• on luglio 24, 2021

Paolo VI. Mons. Sapienza: “Ha amato tanto i vescovi, in particolare i vescovi italiani”

“Paolo VI ha amato tanto i vescovi, in modo particolare i vescovi italiani, che poteva seguire più da vicino”. A rivelarlo è mons. Leonardo Sapienza, reggente della Prefettura della Casa pontificia, nel suo ultimo libro, “Paolo VI – Povero cuore di vescovo”, edito da VivereIn. La prima fotografia, scattata dall’autore del volume nell’introduzione, porta una data precisa: 11 giugno 1973, giorno in cui Paolo VI inaugura la decima Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana presiedendo una concelebrazione nella Cappella Sistina. Numerosi sono gli interventi di Papa Montini sul ministero dei vescovi: durante le ordinazioni episcopali da lui presiedute sia da arcivescovo di Milano (8 vescovi ordinati), sia durante il pontificato (95 vescovi ordinati a Roma, e durante i viaggi in Australia, in India e in Uganda). E, ancora, interventi alle varie Conferenze episcopali in Visita “ad limina Apostolorum”, durante i Sinodi dei vescovi e in discorsi occasionali. Costante, inoltre – ricorda padre Sapienza – è stata la cura di Paolo VI nella scelta dei nuovi vescovi. Si calcola che durante i quindici anni del suo pontificato siano state erette 496 nuove diocesi, e nominati 4.546 nuovi vescovi.

Emblematiche le parole che Paolo VI ha rivolto alla Curia il 21 settembre 1963, agli inizi del suo pontificato: “Non sia la Curia Romana una burocrazia, come a torto qualcuno la giudica, pretenziosa ed apatica, solo canonista e ritualista, una palestra di nascoste ambizioni e di sordi antagonismi, come altri la accusano; ma sia una vera comunità di fede e di carità, di preghiera e di azione”. La Chiesa è servizio, non c’è posto per chi mette al primo posto la carriera, come ha detto anche Papa Francesco il 25 aprile di quest’anno, parlando ai sacerdoti novelli: “Questa non è una carriera: è un servizio!”.

“Ditelo voi: è facile oggi fare il vescovo?”.

È questa, rivela l’autore del libro, la domanda che spesso Paolo VI faceva durante le messe celebrate nelle diocesi, conoscendo tante situazioni particolari di tensioni e di pressioni con cui i presuli si trovano spesso a dover fronteggiare.

In Italia, “nessuno vorrà dire che sia facile oggi fare il vescovo!”,

la risposta data l’11 aprile 1970 a proposito delle difficoltà del ministero episcopale, causa a volte di non accettazione da parte dei candidati.

“Il vescovo è un cuore, dove tutta l’umanità trova accoglienza”,

la bellissima definizione del ministero episcopale offerta il 30 giugno 1974: “Povero cuore d’un vescovo – come farà ad assumere tanta ampiezza?”. Secondo Papa Montini, sono due le difficoltà maggiori che incontra un presule nell’esercitare il suo ministero: l’esercizio del magistero e l’esercizio dell’autorità. “L’autorità è un dovere, è un peso, è un debito”, afferma ad esempio l’8 luglio 1970. La virtù più necessaria, allora, è la fiducia, virtù che declinata in senso cristiano “non ignora le difficoltà del tempo presente, né le delusioni, che possono abbattere il nostro ottimismo” (11 aprile 1970). “Siate forti e siate felici di essere ciò che siete, come Cristo, dati alla Chiesa”, l’invito che esorta a coniugare la fiducia con la fedeltà. In modo che non sia più un “povero cuore d’un vescovo” ma, come concludeva Paolo VI : “No, povero! Felice piuttosto il cuore d’un vescovo, che è destinato a plasmarsi sul cuore di Cristo, e a perpetuare nel mondo e nel tempo il prodigio della carità di Cristo. Sì, felice così!” (30 giugno 1974).