• on settembre 7, 2020

Venezia77: quinto giorno di gara con l’iraniano “Sun Children” e lo statunitense “The World to Come”. Fuori concorso “Assandira” con Gavino Ledda

La corsa per il Leone d’oro entra nel suo quinto giorno, domenica 6 settembre. Alla 77ª Mostra del Cinema della Biennale di Venezia vengono presentati l’iraniano “Sun Chirlden” di Majid Majidi, film denuncia sui bambini di strada senza futuro, esposti a sfruttamento e privazioni, e lo statunitense “The World ti Come” di Mona Fastvold, dramma a sfondo storico ambientato nell’America rurale di fine ‘800. Fuori concorso “Assandira” di Salvatore Mereu, dramma familiare nell’entroterra sardo giocato sull’opposizione tra modernità e tradizione. È il ritorno sulle scene di Gavino Ledda. Il punto dal Lido con la Commissione nazionale valutazione film (Cnvf) e l’agenzia Sir.

“Sun Children”

Originario di Teheran, classe 1959, Majid Majidi arriva per la priva volta in concorso a Venezia con un duro film di denuncia sui tanti, troppi, bambini perduti tra le strade di Teheran; ragazzi senza ancoraggi educativi che conducono un’esistenza improntata su piccoli lavoretti, quando non furti. Il regista ci squaderna questo scenario desolante sottolineando gli sforzi di un educatore che prova a riportare in classe i ragazzi e a offrirgli una via diversa per il futuro. L’impianto realistico, oltre alla qualità della messa in scena, è dato dalla presenza di attori non professionisti, tutti bambini lavoratori.

“Con un esplicito riferimento stilistico al neorealismo italiano – afferma Massimo Giraldi, presidente della Cnvf e membro della giuria cattolica internazionale SIGNIS – il regista compone un affresco forte e doloroso del proprio Paese, mettendo in primo piano la condizione di bambini e adolescenti. In questa ottica l’autore sembra appropriarsi della lezione del pedinamento zavattiniano per restituire la verità della storia, un’istantanea credibile della società iraniana odierna. Non mancano però interventi stilistici ricercati, come i raccordi nel segno del giallo-thriller relativi all’esplorazione da parte di un gruppo di bambini dei sotterranei della città, alla ricerca illusoria di un espediente (‘un fantomatico tesoro’) per invertire il corso delle cose e assicurarsi un futuro”.

“Sulle prime si pensa a una ‘Paranza dei bambini’ ambientata però non nei rioni di Napoli ma nelle periferie di Teheran – aggiunge Sergio Perugini, segretario della Cnvf e membro della giuria SIGNIS al Lido – I due film, accomunati dalla carica di denuncia sociale sull’emergenza educativa, seguono però strade diverse: mentre nel film di Claudio Giovannesi le figure educative sono poche e sbiadite, qui in ‘Sun Children’ oltre al racconto di preadolescenti dispersi troviamo anche gli slanci e affanni di un educatore, un insegnante di matematica che prova in ogni modo a tenerli in classe, arrivando persino a soccorrerli quando arrestati dalla polizia o tallonati dagli sfruttatori. Un insegnante eroico che è sovrastato da ostacoli burocratici e da un ambiente sociale respingente. Un film potente, urticante, ma che conquista anche per una accennata poesia di fondo, quella che si accedendo nello squadro del bambino protagonista quando impara a vedere l’insegnate in maniera diversa: non un avversario, ma un punto di riferimento”. Dal punto di vista pastorale il film “Sun Children” è da valutare come complesso, problematico e certamente adatto per dibattiti in ambito educativo.

“The Wolrd to Come”

Norvegese di nascita, classe 1986, ma statunitense di adozione Mona Fastvold arriva in concorso a Venezia77 con “The World to Come”, dramma storico raccontato secondo una prospettiva femminile e tratto dal racconto breve di Jim Shepard. Siamo negli Stati Uniti nella seconda metà del XIX secolo, i coniugi Abigail (Katherine Watterston) e Dyer (Casey Afflec, anche in veste di produttore) vivono in una fattoria isolata, circondati da una terra aspra e difficile da dominare. La loro esistenza è silenziosa, resa ancora più faticosa dalla morte improvvisa della figlioletta. A rischiarare le loro giornate è l’arrivo di una coppia di vicini, Tallie (Vanessa Kirby) e Finney (Christopher Abbott). È soprattutto Abigail a percepire il beneficio di questa nuova presenza, un’amica con cui confidarsi, condividere il dolore inespresso, fino a perdersi in un sentimento che va verso le sfumature dell’amore.

“La regista Mona Fastvold – sottolinea Massimo Giraldi – propone il ritratto di una coppia innamorata ma fredda, destinata a cambiare completamente con la presenza di una nuova amicizia.Tra Abigail e Tallie si crea un legame profondo ed esclusivo, destinato a eclissare i rispettivi coniugi. La regista tratteggia l’evoluzione della storia con garbo e raffinatezza, volendo soprattutto rimarcare il contrasto tra universo maschile e femminile, il differente modo di abitare i sentimenti”.

“Ancora un ritratto a Venezia77 di madre, di genitori, privati dei propri figli – puntualizza Sergio Perugini – Nel film di Mona Fastvold il punto di partenza della narrazione è il dolore, la privazione per figli che non ci sono più o che non sono mai arrivati. Una sofferenza bruciante che finisce per allontanare all’interno del matrimonio, essendo più soli di quanto l’ambiente esterno già non lo sia. L’irruzione di una presenza, di un sentimento diverso, sovverte questo modo gelido e apre a un desiderio di cambiamento. La relazione tra le due donne, prima di amicizia poi di sentimento, è soprattutto marcata dal senso di ascolto, vicinanza e solidarietà. Visivamente la regista non perdere mai il controllo della narrazione, ma la tiene su un binario delicato e sorvegliato. Del tutto elegante”. Dal punto di vista pastorale, il film “The World to Come” è senza dubbio complesso, problematico e adatto per un pubblico maturo.

“Assandira”

È il racconto della sua Sardegna, quella che si batte per tutelare il proprio patrimonio culturale-identitaria dalla mercificazione di un turismo sempre più spavaldo. Parliamo di Salvatore Mereu, classe 1965, che torna nuovamente al Lido con il dramma “Assandira”, tratto dal romanzo di Giulio Angioni. Un racconto che riporta sullo schermo Gavino Ledda, scrittore affermatosi nel 1975 con “Padre padrone”, opera al cinema con la regia dei fratelli Taviani, che nel 1977 ottiene la Palma d’oro al Festival di Cannes. “Assandira” ci propone l’ardua impresa di una famiglia che vuole trasformare un vecchio podere in Sardegna in un agriturismo tipico ad attrazione straniera. È soprattutto l’anziano capofamiglia Costantino a opporsi al cambiamento, alla profanazione di territorio e tradizioni.

“Mereu colpisce per eleganza e incisività delle immagini – rimarcano Giraldi e Perugini – Un film, tra dramma familiare e sociale, costruito in capitoli e tutto giocato in continui flashback che a tratti sembra quasi un giallo esistenziale. Si nota con chiarezza una regia solida ed esperta, capace di governare bene apparato stilistico e impianto narrativo. Per buona parte del film è così, si rimane ipnotizzati da una storia affascinante e inquietante insieme; spiace però registrare un sbandamento finale del racconto, sovraccaricato da passaggi problematici e non poco gratuiti. La tensione narrativa, infatti, centrata sull’opposizione modernità-tradizione, rischia di annacquarsi in un svolte non del tutto necessarie. Il ritorno di Gavino Ledda va comunque evidenziato con favore, in questo caso autentico testimone di un tutela ambientale, più che mai urgente e necessaria”. Dal punto di vista pastorale il film “Assandira” è da valutare come complesso e problematico, adatto a un pubblico maturo.