• on marzo 1, 2021

Papa Francesco in Iraq: a Ur dei Caldei il sogno di Giovanni Paolo II diventa realtà

A Ur Papa Francesco sarà accolto in una struttura normalmente a disposizione degli archeologi del sito e da qui, a poche decine di metri dalla famosa ziqqurat si incontrerà con i rappresentanti delle religioni presenti in Iraq, tra loro anche un esponente della piccola comunità ebraica presente nella capitale irachena.

Ur dei caldei

Nel sito, oggi patrimonio dell’Unesco, sono in corso lavori di sistemazione per dare la degna accoglienza al Pontefice, in quella che è la prima visita di un Papa in Iraq (5-8 marzo) e la prima storica a Ur dei caldei, fissata per il 6 marzo.

Questo lembo di terra tra il Tigri e l’Eufrate, – da dove, secondo la narrazione biblica, Abramo, padre delle tre fedi monoteistiche (Ebraismo, Cristianesimo e Islam), partì accogliendo la chiamata di Dio – rimase il sogno di Giovanni Paolo II. Nei suoi pellegrinaggi giubilari del 2000 Papa Woytjla, si recò prima (febbraio) sul Sinai (Egitto), e il mese dopo in Terra Santa, sul monte Nebo e a Gerusalemme. Il suo desiderio era quello di preparare questi due pellegrinaggi con quello a Ur dei Caldei, in Iraq, dove tutto ebbe inizio. Il viaggio era già pronto a dicembre del 1999 ma fu impedito dalla guerra. Quel pellegrinaggio spirituale ora si compie con Francesco.




Ur si trova a circa 300 km a sud di Baghdad, nel Governatorato di Thi Qar (Iraq del Sud), nell’area di Ahwar, particolarmente ricca di storia e risorse ambientali da preservare come le Paludi mesopotamiche di Maysan e Dhi Qar; Huweiza; Hammar est (Bassora); Hammar ovest e i siti archeologici di Ur, Uruk ed Eridu. Per questo motivo l’area e il sito possono essere un punto di partenza per lo sviluppo socio-economico dell’intera zona. Nel 2018 è stata lanciata la campagna “Urim Initiative”, dal nome dell’antica città di Ur, che vede tra i promotori rappresentanti della società civile irachena e italiana, tra loro esperti internazionali di patrimonio culturale e archeologico iracheno, tra cui archeologi dell’Università La Sapienza di Roma e il team dell’architetto italiano Carlo Leopardi. A coordinare sul terreno la campagna è l’ong italiana Un Ponte Per.

“Rivalutare, proteggere e rendere fruibile questo patrimonio innanzitutto agli iracheni, vuole dire avvicinarli alla conoscenza del loro patrimonio e della loro storia”

spiega al Sir Ismaeel Dawood, civil society officer per l’ong Upp. “Dopo aver prodotto una analisi approfondita dell’area con esperti e tecnici italiani e iracheni – aggiunge – abbiamo lanciato una proposta alle autorità irachene per creare un centro di accoglienza per i visitatori, con servizi e parcheggi, fuori dell’area archeologica così da preservarla ma al tempo stesso renderla fruibile a flussi sostenibili di turisti”. Vicino al sito sono ancora visibili tracce della guerra del 2003 come una base militare irachena ancora attiva e che si trova lungo la strada principale di accesso a Ur. A riguardo, dice Dawood “stiamo cercando di creare una strada alternativa per arrivare all’area archeologica senza passare necessariamente davanti la base”. In questi anni di lavoro abbiamo coinvolto anche la società civile irachena, soprattutto i giovani, invitati a proteggere il sito con attività di tipo culturale e di studio. Da questo coinvolgimento è nato un altro progetto, “Sumereen”, sempre coordinato da Upp, che “si concentra sulle giovani generazioni e sulle donne, come attori capaci di creare nuovi percorsi per la crescita regionale, creando opportunità di lavoro combinando turismo sostenibile e piani di tutela del patrimonio naturale e culturale dell’area”. “Sumereen” è finanziato dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp) e dall’Ue attraverso il “Supporting Recovery and Stability in Iraq through Local Developmpent”. “La visita di Papa Francesco rappresenta una grande opportunità per il nostro lavoro – dichiara Dawood che è anche coordinatore di Sumereen –

il sito di Ur è un patrimonio delle tre religioni monoteiste, raccontato nella Bibbia, e potrebbe diventare un luogo di pellegrinaggio e non solo di turismo culturale. La presenza del Pontefice è anche un riconoscimento dell’importanza del dialogo culturale, umano e interreligioso, segni distintivi dell’Iraq del futuro”.

(Video di Arianna Pagani/Un Ponte Per)

Nella terra di Abramo. Parole che confermano quanto detto dal patriarca caldeo di Baghdad, card. Louis Raphael Sako, che nel presentare l’incontro interreligioso di Ur ha detto: “Nella terra di Abramo c’è qualcosa di speciale e distintivo che ci travolge con i suoi doni ed è la fede fraterna. Cristiani, musulmani, ebrei e altri condividono l’autenticità della fede di Abramo in un solo Dio e dovrebbero rispettare la bellezza di essere diversi nell’esprimerlo. Tale diversità è ricchezza piuttosto che motivo di disaccordo o litigio”. L’incontro, ha aggiunto, sarà “fraterno, umano e spirituale”.

L’auspicio del patriarca caldeo è che

“questa storica visita possa avere impatto su tutti gli iracheni e gli abitanti della regione per camminare verso una fraternità sentita e consolidata che garantisca dignità ad ogni essere umano”.

Subito dopo l’annuncio del viaggio il card. Sako anticipò al Sir alcuni appuntamenti del programma, tra questi proprio l’incontro di Ur: “Stiamo pensando – disse Mar Sako – ad una preghiera con cristiani, musulmani e altre denominazioni religiose. Saranno letti passi della Bibbia e del Corano relativi ad Abramo. Da Ur partirà un messaggio al mondo intero: per i cristiani che sono perseguitati, per i musulmani che soffrono tensioni e divisioni, per tutta l’umanità sofferente ora anche per la pandemia. Siamo tutti, nella fede, figli di Abramo. Abramo è un uomo che ha fiducia nel Signore. Ci sono simboli che possono toccare il cuore di ogni uomo, anche se è un fondamentalista”.