• on Luglio 8, 2022

Suor Gloria, professa al monastero di Santa Chiara: “Il Signore è fedele, quando chiama bisogna affidarsi a Lui”

“Sono unita per sempre nell’amore a Colui che, per amor mio, tutto si è donato. Accoglimi, Signore, secondo la tua parola e avrò la vita: sei tu la mia speranza”. Con queste parole del rito di professione solenne, lo scorso 3 luglio, suor Gloria Betel Roscini è entrata definitivamente a far parte della fraternità delle sorelle clarisse di Carpi. La liturgia, presieduta dal ministro provinciale dei frati minori, fra Enzo Maggioni, e concelebrata dal vicario generale della diocesi di Carpi, mons. Gildo Manicardi – in rappresentanza del vescovo Erio Castellucci -, si è tenuta nel giardino dell’oratorio cittadino Eden, adiacente il monastero di Santa Chiara. Qualche giorno prima, la redazione di Notizie, settimanale della diocesi di Carpi, aveva deciso di realizzare un’intervista a suor Gloria come momento di ascolto e di dialogo aperto a tutti i collaboratori, in sintonia con il cammino sinodale che la Chiesa italiana sta vivendo. Ne è così uscita una preziosa opportunità di approfondimento sui temi della fraternità, della vocazione – qualunque sia lo stato di vita a cui ciascuno è chiamato -, della preghiera, e dell’accoglienza.

(Foto: Notizie Carpi)

La parola “casa” è tornata più volte nel corso della conversazione con Notizie. Come nome religioso, aggiunto a quello di battesimo, Gloria ha infatti scelto la parola ebraica “Betel” che significa “casa di Dio”. E ancora, nel monastero di Carpi, fondato 520 anni fa dalla beata Camilla Pio di Savoia, Gloria, 35 anni, originaria di Perugia, ha trovato la sua casa. Qui, con l’ingresso nel 2013, dopo la laurea in Psicologia, ad oggi, ha percorso un intenso cammino di discernimento vocazionale, alla luce del carisma di Santa Chiara d’Assisi.Avendo frequentato fin da giovanissima, con la famiglia, il Rinnovamento nello Spirito, la preghiera e il dialogo con Gesù sono sempre stati per Gloria una realtà viva. Tuttavia un evento particolare, avvenuto in un momento non facile, quando andava all’università, ha ravvivato l’incontro con il Signore: “una marcia francescana nel 2008 – ha raccontato – quando alla fine di ogni giornata, i frati ci proponevano un brano della Scrittura. Era come se, anche perché sfinita dal lungo cammino, mi trovassi ogni volta senza barriere davanti alla Parola, così esigente ma anche ricolma dell’amore di Dio. Questo momento è stato determinante non solo perché mi ha restituito la gioia di vivere, ma anche perché ha dato il via alla ricerca di quale fosse il progetto del Signore per me, che fino ad allora pensavo, come tante altre ragazze, a farmi una famiglia e non certo a diventare suora. Posso dire oggi che la marcia francescana del 2008 è diventata come la sorgente a cui ho attinto e continuo ad attingere l’acqua viva che mi sostiene”.
A Perugia, Gloria abitava ad un centinaio di metri da un monastero di clarisse, che conosceva, così come è stato un corso vocazionale ad Assisi ad aiutarla a fare discernimento. Dunque, le sue radici sono salde nella terra francescana per eccellenza. Eppure, eccola a Carpi, in Emilia, cittadina di cui prima non sapeva nulla. “Più vado avanti – ha sottolineato suor Gloria – più mi rendo conto che la Chiesa si costruisce nelle relazioni fra le persone, con l’amicizia. Avevo avuto modo di conoscere Elena Balducci, anche lei perugina, prima che entrasse in monastero a Carpi, ho partecipato al suo ingresso, ho continuato a venire a trovarla successivamente, e nello stesso tempo nasceva un profondo legame con le sorelle della fraternità. Quando, perciò, ho deciso di fare il passo decisivo sapevo che non potevo andare in un nessun altro luogo se non a Carpi”.

Il sisma del 2012, danneggiando pesantemente il monastero, ha inferto uno “scossone” anche al programma che Gloria aveva già fissato. Ma “il Signore è fedele, e quando chiama bisogna affidarsi a lui”, ha sottolineato la religiosa, che, non molto tempo dopo il rientro delle clarisse nell’antico chiostro, si è unita a loro.
Al 7 maggio 2017, risale la professione temporanea di suor Gloria. Il papà e la mamma, il fratello e la sorella minori hanno sempre accompagnato con serenità, nella fede, la scelta della giovane, e con delicatezza nel cercare di non farle pesare la fatica, si può ben dire, umanissima del distacco. In preparazione alla professione solenne, suor Gloria ha trovato una particolare sintonia con la lettura della traduzione di padre Turoldo del Salmo 50, soprattutto nelle parole: “Possa io ritrovare la gioia della festa”. “Pensiamo che Gesù ha compiuto il suo primo miracolo, come racconta l’evangelista Giovanni, ad una festa di nozze a Cana. Questa frase del Salmo è allora un desiderio e un auspicio per me, ma anche per le persone che incontro nel mio cammino: che possiamo ritrovare la festa dell’incontro con il Signore che ci ama infinitamente”.
Secondo un luogo comune – diffuso, purtroppo, anche nella comunità ecclesiale – le suore di clausura vivono in una realtà ovattata, al riparo, se non addirittura nella fuga, dalle difficoltà. Non è così, ha affermato suor Gloria, “perché come tutti, anche noi viviamo le fatiche insite nella fragilità umana e nel rapporto le une verso le altre. Anzi, è proprio in questo reciproco rapportarci che siamo messe di fronte alla verità più profonda di noi stesse”.

“Il Signore ci insegna ad andare oltre – ha aggiunto – cioè ad avere uno sguardo di misericordia, ma anche di stupore su quanto sa operare in noi… Che bello constatare quale servizio e quanto bene ci facciamo reciprocamente, nonostante i nostri limiti! Nella fraternità ho vissuto questi anni il quotidiano con tutto il suo peso, senza illusioni, ma anche con tanta gioia, perché, lo posso ben testimoniare, il Signore non delude”.
Tante sono le persone che nel parlatorio delle clarisse chiedono una preghiera, un consiglio, una parola di speranza, e queste intenzioni sono condivise dalle sorelle in particolare a tavola, come avviene in famiglia. Inoltre, il monastero apre talvolta le porte per offrire una testimonianza ai giovani. Quale spazio più adatto del magnifico giardino, luogo di “annuncio” nella varietà e bellezza delle forme e dei colori? “Di recente abbiamo accolto alcuni studenti di quarta superiore con il loro insegnante di religione – ha raccontato suor Gloria -. Piuttosto che fare una specie di lezione frontale, li abbiamo portati in giardino e lì abbiamo osservato insieme le piante e i fiori. Ci hanno stupite, anzi edificate, per la profondità delle loro osservazioni, con un linguaggio semplice ma quasi teologico, nella capacità di cogliere che, come ha detto uno di loro, ‘neanche un artista riuscirebbe a fare una foglia così bella’”.

Anche questi incontri, ha concluso la religiosa, “insieme a molte testimonianze di vita donata, sono un’occasione per conoscere più a fondo il Signore Gesù e i suoi modi di rivelarsi. La certezza che in Lui ogni esistenza, anche quella apparentemente più insignificante, è feconda, mi fa dire: ok, ci sto, Signore!”.