• on agosto 8, 2020

Mezzogiorno. Fusco Girard: “L’economia circolare come volano dello sviluppo sostenibile e della coesione sociale”

Economia circolare, sviluppo sostenibile, città laboratorio, lavoro, Mezzogiorno. Metti tutti questi elementi insieme e hai una società del domani più giusta, capace di garantire benessere non solo a pochi. Da questa idea parte Luigi Fusco Girard, professore emerito all’Università Federico II di Napoli, attuale presidente del Meic partenopeo e coordinatore del progetto europeo Horizon 2020 Clic, per ridisegnare un futuro che oggi può apparire fosco non solo per l’emergenza legata al Covid-19, ma anche per il cambiamento climatico, “la più grande minaccia per la sopravvivenza del mondo – ci spiega – perché ha degli impatti non solo sull’ambiente e sugli ecosistemi naturali, sull’economia, sulla finanza, ma anche sulla salute e sulla percezione di benessere da parte delle persone, anche se ciò è molto sottovalutato in tutti gli ambienti”. “Esiste un delicatissimo rapporto tra natura e umanità – prosegue -. Il cambiamento climatico sta cambiando questo rapporto, rendendo la terra meno accogliente e con conseguenze anche di carattere sociale. Occorre costruire un contesto più ecologico, in cui i ritmi dell’economia non confliggano con quelli della natura. Un rapporto nuovo con la natura serve anche per salvaguardare la salute delle persone”.

Nell’ambito del suo impegno come presidente del Meic di Napoli, Fusco Girard ha avviato, in vista di “The Economy of Francesco”, il “Laboratorio delle idee del Meic” e con tre giovani, che parteciperanno all’evento che si terrà a novembre ad Assisi, ha realizzato un opuscolo “Verso una nuova economia tra l’economia della scuola francescana all’economia civile, all’economia circolare”. Anche “la Settimana sociale di Taranto si giocherà su tali questioni, sulle quali possiamo avviare un dialogo anche con i non credenti – osserva Fusco Girard -. Il nostro obiettivo è sviluppare nelle nostre città la consapevolezza che il cambiamento climatico è la più grande minaccia alla vita delle persone. In questo modo attualizziamo la nostra concezione della città dell’uomo. Il pensiero dei nostri maestri, Lazzati, Dossetti, La Pira, va declinato nuovamente e rivisto nel modello circolare”.

Nel Piano per il Sud 2030, presentato a Gioia Tauro il 12 febbraio 2020 dal premier Giuseppe Conte, ricorda il presidente del Meic di Napoli, “c’è un capitolo sul Mezzogiorno e la sostenibilità ecologica ma l’economia circolare è interpretata in maniera molto riduttiva. Invece, la questione è molto più ampia. Nel Piano c’è anche un accenno alla transizione ecologica della città di Taranto e a Matera. Io propongo di realizzare una rete di città nel Mezzogiorno a partire proprio da Taranto, Matera e Salerno. Dovremmo

creare una rete dal basso che si candida a stimolare la logica del modello circolare a partire dalle città meridionali”.

Infatti, “le città hanno un grande potenziale nel guidare un cambiamento di paradigma e l’economia circolare rappresenta un modello non solo economico ma anche sociale di riferimento per lo sviluppo delle città. L’economia circolare comporta la partecipazione di una serie diversificata di attori ed è basata su un concetto di economia relazionale che promuove il senso di comunità e genera coesione sociale e integrazione attraverso la rigenerazione delle città”.

Non solo: “Se facciamo progetti coerenti con i criteri del Green New Deal europeo possono essere finanziati, quindi creiamo opportunità di sviluppo. Noi ci mettiamo di nostro quella visione sociale e culturale, che nel Green Deal è in filigrana. La riqualificazione del patrimonio dei paesaggi culturali offre la prospettiva di rendere ‘orange’ il Green Deal, perché c’è anche un fondamento sociale”. Di qui la proposta al ministro del Sud e della Coesione territoriale Giuseppe Provenzano di

“lanciare un piano di azione per l’economia circolare a partire dalle nostre città”.

Anche il progetto Horizon 2020 Clic, racconta Fusco Girard, “consiste nell’attuazione del modello di economia circolare nella riqualificazione del nostro patrimonio storico e architettonico-urbanistico. La tesi è che l’Europa è un continente che sta sempre più invecchiando e quindi non ha bisogno di nuove abitazioni, piuttosto di riqualificare le abitazioni, che sono un colabrodo termodinamico. La riqualificazione del nostro patrimonio storico culturale si presta all’efficientamento energetico e alle nuove forme di energia, come pure per migliorare la qualità dell’ambiente esterno ed interno, perché, come ricorda l’Oms, anche la salute è legata alle condizioni ambientali. Con il progetto Clic anticipiamo la logica ‘social’ e ‘cultural’ del Green Deal, concentrando le azioni sul patrimonio esistente”. Inoltre, “da sempre il settore dell’edilizia è considerato il settore tampone per la disoccupazione, tanto più il recupero che ha una capacità occupazionale strepitosamente più elevata”. È da sottolineare, poi, che “questo recupero non serve per fare turismo ma per contribuire a soddisfare i bisogni della gente che vive in città e che sta invecchiando e per questo necessità di determinati servizi alla persona.

L’economia circolare per il Mezzogiorno è, dunque, importante perché offre più possibilità di lavoro”.

Fusco Girard parla anche della “simbiosi industriale”, “un esempio straordinario di economia circolare inventato dai giapponesi”, che “ha dimostrato 3 cose: l’economia circolare consente di fare profitti, di ridurre i costi, di promuovere una logica cooperativa e collaborativa. Quindi, conviene economicamente, socialmente e in termini ecologici perché riduce gli impatti inquinanti.

Si supera la logica del mercato della sola competizione a favore della cooperazione e collaborazione.

Alla nostra società così dilaniata e frammentata serve anche per riallacciare legami. L’economia circolare nel Mezzogiorno la vediamo come produttrice di lavoro, valorizzatrice delle risorse di cui il Mezzogiorno è molto ricco dal punto di vista culturale e paesaggistico, ma anche capace dare slancio a tecnologia e innovazione”. E conclude: “Le sfide della rigenerazione di cui tanto si parla oggi, prima che economiche, ecologiche e sociali, sono innanzitutto sfide collegate ad una rigenerazione culturale, etica e spirituale, come già aveva esattamente cinque anni fa indicato l’enciclica di Papa Francesco Laudato si’”.