• on settembre 5, 2020

Reti sociali. Immersi nell’infosfera per ricostruire la comunità

Uno dei problemi che emergono dalla società moderna in questo tempo sospeso caratterizzato dall’emergenza sanitaria è la mancanza di coesione sociale che si intravede nelle nostre comunità. Sembra quasi che la frammentazione, la personalizzazione, la disintermediazione dell’utente e l’egosistema abbiano preso il sopravvento sulla socialità e sulla reciprocità. Basta entrare nei social network per capire come la logica della brandizzazione, della monetizzazione e del relativismo ruoti attorno ai temi più disparati e a volte anche banali. Siamo tutti immersi nell’infosfera, termine che coniuga i significati di biosfera e informazione, e le reti sociali occupano un ruolo centrale nell’esperienza comunicativa delle persone. Purtroppo, però, non poche volte i social network diventano ambienti che portano alla deriva o, peggio, all’hate speech, a quell’odio in rete che sfocia spesso al non rispetto degli altri. Per dirla alla Gesualdo Bufalino nel suo libro del 1994 Bluff di parole “uno degli errori di giudizio più comuni nella vita di relazione è credere che il prossimo sia capace d’ogni nostra bassezza” e questo avviene anche dietro la realtà mediata dagli schermi dei tablet o degli smartphone. Siamo davanti a una fase nuova in cui operatori delle comunicazioni sociali, redazioni e cittadini sono chiamati non solo a conoscere, avere competenza e dimestichezza di ambienti e strumenti, ma anche a mettere in campo responsabilità e buon senso per abitare il cyberspazio, inteso come quinta dimensione in cui avvengono le interazioni sociali, le attività economiche e i processi politici della contemporaneità.

Internet e le reti sociali rappresentano, come ha ribadito Papa Francesco in occasione della LII Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, “una possibilità straordinaria di accesso al sapere”, ma sono anche luoghi “esposti alla disinformazione e alla distorsione consapevole e mirata dei fatti e delle relazioni interpersonali, che spesso assumono la forma del discredito”.  Siamo davanti a una sfida che in tempi di Covid-19 chiama ancora di più a una ripartenza con l’impegno di ricostruire coesione sociale nelle piccole e grandi comunità, a partire dalla famiglia, per arrivare alla scuola, ai luoghi di lavoro e al mondo dell’associazionismo di ogni genere. È una sfida educativa che invita a ripensare il modo di comunicare dentro e fuori le reti sociali per dare maggiore valore alle relazioni interpersonali, al dialogo e all’incontro.

Occorre una “sostenibilità antropologica”

che tenga conto degli insegnamenti della Chiesa italiana negli ultimi venti anni attraverso gli Orientamenti pastorali incentrati sulla “comunicazione” nel decennio 2000-2010 e sulla “educazione” nel decennio 2010-2020. Comunicazione e educazione sono il binario su cui viaggia il treno che dalle community conduce a comunità certamente immerse nell’infosfera, ma consapevoli che occorre guardare a un orizzonte comune e a percorsi di senso aperti al confronto e al rispetto delle idee, anche differenti, nell’ottica di un ecosistema che pone al centro l’uomo.