• on marzo 23, 2022

Ucraina. Sescu (Banco alimentare Romania): “Colpiti da tanta solidarietà. Emergenza lunga bisogna farci trovare pronti”

“All’inizio della guerra sono arrivate qui alla frontiera famiglie che avevano delle possibilità economiche. Sono state le prime a fuggire con auto, furgoni, portandosi dietro il necessario. Proseguivano poi verso l’Europa anche in aereo, in treno, in autobus, nella speranza di poter rientrare quanto prima. Dopo tre settimane e più di combattimenti adesso vediamo arrivare tanta gente, donne, anziani, con bambini e ragazzi minori, con passeggini. In mano non hanno nulla e i loro averi stanno tutti in una busta o in una borsa. Ci dicono che sono fuggiti con gli abiti che hanno ancora addosso. Nei ricoveri attrezzati dalle Ong e dalle agenzie umanitarie attendono qualche parente che viene a recuperarli”. A raccontare al Sir il dramma dei profughi di guerra ucraini è Gabriel Sescu, presidente del Banco Alimentare della Romania, organismo nato pochi anni fa ma già ben organizzato, che sin dalle primissime ore sta portando aiuto alla popolazione ucraina in fuga. “Subito dopo l’invasione russa – ricorda il presidente – sono cominciati ad arrivare i profughi e i primi a soccorrerli sono stati i volontari di tutte le Chiese, cattolici, ortodossi, protestanti, che hanno organizzato dei punti di soccorso in diverse zone di confine con l’Ucraina. Nelle tende i profughi venivano – e vengono ancora assistiti – con bevande e pasti caldi, con dei kit sanitari e igienici, degli abiti pesanti”.

“Come Banco alimentare stiamo fornendo tutto il necessario per fronteggiare questa emergenza umanitaria che purtroppo crediamo durerà molto a lungo. Dobbiamo per questo farci trovare pronti, non abbassare la guardia”.





L’organizzazione presieduta da Sescu fino ad oggi ha raccolto oltre 112 tonnellate di cibo, più della metà è stata spedita al Banco alimentare Ucraina e ad altri partner attivi sul territorio. “Stiamo fornendo aiuto alimentare a ben 72 tra ong e associazioni, nostre partner che provvedono alla distribuzione capillare del cibo. Finora – spiega Sescu – abbiamo dato sostegno e ospitalità a circa 5000 ucraini. Tuttavia, con il passar del tempo, aumentano i bisogni e per questo il Banco alimentare rumeno sta portando avanti una campagna di raccolta cibo e aiuti attraverso i principali centri commerciali del Paese (110 centri Lidl, 50 negozi Kaufland, 40 negozi Auchan e 12 negozi Selgros) e altre aziende (Caroli Foods, Danone). Tutto il raccolto viene spedito con camion e Tir in Ucraina. Un’onda di solidarietà sostenuta anche dai membri della Federazione europea del Banco Alimentare (Feba) che stanno implementando l’invio di aiuti di emergenza agli ucraini.

Rifugiati ucraini in Romania (Foto G. Sescu)

Una sfida enorme. Lo scorso 7 marzo la Conferenza dei Presidenti della Feba si è riunita per raccogliere aggiornamenti dai membri più colpiti dalla crisi in Ucraina e per condividere informazioni sulla campagna #AllTogether4Ukraine e sulle azioni intraprese. “Abbiamo bisogno di aiuti – ha dichiarato Jacques Vandenschrik, presidente della Feba -. Abbiamo bisogno di cibo non deperibile, cibo per bambini, cibo pronto da mangiare e acqua. Abbiamo anche bisogno di fondi per consegnare il cibo e rafforzare la nostra logistica”. Fino a pochi giorni fa la Feba aveva raccolto circa 2 milioni di euro. La Kiev City Charity Foundation “Food Bank” in Ucraina è ancora in funzione a Kiev e aiuta l’ospedale che è senza cibo. A Kiev, fanno sapere dalla Feba, le ultime scorte di cibo si stanno esaurendo. Il Banco Alimentare ha anche creato due centri temporanei di ridistribuzione a Chernivsti e Leopoli, dove Toidupank, membro Feba in Estonia, ha consegnato 33 pallet di cibo. “Siamo colpiti da tanta solidarietà. Tutti si stanno adoperando. Il Banco alimentare della Grecia – dichiara Sescu – ha inviato 2 camion di prodotti alimentari e per l’igiene. Altre donazioni sono attese da Francia, Spagna, Italia e Regno Unito da dove sono in arrivo 4 camion con aiuti donati da Kellogg Company”.

Rifugiati ucraini in Romania (Foto G. Sescu)

“Abbiamo davanti una sfida enorme, non solo dentro l’Ucraina ma anche fuori – ammette Sescu -. I profughi crescono di numero ogni giorno di più e con loro anche i bisogni non solo materiali. Restiamo in prima linea per portare sollievo a questa gente ed è bello vedere quante famiglie rumene che abitano vicino il confine stanno aprendo le loro case agli ucraini. Sono tutte donne con bambini a volte molto piccoli, mamme sole che non sanno come fare per dare un tetto e del cibo ai loro figli. Ci sono tanti anziani. Gli uomini sono rimasti tutti in patria a combattere”.