• on giugno 30, 2020

Russia al voto: dietro le riforme un plebiscito per incoronare Putin fino al 2036

La Russia è al voto: da giovedì 25 e fino a domani, 1° luglio, sono aperti i seggi e il voto telematico per il referendum su un consistente e complicato pacchetto di circa 200 emendamenti costituzionali. Il più importante è certamente quello che – se vinceranno i sì – aprirà per Vladimir Putin la possibilità di essere rieletto per altri due mandati oltre il 2024, fino al 2036 (quando avrà 83 anni). Si doveva votare ad aprile, ma l’emergenza Covid ha fatto decidere per un posticipo del referendum, ora spalmato su più giorni e con la possibilità del voto on line per dare la possibilità di esprimersi senza assembramenti. Il Sir ha intervistato Eleonora Tafuro Ambrosetti, ricercatrice presso il Centro di Russia, Caucaso e Asia centrale dell’Istituto di studi di politica internazionale (Ispi).

Qual è la posta in gioco nel referendum?
È la conclusione di un processo di definizione della riforma costituzionale che nel suo complesso è durato mesi: oltre agli emendamenti politici annunciati da Putin a gennaio, ce ne sono altri proposti a marzo, come quello della deputata Valentina Tereškova che ha chiesto l’azzeramento del conto dei mandati di Putin, rendendolo rieleggibile fino al 2036. Il pacchetto in realtà contiene gli elementi più disparati: da emendamenti che proteggono l’integrità territoriale russa – che può essere sentita dai nazionalisti russi, i quali temono che la Crimea venga “richiesta indietro” o sono preoccupati per la disputa con il Giappone per le isole Curili –, altri che fanno leva sullo spirito religioso conservatore dei russi, come quello che definisce il matrimonio come unione tra persone di sesso diverso, e chiude completamente alla possibilità dei matrimoni omosessuali. Questo tipo di emendamenti sono meno consistenti rispetto a quelli sui temi più prettamente politici. Noi vediamo questo referendum come quello che darebbe la possibilità a Putin di rimanere al potere. Ma sta anche lavorando per rafforzare alcune altre istituzioni, come il Consiglio di Stato o il Parlamento.

Sono pronti i russi a questo voto e alla modalità on line?
Il voto on line sta dando prova di flessibilità, però si teme sia solo una scusa per permettere irregolarità, che sono già state denunciate, non solo dai singoli cittadini ma anche dai dati ufficiali: ad esempio, in alcuni seggi di Mosca il numero di elettori registrati elettronicamente è superiore a quello dell’anagrafe elettorale. Quindi viene il dubbio che la modalità on line più che una questione di precauzione serva a garantire il risultato. Noi analisti, più che referendum lo definiamo plebiscito. Anche perché la vastità e la complessità delle riforme è difficile da comprendere: secondo un sondaggio recente oltre il 65% dei russi non capisce le riforme che sta andando a votare. E in un’altra indagine condotta da Vciom, vicino al Cremlino, emerge che i russi non si fidano delle procedure di voto e pensano che il risultato sarà truccato. E gli analisti danno abbastanza per scontato il risultato.

La crisi da Covid-19 colpisce anche la Russia, ma i dati ufficiali parlano di circa 635mila contagi e poco più di 9mila morti da gennaio ad oggi. Qual è la reale situazione nel Paese, anche sul piano economico?
La questione dell’attendibilità dei dati ufficiali del Covid è spesso sollevata anche dagli analisti russi che vedono delle statistiche “strane”. Mi diceva un collega che a Sebastopoli il numero di contagiati ogni giorno è sempre quattro, e per quanto si possa credere nelle coincidenze, appare strano. Effettivamente guardando ai numeri i dubbi sono legittimi. E sulla questione della mortalità anche l’Oms li ha espressi, per quanto l’attendibilità dei dati sulla mortalità da Covid sia un problema anche in altri Paesi.

Sui contagi si ha l’impressione che i numeri siano ritoccati, quando non decisamente inventati di sana pianta.

Sul piano economico, la contrazione dell’economia prevista per la Russia nel 2020 viaggia intorno al -6%. Il problema è che le condizioni di partenza e i possibili ammortizzatori sociali per questo Paese sono diversi rispetto a Paesi come anche l’Italia: l’economia era già in stagnazione e per quanto le autorità si fregino di avere dei cuscinetti importanti come il Fondo nazionale di assistenza al benessere nazionale, questo tesoro finora non è mai stato toccato, nemmeno nelle situazioni più difficili legate al crollo del prezzo del petrolio o alle sanzioni. Ora le condizioni dei russi sono in costante peggioramento e se le autorità non si decidono a usare quei fondi, sarà difficile riuscire a finanziare i tagli delle tasse e l’incremento delle pensioni che Putin ha promesso.

La pandemia sta rafforzando o indebolendo Putin?
I sondaggi lo danno ancora al 60% circa però evidentemente è crollata la fiducia rispetto all’80% di alcuni mesi fa. Oltre che in stagnazione economica il Paese è anche in stagnazione politica perché purtroppo al momento non c’è un’alternativa democratica.

L’opposizione cosiddetta “sistemica” non costituisce una reale minaccia alla leadership di Putin

e dà una parvenza di Stato democratico; invece l’opposizione “non sistemica”, fatta di gruppi più marginali o di persone che potrebbero costituire una reale alternativa, di fatto non arriva mai a essere rappresentata nella Duma, perché glielo si impedisce in ogni modo. I russi ritengono che la loro democrazia sia una democrazia imperfetta, ma la considerano la migliore che la Russia possa avere in questo momento, frutto di un’evoluzione storica profondamente diversa dalla nostra. Certamente neanche questo referendum porterà la Russia a essere uno Stato democratico liberale come lo intendiamo noi.

La pandemia ha distolto l’attenzione da tanti temi internazionali: se per la Crimea è difficile intravedere ripensamenti, qual è la situazione per l’Ucraina?
In Ucraina c’è stata una regressione degli scontri ma c’è stata anche una riduzione degli sforzi di negoziazione per la pace. I vertici delle repubbliche popolari di Lugansk e Donetsk sono alle prese con le conseguenze del virus, sanitarie ed economiche. Nel breve termine il risultato è una riduzione degli scontri, che non vuol dire la fine, perché stanno continuando a morire persone. Le pesanti ricadute economiche del Covid invece generano un aumento della dipendenza di queste entità dalla Russia. Sulla Crimea non credo ci siano tanti margini per modificare la situazione.