• on dicembre 2, 2020

Nota per i posteri: nella pandemia splende la formidabile risposta della solidarietà umana

La fase più acuta della peste, come la chiamano in questi luoghi, è passata. Non del tutto, è vero, in alcune provincie dell’Argentina si muore ancora di Covid, ma forse il peggio è alle spalle. I morti sono stati inceneriti, come disponevano le autorità sanitarie. Il sapore dell’assenza è un veleno amaro che intristisce gli occhi, e la morte una megera invincibile che sogghigna con la sua bocca scura. I vivi stanno ricucendo le molte ferite aperte: familiari, amici, vicini di casa scomparsi, attività economiche compromesse, il lavoro decurtato. La vita nella baraccopoli, che già era in equilibrio precario, è stata scompaginata da uno tsunami lungo sette mesi. La fragile economia delle villas miserias messa in ginocchio.
Sono stato testimone di questo sconvolgimento, lo sono tutt’ora. Lo sono stato – e lo sono – anche di una formidabile risposta. Una solidarietà generosa, caparbia, contagiosa, che ha sfamato migliaia di persone tutti i giorni, ha realizzato rifugi per l’isolamento degli infetti, ha allestito ricoveri per chi era a rischio, ha disinfettato strade, cortili, piazze, giardini e scuole perché potessero giocarci i più piccoli con una certa sicurezza. Una reazione che ha avuto in un gruppo di sacerdoti l’anima ispiratrice e la spinta organizzativa.

(Credits Cuarantena photos)

Non sarebbe completo il quadro della tragedia se non includesse le gesta di riscossa che l’hanno accompagnata. Eroiche, creative, collettive. Con quello che questi aggettivi scelti con cura sottendono.
La solidarietà, soprattutto quando abbraccia una popolazione vasta ed è prolungata nel tempo, non è qualcosa di automatico e neppure si improvvisa da un giorno all’altro. Non bastano gli appelli ad essere solidali, non bastano le esortazioni a condividere con gli altri tempo, energie e risorse. Non basta la grande provocazione che rappresenta il dolore dei vicini per generare e sostenere una azione di aiuto reciproco organizzata e, se si vuole, sistematica, che abbraccia cioè tutto l’arco delle necessità primarie acuite dalla crisi prolungata mai conosciuta prima.

(Credits Cuarantena.photos)

Per poter alzarsi in piedi e far fronte ad avversità che toccano indistintamente la vita di tutti ci deve essere una sensibilità educata al bisogno, una catena di esperienze piccole e grandi di aiuto alle necessità degli altri, una attenzione all’altrui precarietà, affinata da gesti precedenti di amore al prossimo, uno sguardo di simpatia verso i fratelli uomini estratto dal di dentro di ciascuno e coltivato nel tempo.

Ci deve essere una concezione cristiana della vita per reagire con umanità alla disumanità.

Quello che è avvenuto in epoca di pandemia, la grande mobilitazione che si è vista in azione nelle baraccopoli, ha un retroterra di fede – sostenuta, sviluppata e tradotta in opere – che è del singolo ed è del popolo. Un retroterra di devozione popolare. Fatta di invocazione dei santi, di imitazione delle loro virtù. Di confidenza nella Madonna. Di rosari.

(Credits Cuarantena.photos)

Gente che ha dovuto isolarsi in casa per ragioni di salute, persone anziane, altre a rischio per patologie precedenti l’insorgere della pandemia, che pregava per tutte le altre che rischiavano la salute nel servizio agli altri.

L’ora et labora di benedettina memoria divenuto pratica quotidiana nel presente.