• on Settembre 17, 2022

Storytelling della corona. Elisabetta II icona intramontabile tra cinema e serie Tv

Con la sua consueta discrezione, a dir poco inappuntabile, ha riposto la corona e si è congedata. Elisabetta II, regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, ci ha lasciato lo scorso 8 settembre all’età di 96 anni, a poche settimane dal Platinum Jubilee, i 70 anni di regno. Ha onorato i suoi impegni istituzionali fino all’ultimo, nominando poco prima della morte il nuovo primo ministro Liz Truss. Forse è proprio per tale forza e resilienza, per la granitica lucidità e l’instancabile rispetto verso la corona, che ha sempre generato fascino e interesse nell’opinione pubblica. Come lei nessuna mai. Il suo carisma e il suo regno, comprese le discusse e turbolente dinamiche familiari di casa Windsor, sono stati messi in racconto con frequenza tra grande e piccolo schermo, soprattutto dagli anni ’90 in poi. Ecco alcuni significativi ritratti da recuperare in streaming. Il punto Cnvf-Sir.

“The Crown” (Netflix, stagione 1-2)
Ha contribuito a consolidare il successo di Netflix a livello globale. “The Crown” (4 stagioni, 40 episodi), serie di impianto storico sulla casa reale Windsor, sull’ascesa al trono e sul regno di Elisabetta II, non ha cambiato corso solo alla piattaforma streaming, ma alle modalità di racconto nelle serie Tv dell’ultimo decennio. Il progetto porta la firma di Peter Morgan, acuto e sofisticato sceneggiatore di copioni come “The Queen” (2006) e “Frost/Nixon” (2008). Morgan ha iniziato a lavorare sul racconto della regina prima per il teatro, per strutturarlo poi in maniera imponente – si dice che sia tra le serie più costose di sempre – per Netflix (tra i produttori figura Stephen Daldry, regista di “Billy Elliot”). La struttura narrativa di “The Crown” ruota su Elisabetta II, sulla casa reale, oscillando tra luci e ombre, guadagni e fragilità, pagine che si intrecciano con la Storia del Paese.

(The Crown Season 1, Alex-Bailey_Netflix)

Le prime due stagioni di “The Crown” si soffermano sulla presa di consapevolezza di Elisabetta come donna e capo di Stato; una donna che comprende rapidamente come gestire le proprie inesperienze, muovendosi con passo fermo e fiero sullo scivoloso scacchiere della politica. Suo mentore e al contempo anche un po’ “rivale” è Winston Churchill, figura che segnerà l’apprendistato di Elisabetta. A dare volto alla regina è l’intensa Claire Foy, che evita il facile stereotipo, il già visto, regalando alla figura di Elisabetta II sfumature frastagliate, cesellando bene il passaggio da erede al trono a regina. “The Crown must always win” si sente ripetere spesso: la corona viene prima di tutto, anche della vita personale. A illuminare la scena sono anche Matt Smith (Filippo), Vanessa Kirby (Margaret), Jared Harris (Giorgio VI) e John Lithgow (Churchill). La serie è un successo globale, incoronata da Emmy, Golden Globe e Bafta.

“The Crown” (Netflix, stagione 3-4)
Merita un distinguo il cambio di passo di “The Crown” con le stagioni 3 e 4 a partire dal 2019. L’orizzonte narrativo si estende dagli anni ’60 al crinale degli anni ’90, con la fine dell’era politica di Margaret Thatcher e la crisi del matrimonio tra il principe Carlo e Lady Diana. Tratto significativo di queste due stagioni, scritte sempre magistralmente da Peter Morgan, è l’interpretazione del Premio Oscar Olivia Colman, che sagoma Elisabetta II negli anni della maturità come donna e sovrana.

PICTURE SHOWS: Queen Elizabeth II (OLIVIA COLMAN). Filming Location: Somerley House – Netflix

Aumentano per lei le sfide, internazionali e di palazzo, ma muta anche il suo approccio: la sua fermezza si fa marmorea, al punto da spiazzare non poco. Lei è chiamata a sostenere il peso e la complessità del proprio ruolo, che non lascia intaccare da nessuno, figli compresi; il suo compito è quello di servire la corona e il regno, garantendone la stabilità. E lei non indietreggia. Mai. Oltre a scrittura e interpretazione, cresce anche la qualità della regia e della messa in scena. “The Crown” si conferma pertanto un unicum nel panorama seriale, tra i titoli di maggiore richiamo di Netflix. E i premi non smettono di giungere: la 4a stagione nel 2021 ottiene quattro Emmy di peso, tra cui il titolo di Miglior serie drammatica.

“The Queen” (Sky e Now)
In Concorso alla Mostra del Cinema della Biennale di Venezia nel 2006 e con sei candidature ai 79mi Oscar, “The Queen” di Stephen Frears fa incetta di riconoscimenti per la protagonista Helen Mirren, dalla Coppa Volpi al Bafta, dal Golden Globe all’Oscar. La Mirren ha impersonato Elisabetta II nei giorni più bui del suo regno, la gestione pubblica della morte della principessa Diana Spencer. Su copione di Peter Morgan e con la regia solida di Frears, “The Queen” si rivela un dramma che esplora la corona, il dissidio interiore di Elisabetta, tra ruolo istituzionale e quello di madre-nonna. La sua popolarità in quei giorni vacilla, perché non reagisce subito all’accorato appello del Paese dinanzi alla scomparsa della “principessa del popolo”. Lei sceglie in un primo momento il silenzio, la riservatezza, apparendo fin troppo fredda; incalzata però dal neo primo ministro Tony Blair (Michael Sheen), accetta alla fine di farsi vedere in pubblico, di lasciar filtrare la propria sofferenza, rinfrancando al contempo la Nazione nella tempesta. La Mirren è magistrale nel ruolo, capace di non incasellare la figura di Elisabetta nel prevedibile, ma irradiandola di sfumature varie e persino contrastanti, traducendo così sullo schermo tutta la complessità del conflitto interiore della sovrana tra doveri della corona e fragilità della persona.

“Spencer” (Prime Video)
Il cileno Pablo Larraín, dopo il riuscito ritratto della first lady Jacqueline Kennedy in “Jackie” (2016), si confronta con la figura di Lady Diana. Il suo “Spencer”, in Concorso a Venezia78 e candidato all’Oscar per l’interpretazione di Kristen Stewart, è il racconto del momento di ribellione gentile della “principessa del popolo”, della sua decisione di distaccarsi dalla famiglia Windsor durante le feste di Natale a Sandrigham House.

(Photo-credit-Frederic-Batier)

Le ascisse e le ordinate della Storia sono veritiere, ma il racconto si prende delle licenze, la libertà di ricorrere alla finzione, tratteggiando soprattutto la dimensione introspettiva della principessa triste, esposta a insicurezze e allucinazioni. Qui il ruolo della regina Elisabetta è affidato all’attrice scozzese Stella Gonet, ma il personaggio appare abbastanza sfumato, tenuto sullo sfondo; non possiede grande caratterizzazione. Centro della narrazione è Diana Spencer, il suo cammino verso l’affrancamento da angosce e irrisolti. Elisabetta II non è il suo opponente. Vero avversario di Diana non è nemmeno il principe Carlo (Jack Farthing), bensì se stessa. Un’opera intensa, potente ed interessante, che permette di ricordare anche Lady Diana a 25 anni dalla sua tragica scomparsa.

“Una notte con la regina” (Prime Video)
Si gioca tra realtà e finzione la commedia britannica “Una notte con la regina” (“A Royal Night Out”, 2015) di Julian Jarrold (sua è la regia anche dell’attesissima serie Tv su Boris Johnson “This England”, su Sky e Now). Il film ricostruisce una notte fuori dal palazzo della futura regina Elisabetta: è la primavera del 1945 e re Giorgio VI sta per tenere un discorso al Paese sulla vittoria contro la Germania; le adolescenti Elisabetta (Sarah Gadon) e Margaret (Bel Powley) si mescolano di nascosto alla folla per partecipare ai festeggiamenti per la fine della guerra. Una sequela di imprevisti rendono la notte di certo concitata ma comunque memorabile. Tra racconto storico e commedia, intervallato da pennellate di sentimento, “Una notte con la regina” si concentra su Elisabetta ragazza, ancora non appesantita dai doveri della corona. Jarrold compone un ritratto “inedito” della futura sovrana: una giovane che per un momento si confonde tra la folla, assaporando l’ebbrezza di un’esistenza ordinaria, come tante. Una Elisabetta nel segno della “leggerezza” per una commedia frizzante e raffinata, di impianto semplice.