• on maggio 13, 2021

Una famiglia in Cristo. Dai beati Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi alla figlia Enrichetta, “il mestolino di Dio”

L’inaugurazione dell’Epigrafe posta nella cappella di Santa Caterina d’Alessandria, nella basilica papale di Santa Maria Maggiore a Roma, a ricordo del giorno in cui i Beati Coniugi Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi – prima coppia cristiana nella storia della Chiesa ad essere elevata agli onori degli altari da S. Giovanni Paolo II il 2 ottobre 2001 -, consacrarono a Cristo il loro amore, con la celebrazione del Sacramento del Matrimonio, il 25 novembre 1905, dopo nove mesi di fidanzamento, rappresenta un segno tangibile della memoria storica e spirituale di una famiglia cristiana ricca di umanità, di fede e di carità.
La vicenda personale e famigliare di Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi, coniugi e genitori cristiani, si caratterizza per l’esemplarità attraverso cui seppero condividere ed esprimere l’amore di Cristo traducendolo in sensibilità, accoglienza, impegno, generosità e fedeltà senza limiti per servire e promuovere – innanzitutto nei figli – il dono della vita. Luigi e Maria vissero il loro matrimonio come un cammino verso Dio. Tra le gioie e le preoccupazioni di una famiglia normale, realizzarono un’esistenza straordinariamente ricca di spiritualità. Da qui la famiglia diventa culla della vita, luogo in cui i figli possano crescere e imparare l’alfabeto della vita. Avvocato generale dello Stato, Luigi Beltrame nacque a Catania il 12 gennaio 1880 e morì a Roma il 9 novembre 1951. Maria Luisa Corsini era fiorentina di origine, figlia unica, nata il 24 giugno 1884. Scrittrice, autrice di diversi libri di carattere educativo, tracciò il programma di santità di tutta la famiglia nell’espressione “Fiat – Adveniat – Magnificat”. Morì a Serravalle di Bibbiena (Arezzo) il 26 agosto 1965 dopo la recita dell’Angelus a mezzogiorno, tra le braccia dell’amata figlia Enrichetta. Dopo il loro matrimonio si stabilirono a Roma. Con loro, nella stessa casa, anche i genitori e i nonni di Maria.
Tra il 1906 ed il 1914 nacquero quattro figli: Filippo, Stefania, Cesare e per ultima Enrichetta, nata il 6 aprile del 1914 dopo una gestazione difficile. Il ginecologo infatti, al quarto mese di gravidanza, consigliò ai genitori di abortire, ma entrambi risposero con un categorico “No!”. Enrichetta sarà fino all’ultimo il sostegno, il conforto, la tenerezza dei genitori. Sarà lei a colmare con la sua dedizione e il suo amore il vuoto lasciato dai due fratelli e dalla sorella maggiore, tutti usciti dalla propria casa tra il 1924 e il 1927 per consacrarsi al Signore nelle loro rispettive vocazioni. Filippo (Don Tarcisio) sarà sacerdote diocesano; Stefania (Suor Maria Cecilia) si consacrerà monaca benedettina e Cesare (P. Paolino) sceglierà di aderire alla spiritualità dei monaci trappisti. La stessa Enrichetta si consacrerà al Signore come secolare ed affiancherà i genitori nel loro molteplice apostolato. Le giornate della famiglia Beltrame Quattrocchi erano scandite dalla preghiera, dalla partecipazione alla Messa alla recita serale del Rosario cui univano l’adorazione notturna. Durante la Prima Guerra Mondiale, i coniugi furono impegnati ad assistere i soldati feriti e le famiglie in difficoltà così come durante la Seconda Guerra Mondiale con Luigi e Maria ancora una volta in prima linea nelle opere di carità specie a favore di militari, perseguitati politici ed ebrei. Di loro, i figli ebbero a dire: “La loro vita di coppia fu una vera e propria gara di rispetto, di dedizione, di reciproca e amorevole dipendenza, e ubbidienza reciproca in una comune ricerca del ‘meglio’ per l’altro, a un livello eminentemente spirituale, in un’armonia delle anime in cui il concetto stesso di obbedienza era superato da un’esigenza trascendente di carità… fin nell’esercizio amorevole della correzione fraterna e di una consultazione sincera e umile del pensiero dell’altro”. Vite dedicate a Dio, come quella della Serva di Dio Enrichetta, di cui è in corso il processo di Beatificazione e Canonizzazione. Amava definirsi il “mestolino” di Dio, paragonandosi cioè ad un umilissimo strumento domestico grazie al quale però, le è stato possibile “distribuire ai poveri e agli affamati quanto essa stessa prelevava dall’abbondante mensa divina, facendo rifulgere tra i giovani l’ideale della santità” (A. M. Cànopi). Tutti accoglieva, ascoltava, consigliava, accompagnava, stimolava, incoraggiava e sosteneva. Le sue operose giornate si alternavano tra casa e scuola, ambiente domestico e quello sociale, soprattutto a favore dei poveri e sofferenti.
Era ben nota a tutti la sua soprannaturale attenzione alle cose; la pronta memoria; la lucida e penetrante capacità intuitiva e di ragionamento; l’equilibrio tra pensiero, affetto, decisione e rispetto dei valori; la tenace forza d’animo; l’appropriato discernimento, sostenuto dalla sua ricca esperienza; l’adattabilità a persone e situazioni nuove. Come non sottolineare ancora la sua intensa e fruttuosa attività nell’annunciare il Vangelo della famiglia vissuto e trasmesso, come l’eredità più preziosa ricevuta in dote dai suoi Beati Genitori Luigi e Maria, avvalendosi da “giovane” novantenne anche dei mezzi più moderni di comunicazione (internet, telefonino, etc.). Si adoperò con entusiasmo a tutti i richiami di bene provenienti dalla società civile trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio, così da vivere la carità come amore per Dio servito per primo. Le sue sofferenze, fisiche e spirituali, furono continue e vissute in unione al Cristo, da cui si lasciò educare con fede grande e amore intenso. Infine la sua dipartita da questo mondo fu serena, l’ultima offerta silenziosa e intensa allo Sposo divino tanto atteso. Gesù Cristo è stato veramente il suo “tutto”! Nella sua ferialità nutrita di Eucarestia e lettura spirituale entrava il Soprannaturale ponendo così sapientemente tutta la sua vita nelle mani di Dio perché ne facesse un’opera secondo i suoi “disegni”: da esperta storica dell’arte. L’intera esistenza della Serva di Dio Enrichetta è stata un tessuto di grazia, il cui stile di fede e di vita ella attingeva dal suo grande amore per la Vergine Maria (come provano i frequenti pellegrinaggi a Lourdes, Loreto, Pompei e Siracusa): un amore vissuto attraverso la pratica devota e costante del Santo Rosario, come testimoniano le ultime parole che sussurrò al Signore prima di lasciare questo mondo, sabato 16 giugno 2012, nella ricorrenza liturgica della memoria del Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria: “Gesù vienimi a prendere, sento la tua luce, voglio portarti quello che ho fatto”. Si è ricongiunta alla sua santa Famiglia il 17 giugno 2012, all’età di 98 anni. Il segreto di questa donna così autentica, sta proprio nella preghiera.

Per Enrichetta, infatti, la vita cristiana era relazione personale con Gesù.

Una relazione da cui attingeva linfa alimentando quella capacità soprannaturale, eroica, di sopportare con fede i mali della vita, di perdonare di cuore e di guardare negli occhi gli “scartati” e gli emarginati mostrando loro vicinanza e prossimità. “La sua missione ancora non è compiuta, anzi, si può dire che comincia veramente soltanto adesso. Da lei, infatti, riceviamo tutti incoraggiamento e sostegno. Da lei la famiglia si sente incoraggiata ad amare e a promuovere la vita; in lei i giovani trovano uno stimolo per coltivare alti ideali; in lei i consacrati possono ritrovare ogni giorno la gioia di offrirsi al Signore; in lei anche i non credenti si sentono spinti a domandarsi chi sia quel ‘Gesù’ che ha infiammato il cuore di una donna tanto da farne una sua autentica testimone per i vicini e i lontani, in vita e in morte” (A.M. Cànopi).

*OFMCap, Postulatore delle Cause dei Santi