• on giugno 25, 2020

Omofobia. Gambino: “Nuovo intervento legislativo superfluo. Il diritto penale reprime già le discriminazioni sessuali”

Viene presentato oggi alla Camera dei deputati il testo unico contro l’omotransfobia, che arriverà in aula a luglio per la discussione. Lo scorso 10 giugno la Presidenza della Cei ha espresso in una nota “preoccupazione” per un intervento legislativo che appare superfluo non essendoci alcun vuoto normativo in materia né “lacune che giustifichino l’urgenza di nuove disposizioni”, e che potrebbe aprire a “derive liberticide” sanzionando “l’espressione di una legittima opinione”. In attesa di conoscere il contenuto del testo unico per analizzarlo oggettivamente, abbiamo raccolto la riflessione di Alberto Gambino, presidente di Scienza & Vita e prorettore vicario dell’Università Europea di Roma dove è ordinario di diritto privato.

Professore, secondo lei il quadro normativo attuale è sufficiente al contrasto dell’omofobia?
Bisogna subito svelare l’ambiguità dell’uso che si fa della parola “omofobia”, che va dall’avversione aggressiva e ingiustificata verso omosessuali in quanto tali fino alla mera contrarietà culturale all’omosessualità come modello affettivo-sessuale. La nostra Carta costituzionale recepisce la cultura dell’eguaglianza e stabilisce la pari dignità sociale e il divieto di discriminazione fondata su condizioni personali. Peraltro sono principi introdotti nella nostra Carta da una cultura soprattutto cristiana, essendo stati scritti quegli articoli, in particolare il 2 e il 3, proprio da costituenti con forti radici nell’associazionismo cattolico. Di conseguenza, tutto il sistema ordinamentale e, in particolare il diritto penale, contiene norme a salvaguardia della dignità e della libertà e punisce severamente chiunque provochi lesioni a queste due manifestazioni innate dell’essere umano, appunto la sua dignità e la sua libertà. E il diritto penale, in questi casi, punisce doverosamente a prescindere da qualunque valutazione sulle condizioni o sugli orientamenti culturali di tali persone. Un’avversione verso altri esseri umani, allora, ove possa conculcare dignità e libertà di persone in forza del loro orientamento sessuale, dunque, è già legislativamente repressa. Altro è, invece, ritenere che chi dovesse rifiutare il modello culturale di un’affettività tra due persone dello stesso sesso, vada automaticamente tacciato quale “omofobo”.

Dunque è davvero necessario introdurre un’ulteriore e specifica aggravante di omotransfobia?
Proseguiamo il ragionamento, se diventa “omofobo” chi semplicemente rifiuta il modello affettivo fondato sull’omosessualità e, dunque, ogni sua opinione diventa automaticamente “discriminatoria” o addirittura “istigatoria” contro gli omosessuali, allora ci troveremmo davanti ad un’equazione inaccettabile che finisce per operare una forma di discriminazione al contrario: non potrebbe manifestare il suo pensiero proprio chi fa del suo orizzonte valoriale il solo modello culturale dell’eterosessualità affettiva, che, peraltro è largamente condiviso e certamente basilare proprio per la società nella quale viviamo, essendo naturalmente orientato alla generazione. Si comprende facilmente allora perché un’ulteriore e specifica aggravante di omotransfobia, se intesa nei termini descritti, non solo non è davvero necessaria, ma finirebbe per diventare uno strumento irragionevolmente repressivo non già di condotte antigiuridiche ma di libere manifestazioni di pensiero.

Lei ravvisa il rischio di  una legge “liberticida” che reprima il consenso e introduca una sorta di reato di opinione?
No, in realtà, sono fiducioso che la saggezza del Parlamento non arriverà mai a un’inaccettabile deriva ideologica. Occorre però essere intellettualmente onesti: la doverosa reazione a odiose forme di aggressione verso altri esseri umani ove il movente è la loro omosessualità, è già cristallizzata dentro lo scenario delle aggravanti penali dei cosiddetti motivi abietti e futili. Altro, invece, è innalzare un vessillo ideologico contro chi pensa che l’omosessualità non sia un modello condivisibile, impedendone qualsiasi libertà di opinione, ovviamente non violenta od offensiva. Tra l’altro – ma questo è un altro tema – ove si voglia, piuttosto, sradicare una cultura fondata sull’odio – e questo però vale per tante situazioni di vulnerabilità – allora gli strumenti stanno nell’educazione al rispetto di ciascun essere umano per la sua dignità intrinseca: difficilmente l’insorgere di un nuovo reato riesce a fare segno specie tra i più giovani, in quanto l’ignoranza non si combatte con sanzioni penali.