• on dicembre 29, 2021

PER IL 31 – L’anno che verrà: per vincere l’algoritmo del pessimismo

L’anno vecchio è finito, ormai
Ma qualcosa ancora qui non va
Si esce poco la sera, compreso quando è festa
E c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra

Quand’è che abbiamo smesso di sperare nel nuovo anno? Abbiamo vissuto tragedie di ogni tipo, guerre, terrorismo, stragi, ma ci si avvicinava al 31 dicembre sempre sicuri che l’anno nuovo poteva essere diverso, migliore. Adesso ci avviciniamo a quella porta timorosi di aprirla.

Quanti sacchi di sabbia abbiamo messo alla finestra? Dopo due anni di pandemia, la guerra al Covid si è trasformata in una guerra tra persone; ma non è questa forse la fine di ogni guerra? Non si finisce per essere tutti vinti? Esausti, rancorosi, diffidenti, faziosi, in alcuni casi gli uni contenti per la malattia dell’altro, divisi tra novax o sìvax.

Due anni di numeri in prima pagina, usati come clave da personaggi vecchi e nuovi divenuti da un giorno all’altro punti di riferimento, buoni per ogni occasione, ma inevitabilmente incapaci di fornire certezze per quella che fin dall’inizio è stata una navigazione a vista.

Questo insieme di sfiducia, scoraggiamento e disfattismo potrebbe essere racchiuso in una formula, in un algoritmo.Ecco, chiedendo scusa a matematici titolati, Medaglie Fields e Premi Nobel, l’algoritmo del Pessimismo potrebbe essere questo:

Pessimismo = Social * Streaming / Speranza

Uno dei fattori è rappresentato infatti dai Social, dalle nostre piccole bolle, che propongono persone e argomenti che già ci interessano alimentando sempre la stessa visione della realtà. Un amplificatore esponenziale dello stesso tipo di commenti che distorce la realtà portandoci a pensare che i 100 – 200 account (reali o fittizi) che leggiamo siano la voce dell’intera rete.

Altro importante fattore è rappresentato dall’algoritmo delle piattaforme “streaming” che ci forniscono consigli sulla base di quello che abbiamo già visto avvalendosi di un archivio ampio e variegato che in questo ultimo periodo arricchitosi a dismisura di film e serie apocalittiche, provenienti da ogni parte del mondo, dove l’uomo è spogliato di umanità e futuro. Puntate viste e consumate una dopo l’altra. Un bombardamento senza precedenti di cui spesso non ricordiamo trame e personaggi ma solo l’angoscia, quella sì, che ci hanno trasmesso.

La soluzione? Se proprio non ce la facciamo a limitare il numeratore, occorre lavorare sul denominatore di quella formula: la Speranza. Distogliamo lo sguardo dal cellulare o dallo schermo televisivo e guardiamoci attorno, in alto e in basso. Scopriremo il tanto buono intorno a noi. Scopriremo che c’è tanta gente che porta da mangiare a uomini e donne che vivono in strada, che si chinano sulle sofferenze altrui, che portano pacchi alle famiglie povere del nostro stesso quartiere, magari nostri vicini di casa. Scopriremo amici o colleghi che dopo aver chiesto “come stai” rimangono lì ad ascoltare la tua risposta e a insistere se notano qualcosa che non va. Scopriremo persone che semplicemente regalano un sorriso, bene prezioso, che nessuna mascherina potrà mai nascondere. Senza mostrarsi, senza selfie (Matteo 6,1-4). Ecco la soluzione: quelle piccole azioni quotidiane che non andranno mai in “trending topic “e che riempiono in silenzio la giornata senza lasciare una traccia evidente, se non nel cuore di chi le compie e di chi le riceve.

E allora sì che
Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno
Ogni Cristo scenderà dalla croce
Anche gli uccelli faranno ritorno
Ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno
Anche i muti potranno parlare
Mentre i sordi già lo fanno

E per aprire le porte alla Speranza, per accrescere quel denominatore e sconfiggere ogni timore, occorre guardare in alto e dentro di noi utilizzando il più potente mezzo di comunicazione in grado di arrivare nel più alto dei Cieli: la preghiera.

*giornalista TV2000