• on ottobre 25, 2019

Sinodo per l’Amazzonia: “ministero per le donne” e rito amazzonico

“Più del 60% delle comunità in Amazzonia sono guidate da donne, per la stragrande maggioranza catechiste, ministre della Parola, ministre dell’Eucarestia”. Lo ha ricordato mons. Evaristo Pascoal Spengler, vescovo prelato di Marajó, in Brasile, intervenuto oggi all’ultimo briefing sul Sinodo per l’Amazzonia in Sala stampa vaticana. “Il 40% dei partecipanti al Sinodo ha chiesto un ministero ufficiale per le donne all’interno della Chiesa”, ha proseguito Spengler, sottolineando che “nella storia della Chiesa la presenza delle donne è stata decisiva”. “Dio per la salvezza ha impiegato le donne” ha proseguito il vescovo, facendo notare che nella Chiesa “abbiamo avuto più sante canonizzate che santi, oltre a donne dichiarate dottore della Chiesa nonché consigliere di Pontefici. Papa Francesco ha insistito molto sulla necessità, per l’Amazzonia, di una pastorale di presenza e non solo di visita”, ha continuato il francescano facendo indirettamente riferimento alla questione dei viri probati. “Ci sono già nella Chiesa uomini che esercitano il servizio diaconale – ha sottolineato – sarebbe molto utile non solo in Amazzonia, ma nella Chiesa; così come sarebbe utile avere donne diaconesse, il cui ruolo andrebbe approfondito, insieme al tema aperto dell’ordinazione delle donne. Già Benedetto XVI – ha proseguito – aveva slegato il ministero delle donne da Cristo: canonicamente già esiste un cammino della donna come diacono, non come presbitero”. Sollecitato dai giornalisti su quanto spazio abbia avuto nel Sinodo la questione delle diaconesse, il vescovo ha risposto: “Ci si è confrontati molto su questa proposta: siamo fiduciosi nell’azione dello Spirito Santo e lavoriamo in comunione e collegialità”.

“Ci siamo sentite madri sinodali”.

Così suor Inés Azucena Zambrano Jara, delle Suore Missionarie di Maria Immacolata e di S. Caterina da Siena, ha descritto ai giornalisti l’atmosfera del Sinodo per l’Amazzonia, che si concluderà domenica prossima e al quale hanno partecipato anche 35 donne, pur senza diritto di voto. “È stato un ambiente familiare, c’è stata molta vicinanza, molta fiducia, molta confidenza”, ha esordito la religiosa, che ha definito il Sinodo “un ambiente di sinodalità, dove tutte e tutti siamo stati ascoltati”. La suora colombiana si è detta colpita soprattutto dall’atteggiamento di Papa Francesco, “dalla sua umiltà e dalla sua semplicità: è un uomo di Dio, e lo fa percepire agli altri”. Quanto alla proposta, risuonata in aula, di un diaconato femminile, suor Zambrano ha così commentato: “Riconfermerebbe la nostra identità, la nostra natura battesimale. Un modo per valorizzare la donna indigena, la donna ‘campesina’, ed è quanto stiamo facendo come Congregazione”, ha spiegato la religiosa, che da sempre lavora accanto e insieme ai popoli indigeni. “È stata una grande sfida lasciare da parte il nostro protagonismo”. Della necessità di “stare con questi popoli che stanno offrendo la loro profezia, e ascoltare le loro vite sottoposte a minacce di morte” ha parlato anche padre Miguel Heinz, presidente di Adveniat, che non ha esitato a definire gli indigeni “martiri”, ma anche “persone capaci di far ascoltare al Sinodo la loro voce, raccontando della grande pressione che stanno esercitando per rendere il mondo consapevole della loro situazione”.

“Nel documento che verrà votato non ci sarà l’esplicitazione del rito, ma semmai un passo verso”.

Così Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede, ha risposto ad una domanda sul rito amazzonico. “Il rito amazzonico, se ci sarà, è qualcosa di molto complesso, che non potrà essere contenuto in un paragrafo”, ha spiegato Ruffini ai giornalisti. “Si tratta di una questione da affrontare in maniera integrale”.

“Stiamo attendendo il documento finale”, ha aggiunto padre Giacomo Costa, segretario della Commissione per l’informazione, riferendosi al voto dei padri sinodali, atteso per domani pomeriggio. “Anche se ci fosse la proposta, il richiamo al rito amazzonico certo richiederebbe un certo lavoro di approfondimento. Se si tratta di un rito con un diritto proprio – ha specificato – potrebbe anche includere l’ordinazione dei preti sposati, come fanno altri riti. Ma sono solo illazioni, e la risposta finale spetta comunque al Santo Padre”.

Del dialogo in Amazzonia tra cattolici e luterani ha parlato invece Nicolau Nascimento de Paiva, coordinatore della Chiesa evangelica della Confessione luterana in Brasile. “Sappiamo di dover fare ancora molto sia sul fronte del cammino ecumenico, che del dialogo interreligioso, ma abbiamo molte più cose in comune, rispetto a quelle che ci separano”.

Sulla cultura del “buen vivir”, tipica delle popolazioni amazzoniche, si è soffermato infine mons. Joaquín Humberto Pinzón Güiza, vicario apostolico di Puerto Leguízamo-Solano e vescovo titolare di Ottocio, in Colombia. “Dobbiamo lavorare perché l’Amazzonia sia sana, non contaminata e distrutta – ha concluso – affinché l’ecologia integrale si traduca realmente nella capacità di vivere relazioni fraterne e di fare un uso responsabile delle risorse presenti nella casa comune”.