• on settembre 14, 2021

Religioni ai leader della terra: “Il contrario della pandemia è la fraternità universale”

“Il dovere della politica è l’azione, preceduta, guidata dallo studio e dalla riflessione. In questo, voi autorità religiose, avete un ruolo fondamentale. Risvegliate le sensibilità assopite dall’indifferenza o dai calcoli di convenienza. Richiamate la politica all’azione coerente al vostro messaggio”. La politica risponde così ai leader delle fedi mondiali e consegna loro un compito “essenziale”. È il premier Mario Draghi, a concludere a Bologna il G20 Interfaith Forum, che si è svolto quest’anno alla vigilia del G20 a presidenza italiana e con il titolo, “Time to Heal – Peace among cultures, understanding between religions”. Una fitta agenda di incontri e tavole rotonde dove si sono confrontati 370 leader religiosi, politici, parlamentari, scienziati e personaggi della cultura; hanno preso la parola 160 speakers, provenienti da 70 paesi animando 32 sessioni di lavoro. Arrivando per la sua conclusione, il premier Draghi ha espresso un vero e proprio tributo al ruolo che le religioni hanno nella sfera pubblica. “Nei momenti più tragici della storia recente – ha detto -, avete costruito ponti laddove il terrorismo, la guerra e l’indifferenza avevano eretto barriere. Avete esortato al rispetto delle differenze, al ripudio delle discriminazioni. Avete difeso con coraggio i diritti delle comunità che sono vittime di persecuzione. Le proposte che avete presentato a questo Forum e che il G20 intende esaminare, riaffermano la profondità del vostro impegno e l’importanza della conoscenza e dell’ascolto senza i quali non vi può essere una autentica cultura della diversità e il pieno riconoscimento dei valori che sono alla base della nostra umanità”.

“Il contrario della pandemia, male universale, è la fraternità universale”, ha detto il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna. “Le pandemie si diffondono e colpiscono con maggiore forza se i muri sono tanti e alti e i ponti pochi e fragili”. Gli eventi che stanno scuotendo le cronache internazionali, gli attacchi ai luoghi di culto e l’anniversario degli attentati alle Torre Gemelle e al Pentagono, dimostrano che non bisogna mai abbassare la guardia. Occorre – dice Zuppi – “guarire il mondo da ogni seme, sempre fertile, di ignoranza, intolleranza, vecchi e nuovi razzismi, scegliendo la via dell’incontro, dell’educazione per combattere l’analfabetismo religioso”. La strada – ricorda l’arcivescovo – è quella coraggiosa dello Spirito di Assisi, incontro profetico voluto da San Giovanni Paolo II per combattere insieme la pandemia della guerra e conseguire la pace. “Umilmente ma fermamente – ha detto il cardinale – desideriamo offrire queste riflessioni a quanti devono e possono decidere le soluzioni comuni a vantaggio di tutti”. “Non vogliamo che la fraternità sia tutt’al più un’espressione romantica ma una prassi di impegno comune”.

Per tre giorni, coordinati dallo storico Alberto Melloni, a Bologna leader religiosi di tutte le fedi, parlamentari e ministri di varie parti del mondo, studiosi e scienziati di diverse discipline si sono confrontati sui grandi temi della politica internazionale, del dialogo interreligioso e interculturale, delle sfide senza precedenti che il mondo oggi sta affrontando. Si è parlato di terrorismo e di pace, di Afghanistan e corridoi umanitari, di vaccini e sviluppo sostenibile, degli impegni che si attendono dal Summit di Glasgow sul clima, la Cop26.

Sui temi dell’ambiente ha preso la parola il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I che ha lanciato un appello ai leader mondiali affinché non esitino ad agire per salvare il pianeta. Sono emerse anche proposte e indicazioni. È stato per esempio proposto in una tavola rotonda “l’appello al legislatore nazionale di togliere il concetto di razza dalla Costituzione” e di “cancellare” la parola “razza” dal lessico delle istituzioni, anche quando “è usato con le migliori intenzioni”. Interessante anche quanto ha detto Bernard Spitz, presidente degli Affari europei ed internazionali del Medef, l’associazione degli imprenditori francesi, che ha lanciato l’idea di “una nuova Bretton Woods del 21/o secolo per affrontare i problemi reali del nostro tempo”.

A Bologna, si è parlato anche di Mediterraneo, frontiera di pace con una tavola rotonda organizzata in collaborazione con la Conferenza episcopale italiana. Dopo l’incontro a Bari nel febbraio 2020, la Cei sta richiamando di nuovo in Italia, nella città di Firenze, i responsabili delle Chiese che si affacciano sul bacino del Mediterraneo. “Oggi – ha detto il card. Gualtiero Bassetti – siamo ad un punto della storia umana in cui non possiamo più permettere che si affermino quelle dinamiche che ci rendano uno straniero all’altro, perché le sfide che abbiamo davanti richiedono di essere affrontate insieme e non da una parte a scapito dell’altra”. “Il Mediterraneo – ha aggiunto – non è più soltanto un bacino marittimo che bagna tre continenti, spesso in conflitto tra loro”, ma “un angolo visuale fondamentale da cui guardare il mondo intero”. Luogo dove si affacciano le tre grandi tradizioni religiose ma anche bacino di scambi commerciali e purtroppo “mare drammaticamente percorso da un grande flusso di migranti – uomini, donne e bambini – che provengono dal Nordafrica, dall’Africa subsahariana, dal Corno d’Africa e dal Medioriente”. “Da questo punto di vista, purtroppo – sintetizza Bassetti -, il Mediterraneo è una sorta di caleidoscopio in cui si concentrano le crisi del mondo. Occorre invertire la rotta. È assolutamente necessario cambiare il passo di marcia. Con coraggio, carità e responsabilità!”.

Gli ha fatto eco il card. Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze. “È necessario trasformare il Mediterraneo da ‘fossato’, che divide i popoli e le culture, a grande lago intorno a cui fioriscono e si incontrano le civiltà”. E l’Italia ha un ruolo essenziale che può e deve svolgere: “su questo mare – ha detto il cardinale – l’Italia è gettata ‘come un ponte’: da qui deriva il ruolo di mediazione, di terreno di incontro tra Nord e Sud del mondo, tra Oriente e Occidente, che spetta al nostro Paese e che per Firenze, città di bellezza e di dialogo, rappresenta una missione particolarmente sentita”.