• on settembre 24, 2020

Mons. Russo: “Siamo ancora nella prova, serve prossimità”

“Siamo ancora nel tempo della prova. La Chiesa vuole stare nel tempo della prova e farsi prossima”. Lo ha detto mons. Stefano Russo, segretario generale della Cei, durante la conferenza stampa di chiusura del Consiglio permanente dei vescovi italiani, svoltosi in questi giorni a Roma. “Farci prossimi gli uni agli altri”: questa, secondo Russo, l’esigenza maggiore emersa durante “il tempo di isolamento” a causa del Coronavirus: “Non solo fisicamente, ma anche alle tante difficoltà con cui saremo chiamati a confrontarci in futuro”. Quello dei vescovi, dunque, vuole essere “un dialogo aperto”: “Non abbiamo risposte precostituite, ma esperienze che stanno dando significato all’azione della Chiesa”, come è avvenuto durante il lockdown, quando la Chiesa italiana ”è stata capace di confrontarsi su questa prova e di attivarsi con azioni significative”. “Confronto, dialogo, approfondimento” saranno anche le parole d’ordine della prossima Assemblea della Cei, in programma dal 16 al 19 novembre, in cui i presuli si interrogheranno “sulla forma che la Chiesa vuole assumere, a partire dall’esigenza di un processo di essenzializzazione” che muova dai “bisogni concreti” di persone e famiglie e dalla “necessità di creare legami di fraternità tra le persone, indipendentemente dalla loro cultura e appartenenza religiosa”. Interrogato sulla decisione della Chiesa italiana di istituire un Coordinamento diocesano dopo l’Incontro di Bari del febbraio scorso, Russo ha definito tale evento “un incontro profetico, frutto del dialogo della Santa Sede” e ha spiegato come il Coordinamento vuole essere un modo di “proseguire questo cammino, dove la Chiesa italiana è capofila, ma rappresenta le diverse aree del Mediterraneo”, in vista di “un possibile incontro a Cipro o in qualche altro luogo”.

“La partecipazione della gente è il dato più rilevante”.

Così mons. Russo ha risposto alle domande dei giornalisti sulla recente tornata elettorale, per il referendum e le elezioni regionali. “Non era in programma una valutazione del risultato delle elezioni”, ha precisato: “Abbiamo condiviso il fatto – ha aggiunto – che c’è stata una buona affluenza, cosa per nulla scontata tenendo conto delle difficoltà dovute alle misure di sicurezza, come le lunghe file, che hanno reso più complicato andare a votare”. Dalla recente tornata elettorale, ha aggiunto il segretario generale della Cei, “è emersa fortemente la volontà, da parte della gente, di manifestare il proprio pensiero, anche in un tempo difficile come questo”. Ai “protagonisti della politica”, dunque, spetta “cogliere il dato, che viene dalla gente, dell’attenzione al bene comune, perché tutti possano essere messi in condizione di poter fare una vita buona, con un particolare attenzione alle povertà”. Per quanto riguarda, in particolare, il referendum, quello che è emerso dal voto, secondo Russo, “è un’esigenza di essenzializzazione, di semplificazione delle procedure”.

“E’ significativo che l’Europa si stia muovendo”,

la risposta alle domande della stampa in materia di immigrazione, e in particolare alla proposta del superamento del regolamento di Dublino. “È una cosa buona che il tema dell’accoglienza dei migranti venga affrontato non solo in via di principio, ma con cose concrete”, ha proseguito Russo: “È necessario che sia l’Europa intera a prendersi cura dei migranti. Il superamento di Dublino è interessante, può essere migliorato. La cosa importante è che è un percorso che continua e che ci sia la volontà di arrivare soluzioni condivise”. Secondo il segretario generale della Cei, inoltre, “è importante l’affermazione di principio per cui le persone che vanno per mare vanno comunque accolte. Quello dell’accoglienza responsabile è un tema da approfondire, così come i tempi giusti per valutare le diverse situazioni”. Riguardo alla proposta di togliere le sanzioni a quelle Ong che soccorrono le persone in mare, Russo ha commentato: “Anche le Ong svolgono un ruolo importante, se partecipano all’interno di un progetto e di un programma, così come tutti coloro che accolgono responsabilmente. Se alcune deviazioni ci sono state, e ci sono, sono legate a interessi e vanno attenzionate e risolte, se ci si prende cura in modo condiviso dell’accoglienza, e non solo da parte dei Paesi più prossimi”.

“L’Italia sta diventando un Paese di emigrazione”.

A lanciare il grido d’allarme è stato mons. Guerino Di Tora, presidente della Commissione episcopale per le migrazioni e presidente della Fondazione Migrantes. “Negli ultimi 10 anni – ha reso noto il presule – circa sei milioni di italiani sono emigrati all’estero, per motivi di studio e soprattutto di lavoro, e anche per motivi di pensione, come gli anziani emigrati in Portogallo”. Di qui la necessità di “prendere in considerazione il fenomeno migratorio non solo in entrata, ma anche in uscita”, come fa la Chiesa italiana con l’apposita Colletta “per favorire le attività delle cappellanie italiane verso l’estero”. E proprio il tema delle migrazioni interne, ha ricordato Di Tora, è al centro della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, in programma domenica prossima, 27 settembre. “Il tema delle migrazioni interne è sottovalutato”, ha detto il vescovo, ricordando che “si stima che nel mondo siano 50 milioni i migranti interni, a cui si aggiunge oggi la pandemia, con il dramma del silenzio e della dimenticanza totale”. “Conoscenza e solidarietà”: sta in questo binomio, per Di Tora, la risposta alla sfida delle migrazioni, che richiedono “un novo umanesimo, realtà non solo cristiana, ma affidata alla coscienza universale”.