• on maggio 10, 2021

Ora serve uno sforzo corale

Nonostante i frequenti episodi di trasgressione delle norme sui distanziamenti, offensivi della memoria delle tante vittime del Covid, è sempre viva la speranza che tutto “andrà bene”. Questo è il momento di guardare avanti, con lo sguardo, principalmente, verso chi ha pagato il prezzo più alto della pandemia: i poveri. Dopo avere messo al sicuro il Piano nazionale di ripresa e resilienza previsto dal Recovery Plan (Pnrr), l’attenzione del governo si sposta sul fronte della prossima stagione estiva. Tutto è pronto per programmare in sicurezza quel periodo di vacanze – ovviamente per chi potrà farlo- tanto agognato. L’andamento crescente del piano vaccinazioni fa guardare avanti con ottimismo, al punto che Draghi ha lanciato l’invito, ai tanti estimatori del nostro bel Paese, a venire a fare le vacanze in Italia con tutta sicurezza. È pronta anche la “Carta verde”, il documento sanitario che consente a chi è vaccinato di muoversi liberamente. L’euforia per le prossime riaperture, tuttavia, non può fare venire meno, da una parte, l’attenzione per la pericolosità, sempre viva, del virus, dall’altra l’impegno, che deve pesare su tutti, per la ricostruzione del Paese.  Ora serve uno sforzo corale”, ha detto qualche giorno fa il Presidente Mattarella in un messaggio inviato all’Assemblea delle camere di commercio. Riferendosi al Piano di ricostruzione presentato dal governo e che la commissione europea si appresta ad approvare, il Presidente della Repubblica ha ricordato che “disponiamo di risorse che possono aiutarci non solo a ripartire, ma anche a promuovere un autentico salto in avanti, una rinascita della comunità. Una grande opportunità, che non possiamo disperdere”. Anche perché, è bene ricordarlo, la corresponsione degli oltre 200 miliardi stanziati dall’Europa sono soggetti a una serie di condizioni. Non basterà, infatti, realizzare le opere descritte nel Piano- risultato questo auspicabile – il tutto dovrà avvenire nel rispetto dei tempi stabiliti e con la contemporanea realizzazione delle famose riforme. Un discorso facile sulla carta, molto impegnativo e difficile nella realtà. Anche perché l’Europa effettuerà, con particolare severità, i controlli e le verifiche fra quanto programmato e quello realizzato. Neppure il patrocinio di Draghi potrà far “chiudere un occhio” ai controllori di Bruxelles sulle eventuali difformità. Con la conseguenza che, in caso di discordanze, potrebbero essere bloccatele somme stanziate a nostro favore. Da qui le ragioni dell’esortazione di Mattarella a uno “sforzo corale”, un invito, cioè, che parte dalle Istituzioni, interpella gli imprenditori, i sindacati, le categorie economiche e sociali e arriva fino a tutti noi cittadini. Se la realizzazione delle opere dipende principalmente da aspetti tecnici, nessuna riforma potrà avere successo senza il concorso di tutti. Alle forze politiche, come si sa, è richiesto di fare le riforme, a tutti i destinatari delle leggi è richiesto di osservarle. A che serve fare la migliore riforma fiscale, se poi si continua a escogitare ogni mezzo per evadere le tasse? A che serve una pubblica amministrazione che moltiplica controlli e filtri, se poi continuiamo – “fatta la legge, trovato l’inganno” – a eludere, con artifizi vari, norme e regolamenti? A che serve riformare la giustizia, se poi, chi possiede mezzi e potere, continua, con appelli e opposizioni dilatatorie, a rallentare il corso della giustizia per puntare alla prescrizione dei reati? In questi ambiti come in tanti altri del settore pubblico ci si comporta, purtroppo, più come avversari che come alleati dello Stato. Si continua a ripetere che dopo questa pandemia nulla sarà come prima, anche se nessuno riesce, ancora, a definire i contorni della società di domani. Il Piano, come si sa, punta sulla transizione ecologica e digitale, quale elemento principale per il passaggio dell’Italia dal declino alla crescita per riscattare i tanti ritardi accumulati in tutti i settori. Se non si recupererà ilrapporto di fiducia fra lo Stato e tutte le componenti della società, ogni sforzo risulterà vano. Il futuro del nostro Paese passa necessariamente attraverso una rinnovata coscienza collettiva.

(*) direttore de “La Vita diocesana” (Noto)