• on Gennaio 7, 2023

Papa Francesco: con “In Ecclesiarum Communione” viene riorganizzato il Vicariato di Roma nel segno della collegialità e una maggiore presenza del Pontefice

Una maggiore collegialità e, al contempo, una maggiore presenza del Papa, come vescovo di Roma, in ogni decisione pastorale, amministrativa ed economica di rilievo della diocesi di Roma, dove sarà sempre il Papa a presiedere il Consiglio episcopale, “organo primo della sinodalità”, e dove cessano o mutano le attività di alcuni uffici del Vicariato. Scompaiono incarichi come quello del prelato segretario generale, nascono nuovi organismi di vigilanza su finanze e abusi e si fissa a cinque anni il mandato del personale direttivo, prorogabile solo per un altro quinquennio. Tutte novità introdotte da Papa Francesco nella “In Ecclesiarum Communione”, la nuova Costituzione apostolica pubblicata venerdì 6 gennaio, che abroga la precedente “Ecclesia in Urbe” del 1988 di Giovanni Paolo II e riorganizza l’ordinamento del Vicariato. In vigore dal prossimo 31 gennaio, la Costituzione si apre con un proemio in cui Francesco traccia una profonda riflessione sulla diocesi di Roma, di cui ricorda l’importanza dal punto di vista ecclesiale, ma anche le difficoltà della gente che la abita e le attività a favore delle fasce sociali più fragili. La seconda parte riporta, invece, l’elenco dei 45 articoli.

“Mentre ricordiamo i sessant’anni dall’inizio del Concilio ecumenico vaticano II, sentiamo con particolare urgenza la chiamata alla conversione missionaria di tutta la Chiesa, accompagnata da una più viva consapevolezza della sua dimensione costitutivamente sinodale – scrive il Papa nel Proemio -. Per rianimare la missione, nel primato della carità e nell’annuncio della misericordia divina, vanno sostenute e promosse, in sinergia, la collegialità episcopale e l’attiva partecipazione del popolo dei battezzati”. Il Pontefice chiarisce: “Sogno una trasformazione missionaria che coinvolga integralmente le persone e le comunità, senza nascondersi o cercare conforto nell’astrattezza delle idee. Si tratta, dunque, di ‘porre in atto i mezzi necessari per avanzare nel cammino di una conversione pastorale e missionaria, che non può lasciare le cose come stanno’”. Per il Santo Padre, “la Chiesa perde la sua credibilità quando viene riempita da ciò che non è essenziale alla sua missione o, peggio, quando i suoi membri, talvolta anche coloro che sono investiti di autorità ministeriale, sono motivo di scandalo con i loro comportamenti infedeli al Vangelo. Questo non è un problema solo per la Chiesa: lo è anche per coloro che la Chiesa, popolo di Dio, è chiamata a servire con l’annuncio del Vangelo e la testimonianza della carità. Solo nella totale donazione di sé a Cristo per un servizio alla salvezza del mondo la Chiesa rinnova la sua fedeltà”. A Roma, come nelle altre Chiese particolari, “bisogna continuare ad ascoltare la voce dello Spirito Santo che si manifesta anche oltre i confini dell’appartenenza ecclesiale e religiosa, curando uno stile sinceramente ospitale, animati dalla spinta di chi esce a cercare i tanti esiliati dalla Chiesa, gli invisibili e i senza parola della società”.

Nella “In Ecclesiarum Communione” il cardinale vicario, come già stabilito dalla “Ecclesia in Urbe”, continua ad esercitare “il ministero episcopale di magistero, santificazione e governo pastorale per la diocesi di Roma con potestà ordinaria vicaria” nei termini stabiliti dal Papa. È anche “giudice ordinario della diocesi di Roma”. “L’esteso impegno che richiede il governo della Chiesa universale mi rende necessario un aiuto nella cura della diocesi di Roma. Per questo motivo nomino un cardinale come mio ausiliare e vicario generale”, chiarisce il Pontefice. “Il cardinale vicario – precisa Francesco – provvederà a informarmi periodicamente e ogniqualvolta lo riterrà necessario circa l’attività pastorale e la vita della diocesi. In particolare, non intraprenderà iniziative importanti o eccedenti l’ordinaria amministrazione senza aver prima a me riferito”.

Nella nuova Costituzione, si rafforza il ruolo del Consiglio episcopale, che diventa “organo primo della Sinodalità” e “luogo apicale del discernimento e delle decisioni pastorali e amministrative”.

Sarà il Papa a presiederlo quando si riunirà almeno tre volte al mese: “Mi deve essere inviato quanto prima l’ordine del giorno di ogni riunione”, stabilisce il Pontefice. Allo stesso modo, “delle riunioni del Consiglio episcopale viene redatto un verbale dal vescovo ausiliare con funzione di segretario, designato all’inizio del Consiglio, che mi deve essere inviato, e da conservare in apposita sezione dell’Archivio generale diocesano”. “Il cardinale vicario – prosegue il Santo Padre – nella sua funzione di coordinamento della pastorale diocesana agisce sempre in comunione con il Consiglio Episcopale, per cui si discosti dal suo parere concorde solo dopo aver valutato la questione con me”. Sempre il Consiglio episcopale dovrà esprimere il suo consenso alla nomina di cappellani, rettori delle chiese e responsabili dei servizi pastorali. Spetta ad esso inoltre l’elaborazione e la verifica del programma pastorale diocesano, nonché la formulazione delle linee direttive dell’azione pastorale, che però, scrive il Papa, “debbono essere approvate dal cardinale vicario e da me ratificate”. Deve essere approvato dal Papa anche il regolamento che regge il Consiglio diocesano per gli affari economici, organo che coadiuva il Pontefice nell’ambito dell’amministrazione economica della diocesi, indicando anche “criteri di trasparenza nella gestione dei fondi”.

Sulla stessa scia, presso il Vicariato di Roma viene istituita come organo di controllo interno, una Commissione indipendente di vigilanza con un proprio Regolamento approvato dal Papa, composta da sei membri, nominati sempre dal Pontefice, “di attestata competenza legale, civile e canonica, finanziaria e amministrativa, al di fuori di possibili conflitti di interesse, per la durata di un triennio”. Una volta l’anno deve relazionare al Santo Padre dopo essersi riunita a cadenza mensile e “aver verificato l’andamento amministrativo, economico e di lavoro del Vicariato”.

Con la nuova Costituzione cambia il ruolo del vicegerente che il Papa, contestualmente al documento, ha nominato nella persona del vescovo ausiliare Baldassare Reina.In base al nuovo ordinamento, il vicegerente di fatto assorbe i compiti del “prelato segretario”, normati nell’articolo 18 della precedente Costituzione, la cui figura non compare mai nel nuovo documento. Il vicegerente “coadiuva il cardinale vicario”, “coordina l’amministrazione interna della Curia diocesana”, “dirige gli uffici che compongono il Servizio della Segreteria generale del Vicariato”. Egli ha anche “il compito di moderare gli Uffici del Vicariato nell’esercizio delle loro funzioni” e “curare che i dipendenti del Vicariato svolgano fedelmente i compiti loro affidati”. Sempre al vicegerente, in un Decreto pubblicato il 6 gennaio, il Papa assegna la funzione di preposto del Palazzo apostolico lateranense e il compito di “verificare e sottopormi gli eventuali nuovi statuti e i regolamenti” di Opera Romana Pellegrinaggi, Caritas, Opera Romana Preservazione della Fede, Fondazioni, Confraternite, Arciconfraternite ed enti collegati al Vicariato. Quanto ai sette vescovi ausiliari, il Papa nella Costituzione scrive: “Sono miei vicari episcopali e hanno potestà ordinaria vicaria nel Settore territoriale per cui sono stati da me nominati”.

Nuove regole anche per la procedura di scelta dei nuovi parroci, dei quali “debbono essere valutate anche le caratteristiche spirituali, psicologiche, intellettuali, pastorali e l’esperienza compiuta nell’eventuale precedente servizio”. Nel caso dei candidati più giovani, si dovrà “raccogliere il parere dei formatori” e “dei vescovi che ne conoscono la personalità e le esperienze pregresse”. “Il cardinale vicario, compiuto l’iter – chiarisce il Papa – mi sottopone per l’eventuale nomina i candidati all’ufficio di parroco, e nomina i viceparroci”. Sempre al Papa il vicario, in vista di ordinazioni diaconali e presbiterali, dovrà sottoporre il profilo dei “candidati per l’eventuale ammissione agli Ordini sacri, ottenuto il consenso del Consiglio episcopale”.

Infine, nell’organigramma generale, si aggiungono nuovi uffici (ad esempio, quello di Pastorale carceraria), scompare il Tribunale d’appello, cosicché “le cause che erano devolute al Tribunale di appello del Vicariato di Roma sono trattate e decise dal Tribunale della Rota Romana”, e

nasce il Servizio per la tutela di minori e persone vulnerabili,

che riferisce al Consiglio episcopale tramite il vescovo ausiliare nominato dal Papa.