• on giugno 1, 2021

Studio del Celam su Covid-19 e questione sociale. Salvia (sociologo): “L’impatto della pandemia sulle società latino-americane è stato devastante”

“La diffusione del Covid-19 e dei suoi effetti economici, sociali, politici e ambientali sono aggravati dai problemi strutturali di America Latina e Caraibi: principalmente, gli alti livelli di disuguaglianza, la precarietà e informalità lavorativa, la mancanza di protezione sociale, il degrado ambientale, povertà e vulnerabilità”. Inoltre, “la regione è caratterizzata da sistemi sanitari e di protezione sociale deboli e frammentati e da insediamenti urbani emarginati in espansione, privi di accesso ai servizi di base. La regione presenta anche grandi flussi migratori e sfollamenti di popolazione, nonché conflitti di varia natura, e risente in modo sproporzionato delle conseguenze della crisi climatica”.

È l’analisi, dura, ma estremamente documentata e aderente ai fatti, proposta dal Consiglio episcopale latinoamericano (Celam), che ha pubblicato di recente il rapporto “La questione sociale nel contesto del Covid-19 in America Latina”. Uno studio (nei prossimi giorni verrà messo a disposizione anche in lingua italiana sul sito dell’organismo), che è stato presentato ufficialmente in occasione dell’assemblea generale del Celam, che si è tenuta in modalità virtuale dal 18 al 21 maggio. E che è doppiamente importante: da un lato, per l’attualità del contenuto e la completezza dei dati, dall’altro perché rappresenta il primo lavoro elaborato da un nuovo servizio del ristrutturato Celam, il Centro di gestione delle conoscenze. Il centro si è avvalso della collaborazione di due “reti”: quella delle Università cattoliche del continente, e quella degli Osservatori del divario sociale e della povertà. A partire dal più strutturato e radicato, l’Osservatorio del divario sociale dell’Università Cattolica argentina (Uca).

Agustin Salvia

Coordinatore dello studio è infatti colui che guida l’Osservatorio dell’Uca, il sociologo Agustín Salvia, il quale spiega al Sir: “L’impatto della pandemia sulle società latino-americane è stato devastante, anche perché ha amplificato situazioni che già esistevano, a partire dalla diseguaglianza, la più alta del pianeta. Nel continente sono tantissime le persone che in pratica vivono in strada, o quelle che abitano in abitazioni affollate e fatiscenti, nelle periferie delle grandi città. Le restrizioni e l’isolamento hanno colpito queste persone con maggiore gravità”. Per non parlare dei servizi sanitari inadeguati, emersi in modo drammatico durante le ondate che si sono susseguite nei vari Paesi, soprattutto in Brasile, Messico, Colombia, Perù e Argentina.

Numeri che preoccupano. Salvia snocciola dati eloquenti, in parte tratti dai lavori degli Osservatori, in parte dagli studi della Cepal, la Commissione dell’Onu per l’America Latina. “Nel 2020, l’8,4% della popolazione mondiale viveva nella regione latinoamericana e caraibica. A dicembre dello scorso anno, il 18,6% delle infezioni accumulate da Covid-19 e il 27,8% dei decessi causati da questa malattia erano concentrati in questa parte del mondo”. Con pesanti conseguenze: “Un bambino su 5 nel Continente è denutrito, il 47% vive in ambienti poveri. Si stima che 47 milioni di persone abbiano perso il lavoro”.

L’America Latina “non sta uscendo dalla pandemia migliore di prima”

denuncia il sociologo, che fa riferimento alla forte diseguaglianza (il 10% della popolazione concentra il 70% della ricchezza), agli attentati al creato, a un’economia che continua a puntare sull’estrattivismo, all’aumento delle migrazioni, che vedono protagonisti da un lato i venezuelani e dall’altro le popolazioni dell’America Centrale, all’incapacità dei Governi di dare soluzione alle tensioni sociali.
Come è noto, infatti, l’arrivo delle pandemie ha improvvisamente “svuotato” le piazze che solo poche settimane prima si erano riempite di milioni di persone, in buona parte dei Paesi latinoamericani. L’esempio, nelle ultime settimane, della Colombia, lascia pensare che le tensioni in questo periodo siano aumentate e siano sul punto di esplodere. “I Governi – commenta il professor Salvia – sono incapaci e deboli nell’affrontare il problema del diffuso scontento popolare, come si sta vedendo in Colombia. Si intravede in alcuni contesti una nuova forma di autoritarismo politico”.

Un nuovo patto sociale. Lo studio del Celam al contrario, in continuità con l’enciclica “Fratelli tutti”, chiede una nuova stagione di partecipazione, una cultura del dialogo, un nuovo patto sociale “come strumento politico per un cambiamento veramente strutturale”, aperto al contributo dei “principali movimenti e settori sociali, dai lavoratori ai settori più emarginati della società”. Dalla crisi, secondo Salvia, “si può uscire solo attraverso uno sviluppo sostenibile”. E, pur comprendendo l’utilità nell’attuale situazione, di meccanismi di reddito minimo di cittadinanza, “solo recuperando lavoro e producendo ricchezza. Dobbiamo investire di più nel capitale umano e sociale, ma per fare tutto questo non si può prescindere dal lavoro”.
Invece, l’attuale aumento dei prezzi delle materie prime rischia di lasciare posto, all’antica “scorciatoia” dell’economia che punta sulle attività minerarie, o sulle monocolture.
In questo contesto, il rapporto del Celam delinea un rinnovato ruolo per le comunità cristiane. “Già il rinnovamento del Celam, il mettere in rete Università cattoliche e Osservatori mi sembra una risposta forte”, conclude Salvia.

Il triplice sogno. E, nell’introdurre lo studio, che al suo interno ha un’ampia parte dedicata proprio alle sfide pastorali di questa situazione, il segretario generale dell’organismo ecclesiale continentale, mons. Jorge Eduardo Lozano, arcivescovo di San Juan de Cuyo, scrive tra l’altro: “Trasformare la realtà sociale con la forza del Vangelo, in cui Gesù stesso si identifica con gli affamati, gli assetati, i migranti, i senzatetto. È necessario assumere questo insegnamento radicale, che esso continui a essere l’orizzonte delle donne e degli uomini fedeli a Gesù Cristo, all’inizio del terzo millennio dell’era cristiana”. In questo contesto, “siamo convinti che studi sociali sistematici aiuteranno la Chiesa latinoamericana a comprendere i segni dei tempi e a rispondere ai problemi e alle esigenze del nostro tempo”. Oggi, scrive ancora il segretario generale del Celam, è necessario un cambio di struttura, perché questo sistema sociale non è più sostenibile. Francesco ci parla della necessità di globalizzare la speranza, in contrasto con la globalizzazione dell’esclusione, per porre fine alla disuguaglianza e al modello dello scarto. Ma una trasformazione strutturale di questo tipo inizia con un cambio di mentalità”. E proprio il magistero di Francesco è, in positivo, “il filo rosso” del rapporto, come è testimoniato dallo sviluppo di un triplice sogno, “ecologico”, “sociale” e “culturale”, tratto dall’esortazione “Querida Amazonia”, che offre un orizzonte di speranza in una situazione così difficile.

(*) giornalista de “La vita del popolo”