• on Marzo 15, 2022

Russia. Zubov: “Tra non molto vedremo le dimissioni di Putin e un vero cambiamento nell’élite al potere”

“È un periodo molto difficile per tutti noi”: a esordire così, parlando al Sir, è Andrej Zubov, storico, con una specializzazione in Storia delle religioni. Classe 1952, quando nel 2014 le prime truppe russe superarono il confine ucraino, Zubov dichiarò e motivò pubblicamente la propria opposizione e così perse la cattedra all’Istituto statale di Mosca per le relazioni internazionali (Mgimo) e gli incarichi pubblici. Da allora può fare conferenze solo nelle istituzioni libere e scrivere libri. E quando il 24 febbraio scorso Putin ha scatenato la guerra contro l’Ucraina Zubov ha ripreso a scrivere, condannare, prendere le distanze da questo atto disumano. Lo raggiungiamo telefonicamente a Mosca, in una giornata e in ore concitate, anche in ragione degli impegni di Zubov come membro del Consiglio politico federale del partito di opposizione Parnas. Il “Partito della Libertà Popolare”, sia per le elezioni nel 2016 sia nel 2021, è stato tagliato fuori dalla competizione politica: “L’amministrazione di Putin ci teme molto, forse perché nel 2000-2004 il leader del nostro partito, Mikhail Kasyanov, era stato primo ministro della presidenza Putin”, spiega Zubov. “Lo ha visto come un vero nemico al suo potere, ma forse questa è una mia lettura”.

Personalmente corre dei rischi per quel che dice, scrive, pubblica?
Naturalmente è rischioso perché io pubblico su Telegram e Facebook i miei articoli sugli eventi dell’Ucraina e l’analisi non è a favore dell’attacco russo e quindi penso che mi possa succedere qualunque cosa, ma io sono pronto.

Il partito a cui lei aderisce ha appena pubblicato una “dichiarazione in relazione all’aggressione del regime di Putin contro l’Ucraina”: che significato ha?
Trovo questo documento importante, perché dimostra che la Russia non tace. La gente protesta, i partiti politici rifiutano l’aggressione.

C’è un’altra Russia che dovrà correggere i gravi errori dell’attuale regime.

È un atto politico di critica sul corso attuale del nostro governo. Non so che cosa succederà in futuro, forse niente, forse muoverà qualcosa.

Come valuta la situazione attuale?
Putin ha fatto un errore enorme anche rispetto ai propri parametri e obiettivi, dal momento che aveva pensato che sarebbe stato facile conquistare l’Ucraina, ma si è rivelato il contrario. Ora è la terza settimana di guerra senza nessun reale successo dell’esercito russo per cui tutte le persone che riescono a capire la situazione si rendono conto che il signor Putin ha perso la sua guerra in Ucraina. Penso che la gente semplice, sotto la pressione della propaganda, non lo capisca e continui a credere al signor Putin e alla sua propaganda. Da un punto di vista pratico, è impossibile persino immaginare perché Putin abbia fatto tutto ciò perché non ci sono ragioni comprensibili per questa azione. Molte persone in Russia dicono persino che c’è qualcosa che non funziona nella sua testa. Ma lui ha costruito questo sistema di governo autoritario e non è semplice fare qualcosa per cambiare perché tutti i meccanismi legali ora sono bloccati. Ma

sono certo che tra non molto, forse tra qualche settimana, vedremo le dimissioni del signor Putin e un vero cambiamento nell’élite russa al potere.

E cosa dovrebbe convincerlo a dimettersi?
Penso che sarà una qualche forma di colpo di Stato: le persone attorno a lui decideranno di forzarlo a lasciare il potere perché il suo governo si è cacciato in una cosa così terribile, isolando la Russia dal mondo. Oltre al fatto che la sua guerra non ha successo. Quindi non ci sono più ragioni per sostenerlo.

Ma ci sono tante persone al potere che ancora accettano i suoi ordini: come è possibile che una persona sola riesca a tenere in mano così tanta forza?
In ogni Paese dove c’è una dittatura una persona da sola non è nulla senza i suoi sostenitori. Nel nostro caso parliamo di una élite che permette a un dittatore di essere forte. Ma se lui perde il sostegno, non riesce a continuare a governare perché non ha più a disposizione il meccanismo che mette in atto i suoi ordini. Ora la sua politica non fa più l’interesse della sua élite, lo si può contraddire. Per questo sta perdendo il sostegno. Fino a quando si riusciva a trovare un accordo tra il sostegno a Putin e il ritorno economico, c’era l’appoggio dell’élite, ma ora non c’è più la possibilità di prosperità per l’élite e quindi lo dovrebbero sostenere senza alcun beneficio. Per quale motivo? Su questa base io penso che avverrà un cambio di potere presto.

Per noi osservatori dall’Occidente la posizione della Chiesa ortodossa solleva tante domande: lei ce la può spiegare?
La Chiesa ortodossa russa, come ogni Chiesa nel mondo, non è solo il patriarca, ma milioni di persone; e nella Chiesa ci sono le stesse tendenze che in altre parti della società. Alcuni sono contro la guerra, ma purtroppo la maggioranza è a favore. E come succedeva nel periodo sovietico e nel periodo pre-rivoluzionario, la Chiesa è parte dello Stato, è un dipartimento ideologico dello Stato e questo il motivo per cui il patriarca sostiene completamente Putin. Ma molte persone nella Chiesa no. Un altro aspetto è il rapporto tra la Chiesa ortodossa in Russia e in Ucraina: perché abbiamo un’unica Chiesa, ma la parte ucraina ha una certa autonomia. Però ora il capo della Chiesa russa in Ucraina, il metropolita Onofrio, ha praticamente dichiarato l’indipendenza da Mosca e sostiene il popolo ucraino e il presidente Zelensky nella loro lotta per difendere la loro terra contro gli invasori russi. E per questo la Chiesa russa sta perdendo di fatto la parte ucraina che è molto consistente, forse il 40-50% dei credenti.

Perché le persone non scendono in massa nelle piazze russe per dire no alla guerra?
Molti, soprattutto tra i giovani che hanno un certo livello di istruzione, sono in maggioranza contro la guerra, capiscono che cosa è. Ma le persone più anziane, che non usano internet e seguono la tv, sono sotto la pressione della propaganda e sono cresciute durante l’Unione sovietica, nello Stato comunista totalitario e hanno ancora questa impronta totalitaria nel cervello.

Sono i più giovani nati dopo la fine del comunismo, che sono più aperti e capiscono molto bene che questa guerra è una cosa terribile.