• on aprile 1, 2021

Pasqua: dal Tigray (Etiopia) in guerra gli auguri di suor Girotto, “impariamo a trasformare la miseria incombente in misericordia”

“Augurare ‘buona Pasqua’ pare ingenuo e fuori luogo, sapendo che Pasqua significa novità di vita ritrovata, profumo di Risurrezione”. Nel Tigray invece c’è la guerra da inizio novembre dello scorso anno, “una delle tante ‘piccole guerre’ che sembrano non meritare attenzione, dimenticate da giornali e tv, ma che coinvolge 6 milioni di persone, spegnendo migliaia di vite innocenti”. Lo scontro, tra l’esercito federale etiope e le forze della regione del Tigrai, nel nord del Paese, ha innescato una emergenza umanitaria che coinvolge decine di migliaia di sfollati.

suor Laura Girotto (foto Carolina Paltrinieri)

Dalla missione di Adwa a inviare i suoi auguri di Pasqua è la salesiana suor Laura Girotto, missionaria con esperienze in Egitto, Siria, Libano, Zaire, e dal 1993 ad Adwa (Tigray) al confine con l’Eritrea, una delle zone più povere e diseredate del mondo. Qui, nel 1994, suor Laura fonda la missione denominata “Kidane Mehret”, nome della protettrice del Paese, che in lingua locale significa “velo di misericordia” e si riferisce alla Madonna. Oggi ad Adwa si trovano una scuola, l’ospedale, laboratori e stalle.

Etiopia, Pasqua copta preghiere al sicomoro. (foto Carolina Paltrinieri)

Nella sua lettera, diffusa dall’associazione “Amici di Adwa” (www.amicidiadwa.org), da sempre al fianco della missionaria per supportarne i progetti, la religiosa racconta quanto accade in quel lembo di terra: “Sotto i bombardamenti con droni, carri armati, cannoni pesanti, migliaia di soldati hanno distrutto ospedali, scuole, fabbriche, aeroporti, monasteri e moschee. I raccolti, pronti per la mietitura, sono stati dati alle fiamme. Elettricità, comunicazioni, erogazione di acqua, trasporti totalmente bloccati. Violenze di ogni genere, stupri di donne e bambine, fucilazione indiscriminata di civili –  bambini inclusi – saccheggio di case, negozi, uffici e istituzioni. Ecco perché da noi il Covid è solo uno dei problemi, e neanche il peggiore”. Ma “per una grazia che neppure noi sappiamo spiegare”, afferma suor Laura, “la missione, l’ospedale e la nostra gente non sono stati colpiti. Patiscono il terrore che accomuna tutti, ma sono assistiti da noi come meglio possiamo. Nonostante questo mando gli auguri di una Pasqua serena, nella certezza che Dio resta fedele al soprannome che si era scelto e che noi ricordiamo soprattutto a Natale: Emmanuele, il Dio con noi”.

Etiopia, Pasqua copta
(foto Carolina Paltrinieri)

Oggi l’associazione “Amici di Adwa” ha diffuso un video che mostra un bambino della missione che, scavando nei rifiuti in cerca di cibo, ha trovato una bomba che gli ha fatto saltare una mano.

“Un piccolo Cristo Crocifisso – lo definisce suor Laura – disteso su un lettino operatorio prima di essere operato; è uno dei tanti piccoli Cristi che in questi giorni purtroppo ad Adwa, in Etiopia, in Tigray, stanno soffrendo una Passione che sembra non finire mai, una Quaresima continuata”.

Già, perché vivere la Pasqua nel Tigray in guerra, secondo la missionaria, è “vivere una Quaresima senza fine che però, ne siamo certi, sboccherà nella festa della Risurrezione. Coloro che permettono alla Fede di abitare il proprio quotidiano, scoprono che la fatica di cucire l’oggi col domani non è tolta, ma apre piuttosto a domande, interroga, si interroga.

Impariamo a trasformare la miseria incombente in misericordia.

Riscopriamo l’assurdo dell’amore, quello che ha spinto il Figlio di Dio a diventare uno di noi, a morire sulla Croce per ciascuno di noi. Per poi risorgere e dare così inizio alla prima Pasqua, festa della Vita vittoriosa sulla morte e sul dolore”.

Ad Adwa la Pasqua sarà celebrata insieme “ai fratelli copto-ortodossi”,il 2 maggio. Ma ciò non impedisce a suor Laura di dire sin da adesso: “Domenica sarà Pasqua. Finalmente!”.