• on giugno 17, 2021

Risoluzione Matić. P. Barrios Prieto (Comece): “La Chiesa ha una missione molto chiara, difendere la vita sempre”

“È una proposta di Risoluzione che si pone a favore di tutte le donne, soprattutto le più vulnerabili e quelle che vivono nelle zone più rurali e periferiche dell’Europa. A noi pare quindi una buona proposta. Quello che ci preoccupa è il testo. Per tanti motivi, ma in primo luogo perché include un diritto all’aborto nel diritto alla salute. Dal nostro punto di vista, non è eticamente accettabile”. Parte da questo “punto” padre Manuel Barrios Prieto, segretario generale della Commissione degli episcopati dell’Unione europea, per spiegare al Sir le ragioni che hanno spinto la Comece a scendere in campo con un “Position Paper” per manifestare il dissenso dei vescovi Ue in merito alla “Risoluzione del Parlamento Europeo sulla situazione della salute e i diritti sessuali e riproduttivi nell’Ue, nel quadro della salute delle donne”, meglio noto come “Risoluzione Matić”. “Preoccupa anche – aggiunge padre Barrios – il fatto che il tema della libertà di coscienza dei medici e degli operatori sanitari viene messo in discussione e che con questa Risoluzione, il Parlamento invade un ambito su cui non ha competenza perché è proprio dei Paesi membri dell’Unione Europea”. Ma c’è “una questione di fondo” che amareggia l’episcopato Ue: “Prendendo queste iniziative, il Parlamento si distanzia da una grande parte della società che pensa l’Europa come una terra che promuove i valori della vita e può quindi creare un ulteriore distacco tra società civile europea e istituzioni europee. Un distanziamento che rischia di spostare i voti verso i partiti populisti”.

Non temete che su questi temi, la Chiesa sia vista, soprattutto agli occhi dell’Europa occidentale, come retrograda, rischiando così di allontanarsi dalla gente?

La Chiesa ha una missione. Deve essere profetica. Ed essere profeta a volte significa anche non dire le cose che piacciono, essere soggetti a critiche. La Chiesa ha una missione molto chiara che è la difesa della vita, soprattutto quando è più vulnerabile e meno protetta. Facciamo riferimento alla vita del nascituro perché crediamo che dal concepimento, ci sia una nuova vita umana, con tutti i suoi diritti. Ma parliamo anche della vita degli anziani, dei disabili, dei migranti. Di tutte quelle persone che come dice Papa Francesco, tendono ad essere scartate dalla nostra società.

Il Position Paper elenca tutta una serie di preoccupazioni. Ma qual è il messaggio positivo che sui temi della vita, la Chiesa vuole dare all’Europa?

Un grande appoggio alle donne, soprattutto quando sono più in difficoltà. Posso dire che le donne hanno sempre trovato la Chiesa vicina. Non una Chiesa che offre soluzioni facili che alla fine creano grossi traumi. Ma una Chiesa vicina che non le lascia sole, le accompagna, che propone altre soluzioni.

Come conciliare allora il diritto del nascituro a nascere con il diritto alla salute delle donne?

Credo che non vadano contrapposti. Sono due diritti fondamentali, che vanno conciliati. Il diritto del nascituro a nascere e il diritto della donna di poter uscire da situazioni difficili, familiari e sociali. Nessuno come la Chiesa conosce cosa vivono le donne e le loro difficoltà. A volte ho l’impressione che si trattano questi temi in modo superficiale. Siamo quindi chiamati ad alzare la voce come Chiesa, anche se questo può non piacere a qualcuno.

Quale appello formulate ai deputati europei?

Il nostro è un appello alla responsabilità, a prendere sul serio quello che si discute, non farlo con leggerezza. Chiediamo anche di avere presente il mandato che i parlamentari hanno ricevuto dagli elettori. Ho a volte la sensazione che alcuni parlamentari facciano un discorso ai loro elettori nel loro paese e poi in Parlamento Europeo prendono altre scelte. Questo non è corretto.