• on aprile 24, 2021

Nel Recovery Plan la famiglia è ancora una volta una risorsa trascurata

Nelle famiglie e nelle comunità cresce la preoccupazione per un Recovery Plan che si annuncia tutto focalizzato sull’ammodernamento digitale e gli investimenti infrastrutturali piuttosto che sulle esigenze concrete delle persone in difficoltà per la pandemia. La transizione ecologica e la trasformazione “green” dell’economia non possono trascurare chi vive nel bisogno. La sollecitudine divina è sì rivolta al creato ma prioritariamente alle creature. Il giardino dell’Eden ha l’umanità come suo destinatario e il gelo disumanizzante della tecnologia contrasta con un autentico sviluppo umano integrale.

Sulle spalle delle future generazioni rischiamo di scaricare non solo un debito pubblico esorbitante ma anche il peso di una società impoverita nei salari, nelle opportunità lavorative, nelle pensioni, nel welfare. Oltreché per i depotenziati servizi che lo Stato sarà in grado di garantire ai nostri figli e nipoti, dobbiamo allarmarci per le culle vuote. La denatalità ha reso “l’inverno demografico” italiano un’angosciante ipoteca sull’avvenire. Come educatori impegnati nel sociale al fianco dei più fragili è nostro dovere invocare dalle istituzioni politiche una programmazione socio-economica che metta al centro la famiglia. Nell’emergenza Covid i nuclei familiari sono stati l’architrave che hanno sorretto il Paese. Ora che si stanno definendo le priorità degli investimenti futuri da concordare con l’Unione Europea la famiglia appare ancora una volta una risorsa trascurata. Sofferenze e disagi patiti tra le mura domestiche a causa della pandemia vengono ignorati nei palazzi nei quali si progetta l’Italia di domani. Asili nido, sostegni ai genitori, quoziente familiare restano promesse senza attuazione.

Dal punto di vista fiscale e da quello dei sussidi, la famiglia (“Chiesa domestica” secondo la Lumen Gentium) attende dal Recovery plan di veder riconosciute le proprie doverose prerogative di struttura sociale fondamentale e irrinunciabile. Indebolirla, abbandonarla, emarginarla sarebbe un gravissimo errore strategico, sia culturalmente, sia economicamente. Nessun modello socio-politico può sostituire il tessuto connettivo nel quale i diritti degli individui poggiano da sempre sulla solidarietà familiare. Nessuno è uno “scarto” in famiglia. Il magistero pontificio da San Giovanni XXIII a Francesco richiama l’attenzione sul mondo moderno, sull’uomo fenomenico quale si presenta oggi.

Per questo la testimonianza dei Pontefici e la missione ecclesiale sono orientate a superare le distinzioni e le fratture, a rivolgersi alla “intera famiglia umana nel contesto di tutte quelle realtà entro le quali essa vive” (Gaudium et spes).

Come credenti non dobbiamo mai stancarci di promuovere il dialogo, per portare a tutta la famiglia umana la salvezza e per collaborare al suo vero bene ed alla soluzione dei gravi problemi, nella luce del Vangelo. La salvaguardia e la valorizzazione della famiglia sono il nostro “biglietto da visita” di cristiani. Perché, come sosteneva il Servo di Dio don Oreste Benzi, “tutti hanno diritto ad avere una famiglia”.

(*) Comunità Papa Giovanni XXIII