• on luglio 17, 2020

Polonia: vince Duda e prosegue il “buon cambiamento” di Kaczynski. Ma il Paese è diviso

Il risultato del ballottaggio per le elezioni presidenziali in Polonia, svoltosi domenica 12 luglio, ha assegnato la vittoria (con il 51,03% di preferenze), e il secondo mandato, al 48enne Andrzej Duda, appoggiato dalla coalizione di centrodestra di Jarosław Kaczyński, a capo del partito di maggioranza Diritto e giustizia (Pis). Il candidato alternativo, il liberal-conservatore Rafał Trzaskowski, sindaco di Varsavia, ha ottenuto il 48,97% di preferenze. Le presidenziali polacche, inizialmente previste per il 10 maggio scorso, sono state posticipate a causa della pandemia da coronavirus. Il primo turno, al quale avevano partecipato ben 11 contendenti, si era svolto il 28 giugno. Della Polonia elettoralmente divisa a metà il Sir dialoga con Bogusław Chrabota, direttore del quotidiano nazionale Rzeczpospolita.

Jarosław Kaczyński, presidente del Pis, dice che in campagna elettorale Duda ha avuto tutti contro, ed è stato vittima di “aggressioni” politiche da parte dei media influenzati dall’estero; eppure ha ottenuto un rilevante successo personale. Secondo la valutazione dell’Osce, invece, la campagna elettorale è stata caratterizzata da omofobia, xenofobia e antisemitismo, accompagnata da una narrazione tendenziosa da parte dei media pubblici, mentre Duda avrebbe ricevuto un sostegno indebito da parte dei membri del governo del Pis. Quale descrizione della campagna elettorale le sembra più vera?
Mi sembra evidente che la campagna elettorale non sia stata alla pari. Tutto l’apparato dello Stato, e tutti i partiti di destra, si sono schierati unitamente contro il candidato dell’opposizione Trzaskowski. Il governo non si è radunato per un mese poiché tutti i suoi membri erano impegnati nella campagna elettorale a sostegno del presidente uscente Duda. Anche la contingenza della lotta contro la pandemia è stata usata come elemento della campagna elettorale, mentre i media pubblici si sono dimostrati totalmente assoggettati al potere governativo. Il candidato dell’opposizione non ha beneficiato di un simile sostegno.

Ciò dimostra l’importanza del successo elettorale di Duda per Kaczyński.

Poiché, secondo il capo del Pis, solo la vittoria alle presidenziali rende possibile concludere la sua rivoluzione conservatrice che chiama “il buon cambiamento”. La campagna elettorale non è stata così tendenziosa, come spesso si dice: ma hanno pesato sull’elettorato lo spauracchio della ideologia Lgbt, su un eventuale ritorno della sinistra al governo del Paese (evocando così il ritorno del comunismo – ndr), sull’introduzione dell’eutanasia, o su una presunta influenza tedesca che incomberebbe sulla politica nazionale. Trzaskowski veniva presentato come colui che avrebbe tagliato la tredicesima delle pensioni e ridimensionato il welfare. Tali argomenti si sono sommati ad altri stereotipi negativi relativi a Trzaskowski, presentato come “ladro” o “sinistrorso”.

La stampa internazionale paventa una trasformazione della Polonia in Stato autoritario, ma sottolinea anche che un polacco su due non è d’accordo con l’autoritarismo antitedesco e antieuropeo. Condivide tali valutazioni?
Le forze politiche attualmente al governo hanno delle tendenze autoritarie ma non totalitaristiche. Non esageriamo! In Polonia abbiamo una stampa libera, tribunali indipendenti e organi di amministrazione locale svincolati dal potere centrale. È possibile che Kaczynski voglia annullare tali oasi di libertà, ma questo non sarà semplice, e forse nemmeno possibile. Perché la metà di polacchi lo rifiuterebbe. Il potenziale libertario in Polonia è troppo rilevante affinché qualcuno tenti di ridimensionarlo. In futuro, passo dopo passo, il potere centrale cercherà di appropriarsi delle sfere di autonomia finora esistenti nel Paese. È destinato tuttavia a essere sconfitto. La Polonia giovane, forte, moderna e ben istruita non lo permetterà. Anche se molti polacchi – è questo mi pare avere una certa importanza – si considerano ormai classe media, e sarebbero disponibili a sacrificare la libertà per mantenere il proprio status. In questo senso i polacchi sono forse più opportunisti di 30 anni fa.

Gli imprenditori polacchi vorrebbero che il Paese non si isoli nell’ambito dell’Ue poiché paventano, fra gli altri, un taglio dei fondi per la ripresa economica dopo la pandemia. La Polonia di Duda, dopo il coronavirus, si avvicinerà a Bruxelles?
Penso di sì. Tale avvicinamento sarà dettato da motivi d’interesse, ma verrà realizzato con una certa determinazione. Nessuno si può permettere di tentare un Polexit. La maggior parte dei politici di destra ripete da tempo di essere favorevole all’integrazione europea, a condizione che sia un’Ue di patrie alla pari.

Fra tre anni ci saranno le elezioni politiche. Trzaskowski riuscirà ad unire l’opposizione che già oggi sembra più divisa di prima del ballottaggio?Trzaskowski non dispone più di questi oltre 10 milioni di sostenitori che lo hanno votato domenica scorsa. Sarà molto difficile che svolga il ruolo del leader poiché non è deputato ma solo il sindaco della capitale. Dovrebbe in poco tempo diventare capo del maggiore partito d’opposizione, la Piattaforma civica (Po) e questo mi sembra poco probabile. Penso che la sua stella andrà spegnendosi lentamente. Ci sono molti altri che vorrebbero essere a capo dell’opposizione.