• on Agosto 31, 2019

Venezia76: quarto giorno alla Mostra. In concorso lo statunitense “Joker” di Todd Phillips e il cileno “Ema” di Pablo Larraín

Sabato 31 agosto alla 76a Mostra del Cinema della Biennale di Venezia. Il concorso oggi è nel segno degli sguardi d’autore ad alto tasso di problematicità: è stato presentato infatti l’attesissimo “Joker” di Todd Phillips con Joaquin Phoenix, un viaggio alle radici del Male, e il dramma su maternità e famiglia in “Ema” diretto dal regista cileno Pablo Larraín. Il punto sulle proiezioni direttamente da Venezia con il Sir e la Commissione nazionale valutazione film (Cnvf) della Cei.

“Joker”

Segna senza dubbio un punto di svolta nella carriera del regista newyorkese Todd Phillips (classe 1970) il film “Joker”, dopo titoli all’insegna di adrenalina e azione ma dalla sostanza più evanescente: suoi sono infatti i tre film “Una notte da leoni”. “Joker” prende le mosse dall’omonimo personaggio della DC Comics – al cinema in più occasioni, tra cui con i volti di Jack Nicholson e Heath Ledger –, uno dei più acerrimi e folli antagonisti dell’eroe Batman. Siamo distanti però dalle atmosfere da blockbuster cui la Marvel ci ha abituato negli ultimi decenni. Questo è un film d’autore sulla genesi del male, sulle cause hanno portato il comico squattrinato Arthur Fleck a imbracciare l’arma e a trasformare la maschera del pagliaccio gioioso in un feroce e rivoluzionario vendicatore, appunto il Joker. “Arthur è il prototipo dell’individuo solitario ed emarginato dalla società” – dichiara Massimo Giraldi, presidente della Cnvf e membro della giuria cattolica Signis al Festival – “Va incontro a una serie traumi ed eventi negativi che lo convincono di essere una vittima della cattiveria dominante, pertanto risponde con reazioni di crescente astio e pericolosità. La sua voglia di rivalsa si mescola poi con la sua ansia di protagonismo nel mondo dello spettacolo e attiva così uno show macabro, dove non c’è riconciliazione ma solo sangue. Per mettere in scena questa situazione così disperata il regista fa ricorso a una fotografia costantemente buia, notturna, che simbolicamente rimarca l’assenza di spiragli di luce, di futuro”. “Se visivamente Todd Phillips compone un film bellissimo, magnetico e struggente – aggiunge Sergio Perugini, segretario della Cnvf e membro della giuria Signis – con un’interpretazione di Joaquin Phoenix di imbarazzante bravura, tanto da far presagire oltre che una Coppa Volpi a Venezia anche futuri Golden Globe e Oscar, il film ‘Joker’ si presenta tematicamente spinoso e insidioso. Nel film assistiamo all’origine del male all’interno della società, una società che però contribuisce lei stessa a generarlo: Arthur Fleck è un povero disgraziato cresciuto in cattività, solo e malmenato. Nessuno, famiglia, scuola o istituzioni comprese, riesce a salvarlo. Il film però prende una piega pericolosa, perché sembra quasi indulgere o parteggiare per la sua reazione violenta. Il Male così sembra una scelta obbligata e inevitabile per stare al mondo”. Dal punto di vista pastorale il film è da valutare come complesso e problematico, da gestire con cautela alla presenza di adolescenti.

“Ema”

Pablo Larraín, nato a Santiago del Cile nel 1976, è uno degli autori dell’America Latina più in crescita, molto amato nei festival internazionali. I suoi film si sono imposti per uno stile innovativo e provocatorio, confrontandosi con tematiche sociali forti e spesso controverse: “Tony Manero” (2008), “No. I giorni dell’arcobaleno” (2012), “El Club” (2015) e “Jackie” (2016). Ora è in concorso a Venezia 76 con una storia “piccola”, ma di stratificata complessità: Ema è una giovane ballerina sposata a un coreografo quarantenne e madre affidataria di un bambino preadolescente, Polo. Dinanzi all’irrequietezza del bambino, Ema lo lascia prendere da un’altra famiglia. Immediatamente in lei deflagrano rimpianto e tormento, al punto da mettere in scena, come una pulsante coreografia di ballo reggaeton, un piano per ritrovare il proprio figlio. “Larraín conferma con questo film di aver acquisito una grande personalità nella messa in scena” – indica Giraldi – “mentre più deficitaria risulta la scrittura del testo, che indulge in alcune cadute di tono e in situazioni di grande superficialità, problematicità. La giovane protagonista cerca la maternità con ogni modo possibile, senza esitare nel compiere azioni spregiudicate. Nell’opera c’è una sessualità eccessiva e insistita, quasi a voler solleticare il voyeurismo dello spettatore al di là delle problemi rappresentati”. “L’opera di Larraín” – rimarca Perugini – “è seducente come una danza, capace di inebriare lo spettatore dal punto di vista visivo (dirige la macchina da presa in maniera notevole) con una scelta della componente musicale appropriata e incisiva. Il problema è che compone un ritratto della società odierna, della famiglia, così fragile, incostante e dispersa. Tutto segue un’istintività fluida, senza rispetto per persone o legami relazionali, affettivi. Per questo l’esito narrativo è rischioso e disturbante”. Dal punto di vista pastorale il film è complesso e problematico, adatto a un pubblico adulto.