• on Marzo 22, 2022

Undici giovani per una staffetta umanitaria da Rimini ai confini dell’Ucraina

Fin dalle prime fasi del conflitto in Ucraina è stata grande la risposta di solidarietà proveniente dal territorio romagnolo, soprattutto per quanto riguarda l’accoglienza dei profughi. Da Rimini, però, c’è anche chi ha deciso di fare un passo ulteriore, andando a prendere chi fugge dalla guerra direttamente dove il conflitto è in atto. È la storia che vede come protagonisti undici giovani riminesi (dai 21 ai 28 anni) che hanno organizzato, in completa autonomia, una staffetta umanitaria tra Ucraina e Italia. Grazie a un’attività di raccolta fondi (consultabile su www.eppela.com/projects/7742) è stato possibile organizzare un viaggio fino al campo profughi di Medyka (città polacca al confine ucraino, nella quale si trova gran parte dei profughi in attesa di trasporto) con tre pulmini con i quali portare in Italia quante più persone possibili. Un viaggio lungo 3.000 chilometri, completato con successo proprio pochi giorni fa.Andrea Gaspari, uno dei giovani della ‘spedizione,’ racconta questa grande esperienza. “L’idea della staffetta umanitaria è nata grazie al contatto che abbiamo con due ragazzi, Thomas Leardini e Francesco Sacchi, che si trovano a Medyka per organizzare, assieme alla Protezione civile polacca, questo tipo di attività. Sono stati loro a chiederci se fossimo disponibili a dare una mano e così abbiamo deciso di rispondere ‘presente’”.

Con chi vi siete coordinati per la gestione dei profughi? E dove li avete accompagnati? “Il supporto è stato quello della Protezione civile polacca, che ha svolto la selezione dei profughi da accompagnare controllando tutti i documenti necessari. Requisito fondamentale era la conoscenza certificata di amici o familiari in Italia che potessero accoglierli: siamo riusciti a portare 14 persone, accompagnate a Mestre, Verona, Reggio Emilia, Modena e Bologna”.La raccolta fondi ha avuto talmente tanto successo da raggiungere cifre ben superiori al traguardo che il gruppo si era posto.

“L’intenzione – sottolinea Andrea – è quella di inviare i fondi non utilizzati per il viaggio ai nostri contatti a Medyka che sono ancora impegnati, assieme alla Protezione civile, nell’organizzazione dei trasporti dei profughi verso l’Europa. Si tratta di attività ben più strutturate della nostra, con pullman in grado di portare fino a 90 profughi ciascuno. Siamo felici di poter dare il nostro contributo”.

(*) originariamente pubblicato su “Il Ponte