• on Maggio 20, 2022

Ucraina: l’altra “ferita” della guerra, commessi più di 200 “ecocidi”. A rischio il futuro di questa terra

Non solo crimini di guerra e crimini contro l’umanità. In Ucraina si stanno compiendo anche “crimini contro l’ambiente” e sono gravissimi perché come avvertono gli ambientalisti, “le ferite inflitte dall’esercito russo alle foreste, alle steppe e ai bacini idrici dell’Ucraina rimarranno per decenni e l’eredità della guerra sarà minacciata anche dopo che le armi tacceranno”. È l’ufficio per l’ecologia della Chiesa greco-cattolica ucraina, a lanciare l’allarme e a pubblicare sul suo sito un Report dettagliato sui “danni” ambientali provocati durante la guerra, stilati grazie al lavoro di una ong l’Ekodia. La “devastazione” è totale tante che Ekodia ha già registrato più di 200 “ecocidi”. Il maggior numero di questi crimini si è verificato a Kiev, Slobozhanshchyna, Donetsk e nell’Ucraina meridionale. Tuttavia, quasi tutte le regioni dell’Ucraina subiscono le azioni dell’esercito russo e il quadro completo sarà disponibile solo dopo la guerra. Dall’inizio della guerra, le truppe russe hanno bombardato depositi di petrolio e grandi impianti industriali in tutta l’Ucraina. I metalli pesanti dei proiettili e in genere delle armi utilizzate, sono entrati nel suolo e nelle falde acquifere. A questo vanno poi aggiunti gli incendi nelle foreste e nelle steppe che hanno distrutto l’ambiente naturale di specie rare. Secondo l’Onu, l’Ucraina è uno dei paesi più minati al mondo. Più di 80.000 chilometri quadrati dell’Ucraina devono essere ripuliti da mine e resti di esplosivi. La guerra, insomma, distrugge spietatamente tutta la natura: aria, acqua, terra, piante e animali. E l’Ucraina – a detta del ministro della Protezione ambientale Ruslan Strelets – potrebbe diventare il primo paese al mondo a ricevere risarcimenti per crimini contro l’ambiente per un danno che ammonta già a centinaia di miliardi di grivne.

Emissioni di rifiuti tossici dalle imprese industriali. L’ultimo allarme, in senso cronologico, parte dal Mar d’Azov e a lanciarlo è l’amministrazione cittadina di Mariupol su Telegram. “C’è una minaccia di completa estinzione del Mar d’Azov”, si legge nel post. “Il bombardamento dell’Azovstal potrebbe danneggiare una struttura tecnica che trattiene decine di migliaia di tonnellate di soluzione concentrata di idrogeno solforato. La perdita di questo fluido ucciderà completamente la flora e la fauna del Mar d’Azov. Quindi queste sostanze pericolose possono entrare nel Mar Nero e nel Mar Mediterraneo. Secondo il sindaco di Mariupol Vadym Boychenko, è necessario l’ingresso immediato alla struttura di esperti internazionali e delle Nazioni Unite per “studiare la situazione e prevenire una catastrofe ambientale di livello mondiale”. L’Ekodia conferma: oltre al rischio radioattivo, i bombardamenti e l’occupazione aumentano il rischio di emissioni di rifiuti tossici dalle imprese industriali ucraine. La maggior parte di loro si trova nella parte orientale del paese, dove sono in corso le ostilità attive.

Incendi. Il fuoco mette a rischio ampie aree dell’Ucraina meridionale e orientale e questa minaccia sta crescendo con l’avvicinarsi dell’estate. Gli incendi boschivi si stanno verificando a causa dei combattimenti all’interno e intorno alle foreste e a causa della guerra in corso, non c’è praticamente nessuno che può intervenire per spegnere le fiamme. Pericolosi sono poi gli incendi che emanano dai depositi di petrolio. Le truppe russe – si legge nel report – hanno colpito dozzine di volte depositi di petrolio e distributori di benzina e gli incendi hanno emesso colonne di fumo nero tossico per giorni. Il bombardamento ad impianti chimici, come quello di Rubizhne nella regione di Luhansk o quello di Sumy, ha portato a perdite di azoto e ammoniaca. Per non parlare delle sostanze chimiche rilasciate durante l’esplosione di bombe e missili. I loro frammenti, cadendo nel terreno, lo avvelenano così come le acque sotterranee.

Rottami metallici. Migliaia di carri armati e veicoli blindati russi stanno inquinando il territorio. “Quando la guerra sarà finita, lo smaltimento di questa quantità di rottami metallici sarà un’altra sfida. Il riciclaggio dei rottami militari è un processo complesso che richiede tempo”, spiega Yevhenia Zasyadko di Ecodia.

Emergenza acqua. Anche prima della guerra, l’Ucraina soffriva di acqua insufficiente e di scarsa qualità. Il Paese si è classificato al 125° posto (su 180 paesi) in termini di fornitura di acqua potabile. In particolare, le regioni orientali e meridionali, che si affacciano sul Mar d’Azov, hanno subito una carenza. La situazione purtroppo è destinata a peggiorare. Il bombardamento agli impianti di trattamento, come quello di Vasylkiv, la distruzione della rete idrica e di altre infrastrutture idriche, l’impossibilità di ripararle rapidamente, influenzeranno la qualità e la quantità dell’acqua.

Minaccia sulla fauna. L’allarme è del Wwf Ucraina. La guerra sta alterando gli habitat naturali e i corridoi migratori di numerose specie animali, anche rare. Siamo tra l’altro nel periodo più delicato dell’anno e “il rumore” della guerra e la devastazione degli ambienti così come lo stress possono interrompere i cicli vitali di vita di uccelli e mammiferi. L’Ucraina si trova al crocevia di importanti rotte migratorie degli uccelli nelle regioni del Paleartico occidentale e dell’afro-eurasiatica, da cui dipendono più di 400 specie di uccelli. 30.000 coppie di cicogne bianche e circa 500 coppie di rare cicogne nere stanno attualmente arrivando in Ucraina per la nidificazione e sono in pericolo. La guerra ha gravemente interferito anche con l’ecosistema del Mar Nero tanto che di recente sono stati trovati delfini morti sulle rive del Parco naturale nazionale degli estuari di Tuzla nella regione di Odessa.