• on agosto 24, 2020

Terremoto Centro Italia, 4 anni fa. Camerino, nella “Zona Rossa” dove non ci si arrende al silenzio

Non ci sono macerie anche se tutto è rimasto fermo a quattro anni fa. A raccontare il sisma del 24 agosto 2016 che ha devastato il Centro Italia sono le crepe aperte nei palazzi storici e nelle case, le porte spalancate nella fuga che lasciano intravedere le stanze interne ancora piene di ricordi, le finestre divelte,  pezzi di calcinaccio in terra. Sul portone di una casa qualcuno ha messo un fiocco blu, nuovo di zecca, per festeggiare una nascita che ha il sapore della speranza, il vagito di chi è nato qui e qui vuole restare. Automobili schiacciate dai crolli oggi assomigliano a dei vasi pieni di erbacce. Chiese ingabbiate per evitare ulteriori crolli. E poi l’Università, con i suoi 700 anni di storia e oltre 7000 studenti, vero e proprio cuore pulsante di Camerino, e tanti altri luoghi di formazione, di ritrovo, attività ed esercizi commerciali, tutti chiusi. Camerino oggi, 4 anni dopo quel 24 agosto – ma non dimentichiamo le scosse di ottobre dello stesso anno – è forse il centro con la più grande zona rossa dell’intero cratere sismico.




I numeri del  sisma. Il suo centro storico è praticamente inaccessibile. I numeri parlano di oltre 2400 strutture inagibili (più del 50% del totale); nel centro storico, su più di 400 edifici, solo 10 sono quelli agibili e circa 20 con danni lievi. Dei suoi circa 7000 abitanti, 3300 sono sfollati, alloggiati in parte nelle Sae, le soluzioni abitative d’emergenza che qui hanno ribattezzato “soluzioni abitative eterne”, e in parte in autonoma sistemazione con il contributo pubblico. I danni alle opere pubbliche ammonterebbero a 125 milioni di euro. Ad oggi sono stati finanziati interventi per 63 milioni di euro ma quelli effettivamente erogati arrivano a un milione soltanto. Al terremoto si è aggiunta, a marzo di questo anno, la pandemia di Covid-19 che ha costretto i commercianti del Centro Storico – nel frattempo traslocati nel polo commerciale Sottocorte Village, realizzato dopo il sisma – a richiudere le serrande. Sisma e pandemia, emergenza ricostruzione ed emergenza sanitaria, rischiano di minare una ripartenza che tutti i camerti attendono. Dopo due terremoti, 1997 e 2016, e una pandemia, la strada della ricostruzione è lunga e tortuosa ma da queste parti nessuno vuole arrendersi.

foto SIR/Marco Calvarese

#Ilfuturononcrolla. La forza della gente del posto la racconta il sindaco, Sandro Sborgia, mentre ci incamminiamo nella Zona Rossa. Davanti la chiesa di Santa Maria in Via, la più amata dai camerti ma anche la più danneggiata, stazionano i militari dell’Esercito con il compito di controllare chi entra e chi esce, di vigilare giorno e notte per prevenire atti di sciacallaggio.

“Purtroppo non mancano – affermano i soldati – il Centro storico è tutto disabitato. Qui la notte sentiamo solo il vento che soffia, latrati di cani e miagolii di gatti. Vogliamo bene a questa città – ripetono – e la sentiamo come casa nostra”.

Nelle strade del Centro sono al lavoro squadre di operai che eseguono la messa in sicurezza degli edifici. L’obiettivo non taciuto del sindaco “è riaprire le vie del centro per renderlo in qualche modo accessibile. Camerino deve tornare ad essere un luogo di cultura, di crescita, di sviluppo, di incontro e confronto. Spero che non appena saranno finiti i lavori di messa in sicurezza la popolazione possa tornare a calpestare queste stradine e riportare voci e suoni che da 4 anni non sentiamo più”.

“Non vogliamo arrenderci al silenzio provocato dal sisma”.




Lo sguardo del sindaco e dei suoi cittadini è proteso al futuro: storia, bellezza, architettura devono essere i pilastri della Camerino che verrà. A Piazza dell’Angelo, storico punto di ritrovo degli universitari, su un muro campeggia un poster con lo stemma dell’ateneo, Unicam, e un hastag “#ilfuturononcrolla” che racconta di una campagna fondi, lanciata dagli universitari dopo il terremoto.

La svolta di Legnini. Nonostante la ricostruzione annaspi nella burocrazia, la fiducia nel futuro non crolla. Il sindaco Sborgia non si nasconde: “Dopo 4 anni la ricostruzione vera e propria non è affatto partita”. Ma qualcosa forse sta cambiando. “Cominciamo adesso a vedere i primi effetti dei provvedimenti legislativi emanati che vanno nella direzione di accelerazione della ricostruzione dei centri distrutti dal sisma del 2016. Di questo va dato atto al Commissario straordinario alla ricostruzione post sisma, Giovanni Legnini, che ha reinterpretato le norme esistenti in maniera più elastica e così facendo ha dato nuovi motivi di speranza alle popolazioni terremotate che ora possono guardare alla ricostruzione delle case e del loro territorio con più fiducia. Ma – avverte il sindaco Sborgia – c’è la necessità di snellire maggiormente il processo di ricostruzione reso già difficoltoso dalla natura degli interventi da fare nei centri urbani e dall’estensione del cratere sismico”.

” È ora di chiudere la fase normativa e cominciare quella operativa. Queste terre devono tornare ad essere abitate e popolate. In gioco c’è la credibilità delle Istituzioni”.

Va proprio in questa direzione l’accelerazione impressa dal Commissario Legnini con tre nuove ordinanze e la pubblicazione, il 22 agosto, del Rapporto sullo stato di avanzamento della ricostruzione privata e pubblica nel Centro Italia. L’impegno del Commissario  “è quello di aprire almeno 5mila cantieri privati e pubblici per la prossima primavera, con un ritmo crescente nei mesi e negli anni successivi”.




Ricostruzione e ripartenza. “La ricostruzione di queste terre – precisa il Primo Cittadino – deve essere accompagnata anche da quella del tessuto economico e sociale. Questo si può fare sono dando una prospettiva agli abitanti rimasti, a coloro che se ne sono andati, e agli investitori che in queste zone possono trovare opportunità di sviluppo economico. Per favorire questo sviluppo servono norme, anche di natura fiscale, capaci di attrarre investimenti. La ricostruzione del Centro Italia – rimarca il sindaco – è il cantiere edile più grande d’Europa e potrebbe diventare anche il volano economico della ripresa e della ripartenza del nostro Paese”.

Ricostruzione e ripartenza post Covid-19 vanno pensate insieme e non separatamente”

sostiene Sborgia per il quale “le misure messe in campo devono rispondere alle due emergenze. Come Paese abbiamo capacità e mezzi per superare questa situazione, purché ci sia una chiara volontà politica. I cittadini chiedono alla politica prospettive di sviluppo e possibilità di futuro per le nuove generazioni. Senza una visione politica di insieme c’è solo improvvisazione che non porta da nessuna parte”.

“Fondamentale” per il sindaco, “è la collaborazione tra tutte le Istituzioni locali come Comune, Diocesi e Università. Lavorare insieme è un valore aggiunto alla ricostruzione per il bene della nostra gente. La sfida è far rivivere la città e il suo territorio. Lo dobbiamo alle nuove generazioni, ai tanti giovani che qui vengono a studiare e a formarsi”.

“Io ci torno”. Il piazzale antistante la cattedrale ingabbiata dai ponteggi intanto vede l’inatteso arrivo di un gruppo parrocchiale giovanile di Santa Giustina, piccolo comune in provincia di Belluno, accompagnati dal loro parroco. Sono in cammino verso Assisi. “Ci siamo fermati a Camerino per portare la nostra solidarietà” dicono i giovani. “Sappiamo la sofferenza di queste terre segnate dal sisma. Vogliamo dire ai loro abitanti che non sono soli”. Lo stesso pensiero di una studentessa di Giurisprudenza di Unicam, affidata ai social, subito dopo il sisma: “No Camerino. Io non ti abbandono. Io ci torno. Per darti il futuro che tu stavi dando a me. Ci rialziamo insieme”. Dopo 4 anni la speranza non muore.