ambito che prendeva di mira anche Joe Biden, il secondo presidente cattolico nella storia degli Stati Uniti.

Il documento che è approvato mercoledì non affronta la questione del diritto di ricevere l’Eucarestia per i politi o altri personaggi pubblici, ma al contrario offre un esame dettagliato del significato teologico e spirituale dell’Eucarestia, citando il Papa, Sant’Agostino e l’attivista cattolica Dorothy Day.

Nel documento di 29 pagine, la parola aborto è appena menzionata. La possibilità di un voto dei vescovi su “comunione sì o comunione no”, ai politici, è stata ampiamente scoraggiata dal nunzio apostolico negli Usa, Christophe Pierre. “C’è la tentazione di trattare l’eucaristia come qualcosa da offrire a pochi privilegiati”, ha detto il nunzio facendo eco alla massima del Papa, secondo cui il sacramento non è un “premio per i perfetti”.

Lo stesso arcivescovo Gomez, nella conferenza stampa del primo giorno, ha spiegato: “La mia comprensione è che l’intenzione del documento non era quella di criticare i politici pro-choice, ma di educare i cattolici alla presenza reale di Gesù nell’Eucarestia”. Di diverso avviso è stato il presidente del comitato pro-life della Conferenza episcopale l’arcivescovo del Kansas, mons. Joseph Naumann, il quale ha precisato: “Non sono sicuro che abbiamo preso sul serio questo come vescovi, la nostra responsabilità per la cura delle anime di questi politici… Se i cattolici al Congresso, membri del Congresso, se i cattolici sostenessero l’insegnamento della Chiesa avremmo super-maggioranze bipartisan”.

Mons. Andrew Cozzens, vescovo di Crookston, ha illustrato i vari modi in cui i vescovi promuoveranno il “risveglio eucaristico” e ha preannunciato il lancio di un sito web e di una “strategia pubblicitaria nazionale”, finanziata dai Cavalieri di Colombo, assieme a “risorse catechetiche prodotte professionalmente”. Il vescovo ha proposto di creare un’organizzazione di raccolta fondi, poiché le campagne, come l’organizzazione del Congresso eucaristico richiederebbero 28 milioni di dollari.

I vescovi degli Stati Uniti hanno poi assegnato una data alla festa liturgica di Santa Teresa di Calcutta: il 5 settembre, data delle morte, avvenuta nel 1997. La festa è già celebrata con solennità nelle cappelle delle suore di Madre Teresa nelle 30 diocesi statunitensi dove sono presenti.

I vescovi poi hanno votato favorevolmente per istituire delle “Linee guida per gli investimenti finanziari socialmente responsabili della Conferenza episcopale” e inoltre hanno autorizzato il Comitato per la protezione dei bambini e dei giovani ad avviare una revisione della Carta per la protezione dei bambini e dei giovani adulti, prima di giugno 2025.

Nel discorso di apertura, l’arcivescovo Gomez si era chiesto come la Chiesa potesse coinvolgere un Paese sempre più laico. Ha lamentato la rottura di una storia nazionale condivisa “radicata in una visione biblica del mondo e nei valori della nostra eredità giudaico-cristiana”. L’arcivescovo ha poi continuato spiegando che “Questa narrativa potrebbe crollare. Questa è una delle conseguenze del vivere in una società laica”. Gomez ha poi citato l’arcivescovo John Ireland, che è vissuto nel ‘900 come un esempio che cercava di evangelizzare inculturandosi. La sfida, ha detto, è “capire come la chiesa dovrebbe svolgere la sua missione”. Il discorso ha ricevuto una standing ovation dalla sala.