• on gennaio 21, 2021

Stati Uniti. Da Biden un appello all’unità, ma la Chiesa cattolica americana è divisa

Un presidenza inaugurata all’insegna delle sorprese. Così è iniziata ieri l’era Biden alla Casa Bianca.

Il primo passo è stata la messa di ringraziamento nella cattedrale di san Matteo, vietata ai giornalisti cui ha chiesto gentilmente di restare fuori perché da lui considerato un momento privato. Nessuna foto di rito quindi, a differenza di quanto accaduto invece per altri presidenti che in passato hanno scelto di recarsi presso la chiesa episcopaliana di san Giovanni e deciso personalmente di immortalare quei momenti. Una celebrazione intima nella quale è riuscito a riunire attorno a sé anche i leader del Partito repubblicano, alcuni dei quali fortemente contestatori del risultato delle urne. Biden ha sorpreso tutti. Ha gioito per il giuramento della prima donna americana chiamata alla carica di vicepresidente degli Stati Uniti. Nel suo discorso ha parlato di riunire la nazione, della necessità di guarire, insieme, dalle ferite provocate dalle divisioni. Parole molto attese. Parole pronunciate con grande pacatezza, indirizzando anche “abbracci” virtuali a Bush e a Obama, e senza accuse al vetriolo. Una sobrietà istituzionale messa da parte negli ultimi tempi. Biden ha poi voluto affidare ad una giovane poetessa afroamericana il suo sogno di democrazia condivisa. Ha invitato sul palco presidenziale, per le preghiere di rito, un gesuita in apertura e un metodista in chiusura. Il nuovo presidente ha sorpreso anche per lo zelo con cui si è preparato al suo primo giorno nello Studio ovale, firmando ben 17 ordini esecutivi con l’obiettivo di dare, fin dall’inizio, un indirizzo ben preciso al Paese. Non è passata inosservata l’inquadratura fugace di lui che reggeva in braccio un nipotino.

Anche la Chiesa ha guardato a questo evento. A cominciare dal messaggio di Papa Francesco al secondo presidente cattolico della storia degli Stati Uniti. “Prego che le sue decisioni – ha scritto il Papa – siano guidate dalla preoccupazione di costruire una società caratterizzata da autentica giustizia e libertà, insieme al rispetto intoccabile dei diritti e della dignità di ogni persona, specialmente i poveri, i vulnerabili e coloro che non hanno voce”. Il messaggio del presidente della Conferenza episcopale americana, Josè Gomez, al nuovo inquilino della Casa Bianca, in un giorno all’insegna dell’unità, ha rischiato e rischia di portare frizioni anche all’interno della comunità ecclesiale americana. In una dichiarazione insolitamente lunga, l’arcivescovo di Los Angeles assicura le sue preghiere a Biden chiedendo a Dio che al nuovo leader americano “Dio conceda saggezza e coraggio per guidare questa grande nazione, che lo aiuti a superare le prove di questi tempi, a guarire le ferite causate da questa pandemia, ad alleviare le nostre intense divisioni politiche e culturali e a riunire le persone per una rinnovata dedizione agli scopi fondanti dell’America: essere una nazione impegnata per la libertà e l’uguaglianza per tutti ”. Il presidente dei vescovi chiarisce poi la posizione della Chiesa spiegando che “i vescovi cattolici non sono attori di parte nella politica della nazione” e che i loro giudizi e le loro posizioni “non si allineano perfettamente con le categorie politiche, di sinistra o di destra, o con le piattaforme dei nostri due principali partiti politici”. “Noi vescovi – prosegue mons. Gomez – lavoriamo con ogni presidente e ogni Congresso. Su alcune questioni ci troviamo più dalla parte dei Democratici, mentre su altre ci troviamo dalla parte dei Repubblicani”. Ma il vero affondo arriva poche righe dopo. “Devo sottolineare – scrive il presidente dell’episcopato statunitense – che il nostro nuovo presidente si è impegnato a perseguire determinate politiche che faranno avanzare il male morale e minacceranno la vita e la dignità umana, in maniera più grave in materia di aborto, contraccezione, matrimonio e genere”. Mons. Gomez ha espresso quindi la “grave preoccupazione” per “la libertà della Chiesa e la libertà dei credenti di vivere secondo coscienza”.

Dichiarazioni che fanno riemergere la spaccatura che anche nella campagna elettorale era emersa tra i Democratici e parte della Chiesa cattolica che proprio a Biden aveva contestato di aver recentemente ribaltato le sue decennali posizioni sull’Emendamento Hide, la legge che impedisce l’impiego di fondi federali per l’aborto, a meno che non sia a rischio la salute della donna o se la gravidanza sia frutto di incesto o stupro. Immediata è stata la reazione del cardinale di Chicago, Blaise Cupich che ha definito la dichiarazione della Conferenza episcopale “sconsiderata”, aggiungendo che “non ci sono precedenti per farlo” e che tale dichiarazione, “così critica nei confronti del presidente neo eletto, “è stata una sorpresa per molti vescovi, molti dei quali l’hanno ricevuta poche ore prima che fosse rilasciata” alla stampa. Il cardinale di Chicago, molto vicino a Papa Francesco, ha sottolineato il desiderio e l’urgenza di “contribuire a tutti gli sforzi, in modo che, ispirati dal Vangelo, possiamo costruire l’unità della Chiesa e intraprendere insieme il lavoro di guarigione della nostra nazione in questo momento di crisi”. Gli altri vescovi, nei loro messaggi, si sono schierati alcuni a difesa di Gomez, altri hanno preferito la neutralità. Il cardinale di Newark Joseph Tobin ha invitato a dare una chance al nuovo presidente, a non “usare parole dure e a non interrompere ogni comunicazione con il presidente”, solo perché ci si trova in disaccordo su alcuni temi. La sfida all’unità lanciata da Biden al Paese tocca tutti e include anche la Chiesa cattolica, a cui appartiene. E forse, anche su questo piano,​ l’agenda del secondo presidente cattolico americano potrebbe riservare sorprese.