• on giugno 19, 2020

Valorizzare tutte le risorse della società italiana, nessuna esclusa

“Ci troviamo in una fase in cui l’Italia è chiamata a un impegno corale di ripresa, dopo la drammatica emergenza della pandemia – tuttora presente – e le sue conseguenze, di salute, economiche e sociali. All’intera società è richiesto il rispetto di un’etica civile che chiama tutti alla responsabilità: ogni cittadino, ogni istituzione, ogni settore sociale. A tutti e a ciascuno è richiesto il coraggio di abbandonare atteggiamenti fondati su prospettive limitate, di corto respiro, che, distorcendo la vita delle istituzioni, rischiano di delegittimarle. È un dovere istituzionale che grava su ciascuno. E che non può essere eluso”. Il Capo dello Stato ha colto l’occasione del ricordo di alcuni grandi magistrati che hanno dato testimonianza con la vita al loro alto servizio, per un richiamo severo a tutto l’ordine giudiziario sconvolto dallo scandalo degli abusi correntizi nelle nomine. Ma come sempre le sue parole hanno assunto una portata che va oltre la singola, pur rilevantissima questione. Infatti anche il recupero di credibilità chiesto ai magistrati – la cui stragrande maggioranza, è bene sottolinearlo, compie il proprio dovere in “fedeltà alla Costituzione” – è parte di quell’”impegno corale di ripresa” a cui tutti devono dare il loro apporto: “ogni cittadino, ogni istituzione ogni settore sociale”.

Nelle stessa giornata, il Presidente della Repubblica ha ricevuto una qualificata rappresentanza del governo, guidata dal premier Conte, come avviene sempre alla vigilia delle riunioni del Consiglio europeo. In questa circostanza, a quanto è filtrato dal Quirinale, Mattarella ha registrato con soddisfazione la bontà delle posizioni espresse dall’Italia fin dall’inizio del negoziato sulle misure anti-pandemia, posizioni che, pur tra mille difficoltà e resistenze, sono diventate patrimonio comune; ma ha anche ribadito la necessità di dare risposte concrete e in tempi rapidi all’impiego dei fondi in arrivo dalla Ue.

Il rapporto sempre più vitale con l’Europa, del resto, continua a essere la cartina di tornasole che porta in evidenza le posizioni e gli schieramenti politici. Quanto è accaduto in Parlamento lo scorso 17 giugno, quando Conte ha svolto un’informativa in vista del Consiglio europeo, ha fornito una rappresentazione plastica della situazione. Alla Camera, infatti, il centro-destra si è diviso: l’europeista Forza Italia è stata presente in Aula, anche se con interventi critici verso il governo, mentre Lega e Fratelli d’Italia, i partiti dichiaratamente anti-europeisti, hanno praticamente disertato la seduta. Altro che coesione nazionale. Qualche osservatore ha piuttosto evocato la “coalizione Ursula”, riferendosi alle forze che nel Parlamento europeo hanno votato a favore della nomina di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione Ue: nelle cronache politiche italiane questa formula allude a un’ipotetica, futura maggioranza Pd, M5S e FI.

Ma anche sul versante della maggioranza, quella attuale, l’appuntamento del 17 giugno è stato rivelatore: l’intervento di Conte era stato infatti derubricato da “comunicazione” a “informativa” perché nel primo caso sarebbe stato previsto un voto sulle mozioni presentate dai diversi gruppi. E la maggioranza si sarebbe potuta trovare in difficoltà perché al suo interno non c’è ancora un accordo sul Mes, uno degli elementi della manovra europea anti-Covid, al cui impiego il M5S è sempre stato contrario a priori (anche se adesso l’opposizione sembra meno granitica).

In chiave europea può essere letta anche la forte presa di posizione della Confindustria, critica verso il governo, che ha avuto un ampio risalto nel corso degli Stati Generali convocati a Villa Pamphlij. L’attivismo della rappresentanza degli industriali con il presidente Bonomi va collegato, da un lato, all’interesse cruciale per la grande partita degli investimenti che si stanno prefigurando in Italia anche sulla scorta degli aiuti della Ue e, dall’altro, al fatto che in questo frangente decisivo gli imprenditori si sentono privi di interlocutori a livello politico. Le imprese, soprattutto quelle del Nord, sanno bene che l’Europa è essenziale per l’economia italiana e quindi non possono ritrovarsi nelle posizioni isolazioniste di gran parte del centro-destra. Ma guardano con diffidenza anche al governo, nella cui maggioranza emergono talvolta delle pulsioni anti-imprese (radicate soprattutto all’interno del M5S) che sono frutto di pregiudizi ideologici e non di una genuina visione del bene comune. Un conto è ricondurre tutti gli interessi economici particolari all’interesse generale, operazione doverosa tanto più in questo momento in cui tante persone vivono in situazioni di grave disagio, un conto è immaginare che la ripresa possa avvenire senza o addirittura contro le imprese. Quanto sia negativo e antistorico questo tipo di pregiudizi ideologici lo dimostrano, su tutt’altro versante, anche certe incomprensibili chiusure nei confronti delle scuole paritarie. Per far rinascere il Paese, bisogna continuare a ripeterlo fino alla noia, è necessario valorizzare tutte le risorse della società italiana, nessuna esclusa e ciascuna con il proprio contributo originale. E’ quell’impegno corale a cui non perde occasione di richiamarci il Presidente della Repubblica.