• on ottobre 24, 2019

Parlamento europeo: verità per Giulio Regeni. Premio Sacharov al difensore degli uiguri in Cina

Brexit, Siria, Balcani, bilancio: sono fra i temi principali della sessione plenaria dell’Europarlamento svoltasi dal 21 al 24 ottobre a Strasburgo. In chiusura dei lavori l’emiciclo ha approvato una risoluzione che chiede verità per Giulio Regeni: nel documento si condannano le “continue restrizioni ai diritti fondamentali in Egitto”, e in particolare viene negata “la libertà di espressione, sia online che offline, e di associazione”. In riferimento all’assassinio, avvenuto nel 2016, dell’assistente di ricerca italiano Giulio Regeni, il Parlamento ha ribadito l’invito “alle autorità egiziane a fare luce sulla sua morte e a chiamare i responsabili a risponderne”. Denunciando “la mancanza di un’indagine credibile” sul rapimento, tortura e assassinio, i deputati hanno ricordato che il Parlamento italiano ha sospeso le relazioni diplomatiche con il Parlamento egiziano e ha chiesto ai Parlamenti dei Paesi Ue di seguirne l’esempio in segno di solidarietà.

Il difensore degli uiguri in Cina. Nel corso dei lavori il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, ha reso nota la decisione di assegnare il Premio Sacharov 2019 per la libertà di pensiero a Ilham Tohti. Gli altri finalisti erano: Marielle Franco, Chief Raoni e Claudelice Silva dos Santos, The Restorers. Il premio – una pergamena e un assegno – verrà consegnato durante una cerimonia ufficiale il 18 dicembre a Strasburgo. Ilham Tohti è un economista uiguro che lotta per i diritti della minoranza uigura in Cina. Tohti, spiega una nota biografica del Parlamento, “è un sostenitore del dialogo e delle leggi sull’autonomia regionale in Cina. Nel 2014 è stato condannato all’ergastolo per accuse di separatismo. Anche dalla prigione resta una voce moderata della riconciliazione”. Dal 2017 più di un milione di uiguri “sono stati detenuti in una rete di campi di prigionia”. David Sassoli ha affermato: “Il Parlamento europeo esprime sostegno per l’impegno di Tohti e chiede che venga immediatamente rilasciato dalle autorità cinesi”.

Braccio di ferro sul budget. La plenaria, con la consueta fitta agenda, si era aperta con l’ostacolo della Brexit, ovvero i nuovi passi falsi che si stanno consumando a Londra in relazione al recesso dall’Unione. In sede Ue ora si prende nota della nuova giravolta del premier britannico Boris Johnson, che sarebbe disposto a rimandare la Brexit chiedendo però in cambio a Westminster l’indizione di elezioni generali per il 12 dicembre. Poi spazio a un bilancio della Commissione Juncker e dell’operato del presidente del Consiglio europeo Tusk. L’aula ha inoltre votato la sua posizione sul bilancio 2020, chiedendo più fondi per investimenti, clima, giovani, lavoro: dal Consiglio dei ministri Ue (dove sono rappresentati i governi dei Paesi membri) è subito arrivano un secco no all’aumento delle risorse. Così deve prendere avvio un periodo conciliazione, per giungere a un accordo tra le due autorità di bilancio, appunto Parlamento e Consiglio. Diversamente la Commissione dovrà proporre un nuovo schema di bilancio per il prossimo anno.



Richieste sanzioni per la Turchia. Due altre risoluzioni – precedute da vivaci dibattiti in plenaria – hanno impegnato i deputati. Quella dedicata alla ferma condanna dell’intervento militare turco nel nord-est della Siria, ha espresso “solidarietà al popolo curdo” e preoccupazione “in merito alle notizie secondo le quali centinaia di prigionieri appartenenti all’organizzazione terroristica Isis, tra cui numerosi combattenti stranieri, stanno fuggendo dai campi della Siria settentrionale” proprio a causa dell’offensiva turca. Il Parlamento ritiene “inaccettabile che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan utilizzi i profughi come arma per ricattare l’Europa comunitaria” ed “esorta il Consiglio a prendere in considerazione l’adozione di misure economiche (sanzioni) contro la Turchia”.

Balcani: “errore strategico”. Un altro testo votato dal Parlamento esprime “profondo disappunto” per il mancato accordo, in occasione del Vertice Ue del 17-18 ottobre, sull’avvio dei negoziati di adesione all’Unione con Albania e Macedonia del Nord. I deputati hanno denunciato l’iniziativa di Francia, Danimarca e Paesi Bassi di “bloccare la decisione, affermando che Albania e Macedonia hanno compiuto notevoli sforzi negli ultimi anni e soddisfano i requisiti dell’Ue per l’avvio dei negoziati di adesione”. La “mancata decisione” sull’avvio dei negoziati “rappresenta un errore strategico che ha un effetto negativo sulla credibilità dell’Unione” e invia “un segnale altrettanto negativo a eventuali Paesi candidati”. Potrebbe inoltre consentire ad altri attori stranieri – “le cui politiche potrebbero non essere in linea con i valori e gli interessi dell’Ue” – di stringere relazioni più strette sia con la Macedonia del Nord sia con l’Albania. La preoccupazione dell’Assemblea si rivolge a un’accresciuta presenza politica ed economica di Russia, Cina e Turchia nei Balcani.