• on luglio 29, 2021

Talitha Kum, al via campagna delle religiose anti-tratta. Almeno 17.000 persone liberate nel mondo

“Vengo da una famiglia messicana molto povera. Volevo lavorare per aiutare i miei genitori. Così, pur essendo ancora una ragazzina, accettai volentieri la proposta di mia cognata di occuparmi dei bambini di una sua conoscente in un’altra città. Quando arrivai, mi costrinsero a prostituirmi, minacciando di fare del male alla mia famiglia se mi fossi opposta. Non ero sola, c’era anche un’altra ragazza, anche lei minorenne. Fummo picchiate e stuprate. Ai miei genitori venne detto che ero morta”. La storia di Carmen è simile a quelle di tante altre di vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale e lavorativo. Carmen ha avuto la fortuna di riuscire a fuggire e incontrare, nel suo Paese, alcune suore della rete internazionale anti-tratta Talitha Kum: “Ora sono in un posto sicuro, in contatto costante con la mia famiglia e ho ripreso i miei studi, completando il ciclo di scuola secondaria con merito. Ho 17 anni e non è facile per me. Sono grata per la nuova possibilità che mi è stata data”. Sono circa 3.000 le religiose anti-tratta e gli amici della rete Talitha Kum che in questi giorni, in occasione della Giornata mondiale contro la tratta di persone che si celebra il 30 luglio, hanno lanciato la campagna #CareAgainstTrafficking. La campagna vuole dimostrare “che la cura può fare la differenza in ogni fase del percorso per combattere la tratta di persone: cura per chi è a rischio, cura per le vittime e cura per i sopravvissuti”. La campagna partirà dai social (Twitter, Instagram e Facebook) di Talitha Kum e chiede a tutti di aggiornare banner, profili e condividere pensieri usando l’hashtag #CareAgainstTrafficking.

In Pakistan, sfruttati in una fornace di mattoni. Tra le testimonianze raccolte dalle religiose anche quella di una poverissima famiglia pakistana con 5 figli, costretti a lavorare in una fornace di mattoni, sotto un sole cocente e davanti a fuochi ardenti, senza paga per anni, con violenze e abusi su donne e minori. “Il parroco e le suore di quella zona visitavano regolarmente la fornace – racconta il capofamiglia -. Non avevamo detto della nostra situazione a causa delle minacce del proprietario della fornace. Ma un giorno abbiamo preso il coraggio e abbiamo condiviso con loro tutta la nostra storia. Io e mia moglie siamo scoppiati a piangere: quel giorno non avevamo neppure da mangiare. Subito il prete ci ha dato del cibo. Ci ha accolto nelle stanze della parrocchia e offerto un lavoro: io cucinavo e pulivo la casa, mentre mia moglie lavorava in convento. I nostri figli potevano finalmente andare a scuola”.

Dalla Nigeria al Perù, le storie di Kate e Rosa. E poi la storia di Kate, in Nigeria, ingannata dalla zia con la promessa di un lavoro e poi costretta a prostituirsi in un bordello a Egbeda: “Un giorno, dopo essere stata picchiata, mi chiese di fare una commissione. Fu così cosi che riuscii a scappare e andare a casa di uno zio”. Il caso è stato segnalato a un’organizzazione per i diritti umani che ha informato la polizia: “Mia zia è stata arrestata per traffico di esseri umani”. Dall’altra parte del mondo, in Perù, Rosa, 19 anni, si è salvata appena in tempo. Voleva trovare un lavoro per pagare gli studi di gastronomia e diventare chef. Risponde ad un annuncio su internet ma quando va all’appuntamento viene costretta con la forza a salire in una macchina: “Hanno preso i miei documenti. Il loro piano era quello di portarmi fuori dal Paese alla fine della pandemia per sfruttarmi sessualmente. Ho approfittato della distrazione dell’uomo che mi sorvegliava e sono riuscita a contattare la mia famiglia. La polizia è intervenuta rapidamente e ha arrestato il proprietario del ristorante. Ora sto meglio e mi sto riprendendo grazie anche alle sorelle di Talitha Kum che mi accompagnano e mi aiutano a realizzare il mio sogno”.

Come Carmen, Kate, Rosa e la famiglia pakistana, almeno altre

17.000 donne, uomini e bambini sopravvissute alla tratta sono state aiutate e liberate dalle coraggiose suore di Talitha Kum durante il 2020,

in tutto il mondo. Hanno potuto dormire in case sicure, hanno avuto opportunità di istruzione e di lavoro, supporto per accedere alla giustizia e al risarcimento, e assistenza sanitaria e psicosociale. Nello stesso periodo, quasi 170.000 persone hanno beneficiato delle attività di prevenzione e sensibilizzazione. Fondata nel 2009 dalla Uisg (Unione internazionale delle superiore generali), Talitha Kum international coordina 50 reti in oltre 90 Paesi.

Appello ai cittadini e ai governi. “Chiediamo a tutte le persone di buona volontà di unirsi per affrontare le cause sistemiche della tratta di persone – afferma suor Gabriella Bottani, coordinatrice internazionale di Talitha Kum -. In particolare, chiediamo ai governi di impegnarsi per sostenere i sopravvissuti nel lungo termine, garantendo istruzione di qualità, opportunità e permessi di lavoro, accesso alla giustizia e al risarcimento, e assistenza medica e psicosociale”. “Talitha Kum – aggiunge suor Patricia Murray, segretaria esecutiva della Uisg – è impegnata non solo a sostenere le comunità vulnerabili ed marginalizzate di tutto il mondo, ma anche a smantellare i sistemi che permettono la loro oppressione e il loro sfruttamento”.

Triplicato il numero di bambini trafficati. Secondo i dati più recenti del “Global report on trafficking in persons 2020”, resi noti a febbraio 2021 dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc), il numero di bambini, tra le vittime di tratta intercettate, è triplicato negli ultimi 15 anni, mentre la quota di maschi è aumentata di cinque volte. Le ragazze sono vittime della tratta a fini di sfruttamento sessuale, mentre i ragazzi sono utilizzati per il lavoro forzato.

Nel 2018 sono state individuate e denunciate circa 50.000 vittime della tratta di esseri umani da 148 Paesi.

Ma il numero effettivo di vittime della tratta è molto più alto: si stimano milioni di persone sfruttate da reti internazionali di criminalità ben organizzate. Sono presi di mira in particolare i più vulnerabili, come i migranti e le persone senza lavoro. Secondo Unodc la recessione indotta dalla pandemia “sta esponendo ancora più persone al rischio della tratta”.