• on dicembre 9, 2021

Padre Eduardo, parla il francescano interprete del Papa a Cipro e in Grecia: “Come un nonno con il nipote”

Lo abbiamo visto a fianco di Papa Francesco praticamente per tutta la durata del viaggio apostolico a Cipro e in Grecia, durante il quale gli ha fatto da interprete. È padre Eduardo Masseo Miguel Gutierrez Jimenez, giovane frate della Custodia di Terra Santa, al momento studente a Roma dove sta completando il suo dottorato in storia delle Chiese orientali presso il Pio, Pontificio Istituto Orientale. Alle spalle la Licenza conseguita a Salonicco, in Grecia, e corsi di studi di lingua greca ad Atene.

(Foto Vatican Media/SIR)

Un dono della Provvidenza. “Quando il Custode, padre Francesco Patton, mi ha comunicato che avrei fatto da interprete al Pontefice per il suo viaggio a Cipro e in Grecia sono rimasto stupito”, racconta al Sir il giovane frate di origini messicane. “Mai e poi mai avrei pensato ad un fatto del genere. L’ho preso come un dono della Provvidenza di Dio, non cercato, tanto più che si trattava di qualcosa che non avevo mai fatto in vita mia”. Un viaggio ricco di emozioni che a distanza di ore lasciano spazio a ricordi e immagini sempre più nitide. Una su tutte: quella dell’arrivo a Cipro, condito da una espressione cordiale del Papa: “a Cipro, ancora prima di salutarci, il Santo Padre sorridendo mi ha guardato e mi ha detto: ‘voi francescani venite a trovarmi ovunque’. Da quel momento – dice padre Eduardo – abbiamo cominciato a conversare. È stato durante il tragitto da Larnaca e Nicosia che mi ha chiesto di tradurre dal greco in spagnolo, la mia lingua madre, e viceversa. Sono stato con lui per quasi tutto il viaggio, sia a Cipro che in Grecia, e abbiamo condiviso tanto. Il Papa ha una apertura enorme, mi sono sentito amato come un nipote è amato da suo nonno. Una paternità, una premura e una tenerezza incredibili”.

(Foto Vatican Media/SIR)

Un tempo di esercizi spirituali. Stare accanto al Pontefice, per padre Eduardo, è stata una esperienza umana e spirituale enorme: “Potrei definire questi cinque giorni trascorsi con Papa Francesco come un tempo di esercizi spirituali ignaziani, tenendo in considerazione anche la spiritualità del Papa”. Ciò che mi ha colpito più di Papa Francesco? “La sua capacità di far sentire ‘come a casa’ tutte le persone che stanno con lui. Quei sentimenti di apertura e di accoglienza dell’altro, di cui parla spesso, il Papa li vive concretamente e in profondità e te li fa sentire sin dal primo momento”.

“E mi ha colpito ancora di più la sua capacità di commuoversi davanti a tutte le situazioni. Riflettevo proprio in questi giorni come l’uomo abbia perso la capacità di commuoversi. Ecco il Papa ci insegna ad essere umani, a sentire con il cuore e a immedesimarsi nelle situazioni dell’altro, chiunque esso sia”.

In auto fino a casa. Un’umanità che traspare anche da gesti inattesi come quello di riaccompagnare in auto a casa, appena rientrati a Ciampino, padre Eduardo: “Quando eravamo ancora ad Atene, mentre ci recavamo all’ultimo incontro, quello con i giovani, il Papa mi ha chiesto come sarei ritornato a casa una volta a Roma. Gli ho risposto che avrei preso i mezzi pubblici, dal momento che non avevo avvisato i frati”. Ed ecco quello che non ti aspetti: “Atterrati a Ciampino la sicurezza papale mi ha fatto venire avanti. Il Papa, appena mi ha visto mi ha detto ‘figlio mio, ora ti riporto a casa. Poi io proseguo per andare a casa mia’. Davanti a queste parole sono rimasto in silenzio, cosa potevo rispondere? Arrivati al convento abbiamo anche sbagliato ingresso. Il Papa, nonostante tutta la fatica del viaggio, è sceso dall’automobile e a piedi ha raggiunto la porta del convento. Qui, prima di andare via, ha voluto salutare i frati. Il Papa mi ha riaccompagnato a casa dall’aeroporto. È stato un gesto che rivela ancora una volta tutta la sua umanità e semplicità di cuore”.