• on gennaio 6, 2021

Terremoto in Croazia: la “cura dell’ascolto” per i terremotati di Petrinja e Sisak

Cibo, kit igienici e “ascolto, tanto ascolto”: mai come ora “la popolazione colpita dal sisma ha bisogno di parlare, sfogarsi, essere ascoltata. Parlando, anche così reagisce allo shock”. A 9 giorni dal forte terremoto che ha colpito la Croazia la macchina dei soccorsi non si ferma. Nonostante le scosse siano continue e rendano le operazioni di aiuto difficoltose, Esercito, Protezione civile, Vigili del Fuoco, Polizia e Forze locali stanno raggiungendo anche i villaggi  più lontani, dove non ci sono strade. L’area interessata dal sisma è di oltre 2000 km. quadrati. Con loro ci sono i giovani volontari della Caritas di Sisak – diocesi nel cui territorio si trova l’epicentro del sisma, Petrinja e Glina – e altri venuti dalle Caritas vicine.

Terremoto Croazia, il premier Andrej Plenković al centro Caritas di Sisak

Ieri nella zona del cratere sismico è giunto il primo ministro croato, Andrej Plenković, per un sopralluogo. A Sisak, dove è stato accolto dal vescovo, mons. Vlado Košić, ha fatto visita al centro di distribuzione della Caritas. Qui il premier ha voluto ringraziare le centinaia di volontari che subito dopo il sisma si stanno alternando giorno e notte per smistare e consegnare gli aiuti guidati dalla direttrice della Caritas locale, Kristina Radić, e dai responsabili del centro, suor Smilja Čirko e padre Janko Lulić.

“Lavoriamo in team – spiega al Sir Suzana Borko, vice direttrice di Caritas Croazia e responsabile per le emergenze – molti dei nostri volontari conoscono le zone terremotate e sanno indicare i percorsi migliori per raggiungere la popolazione dei villaggi”.

“Le squadre portano cibo, vestiti, medicinali, utensili domestici e mentre avviene la consegna i nostri giovani riescono a parlare con la gente del posto. Hanno bisogno di parlare, di sfogarsi, di condividere il loro stato d’animo, le loro paure, in una parola, hanno bisogno di essere ascoltate. Ed è quello che facciamo”.

Nell’enorme centro di distribuzione della Caritas di Sisak stanno affluendo in questi giorni diverse soluzioni abitative provvisorie, come container, prefabbricati, roulottes, e poi termosifoni, carburanti, gruppi elettrogeni, tende e vari materiali da costruzione. I volontari, oltre 1000, lavorano 24 ore su 24 per distribuire questi aiuti trasportati da 100 camion. A scaricarli sono arrivati anche gruppi di ultras delle squadre di calcio della capitale Zagabria.






“Sono donazioni – dice Borko – che giungono da privati e donor di tutta la Croazia e anche dall’estero. Ma si tratta di una goccia nell’oceano dei bisogni della popolazione terremotata che si stima adesso in circa 20mila persone. A questo dato va aggiunto quello che vede, ad oggi, 18mila persone chiedere alle autorità competenti il sopralluogo di tecnici e ingegneri per verificare l’agibilità della propria abitazione. Sarà importante nelle prossime settimane coordinare gli aiuti per evitare sovrapposizioni e rispondere in maniera puntuale ai bisogni della popolazione colpita che adesso è accolta in caserme, tende, palestre, saloni comunali e, i più fortunati, ospitati da parenti e amici. Ma c’è ancora chi dorme in macchina”.

La cura e il conforto. Quello del coordinamento degli aiuti è un concetto ribadito anche da padre Krunoslav Novak, Segretario generale della Conferenza episcopale croata. “Perché tutta questa solidarietà non venga dispersa ma raggiunga e dia conforto a tutti coloro che ne hanno bisogno – dichiara al Sir – occorre un piano di coordinamento da attivare in sinergia con le Autorità preposte. Braccia e mani offerte in solidarietà al prossimo non possono essere sprecate”.




Al fianco della vicinanza concreta padre Novak sottolinea anche l’importanza di quella spirituale. Dopo la scossa del 29 dicembre “sono fiorite – racconta – tante iniziative di preghiera, recite del Rosario, giornate di digiuno, messe e orazioni per le vittime del sisma, per le loro famiglie, per tutti i terremotati perché è anche così che ci si prende cura delle persone”.

Come ha chiesto Papa Francesco nella messa del 1 gennaio scorso: “Il cuore va educato alla cura, ad avere care le persone e le cose”, bisogna prendersi “cura degli altri, del mondo, del creato”. Le zone terremotate, ricorda il Segretario generale della Conferenza episcopale croata,

“sono terre che si stavano rialzando dopo la guerra balcanica. Ma adesso sarà ancora più dura perché – a differenza degli anni di guerra – il sisma in pochissimi secondi ha fatto enormi macerie. La ricostruzione materiale e spirituale ripartirà da zero. Ma sono certo che la forza di rialzarsi verrà anche dalla solidarietà e dalla enorme fede del popolo croato”.