• on dicembre 25, 2021

Messa di Mezzanotte a Betlemme. Patriarca Pizzaballa: “Per vivere il Natale è necessario udire la voce di Dio”. Appello per la fine dell’occupazione

“Per vivere il Natale è necessario udire la voce di Dio. Per incontrare Gesù, oggi come allora, abbiamo bisogno di lasciarci guidare dalla voce dei suoi testimoni, dei suoi inviati. Ma bisogna riconoscere la voce giusta per arrivare alla gioia del Natale, perché sono tante le voci che nel Vangelo parlano di Gesù, ma non tutte portano a Lui”. È stato questo il richiamo che ha fatto da sfondo all’omelia della messa di Mezzanotte celebrata dal patriarca latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, nella chiesa di santa Caterina a Betlemme, adiacente alla basilica della Natività.

Ritrovare fiducia. Davanti al Primo Ministro palestinese, Mohammad Shtayyeh, assente il presidente dell’Autorità palestinese, Abu Mazen, e ai rappresentanti diplomatici delle 4 nazioni cattoliche a Gerusalemme, Italia, Francia, Spagna e Belgio, il patriarca ha ribadito che “Per trovare Gesù occorre fidarsi di qualcuno che lo conosce e che ci aiuti ad avvicinarci a Lui. L’ascolto di un testimone credibile ci permette anche di vedere in modo nuovo, aprendoci ad una lettura differente della realtà. L’ascolto ha bisogno di un cuore di carne, docile, che si lasci ferire dall’altro, che sappia amare”. “In questo tempo di emergenza sanitaria e di prolungata emergenza politica – ha rimarcato Pizzaballa – si odono nelle famiglie molte voci diverse: alcune minano la fiducia, tolgono la speranza, spengono l’amore; altre invece sono più incoraggianti, capaci di visione e futuro”. Da qui la domanda: “In questo ultimo anno, dove vecchie e nuove crisi ci hanno coinvolto, quale voce abbiamo seguito?”.

In questa “Babilonia di annunci, dichiarazioni e moderne profezie, arrivate attraverso i tanti media, abbiamo bisogno di cercare e ritrovare la voce che ci porta a Gesù e alla salvezza, che allarghi i cuori alla speranza. Abbiamo bisogno di testimoni di cui ci fidiamo per ritrovare la via che porta a Betlemme, che ci aiutino ad aprirci al futuro con fiducia, che sappiano vedere e farci vedere il bene che cresce, e non solo il male e il dolore, che pure sono presenti, ma non possono essere il nostro unico criterio di valutazione della situazione attuale”.

“Sarebbe mancanza di fede limitarci a denunciare il male e non impegnarci, invece, a progettare e costruire con speranza un futuro di bene”. Fede e speranza, per il patriarca, “non si possono separare: sono necessarie l’una all’altra. Abbiamo bisogno di ricostruire la fiducia tra noi, fiducia nel futuro, nostro e dei nostri figli, fiducia nella possibilità di un cambiamento in meglio, sia nella vita civile, sia nella Chiesa”. Ricordando il recente viaggio a Cipro di Papa Francesco, il patriarca latino ha citato “il significato della pazienza, che non vuol dire rimanere inerti ma essere disponibili all’azione imprevedibile dello Spirito Santo, usando il nostro tempo per valorizzare l’ascolto, accogliendo il diverso da noi”. E “ascoltare” è, per Pizzaballa, “un’importante indicazione di metodo per tutta la nostra Chiesa di Gerusalemme” impegnata nel cammino sinodale.

Interrogare la Chiesa. Tra i testimoni di cui ci fidarsi per ritrovare la via che porta a Betlemme la prima è la Chiesa: “Dobbiamo innanzitutto interrogare lei e guardare alla nostra realtà attraverso di lei, vale a dire attraverso gli occhi di chi custodisce e testimonia nel mondo il Dono della salvezza” ha affermato il patriarca che ha indicato nella Giordania un altro testimone: “questo Stato, pur segnato da tante difficoltà, insegna ancora oggi ai Paesi del primo mondo cosa siano la solidarietà e l’accoglienza. In questi tempi di settarismi politici e religiosi, inoltre, la Giordania non ha paura di impegnarsi nel dialogo religioso e politico, e progetta il suo futuro”. “Voci diverse non mancano nemmeno in Israele” ha aggiunto Pizzaballa. “Voci preoccupanti di sempre maggiori divisioni all’interno della società, che soprattutto nel maggio scorso, durante l’ennesimo conflitto con Gaza, sono dolorosamente emerse”. Chiaro il riferimento “alla crisi di fiducia avvenuta tra arabi ed ebrei, entrambi cittadini, entrambi abitanti delle stesse città. Questo ci ricorda che

la convivenza non si subisce, ma si promuove.

Essa è sempre frutto di un desiderio sincero e reale, che si costruisce concretamente. È compito anche nostro, della Chiesa, imparare e promuovere l’ascolto e aiutare a riconoscere e promuovere le voci che parlano di comunione, di accoglienza e di rispetto, in tutti i diversi ambiti della società. Non mancano nel Paese voci di persone, movimenti, associazioni impegnate nella promozione della coesistenza, del rispetto e dell’accoglienza reciproche”.

Palestina e Gaza. Un pensiero Pizzaballa lo ha rivolto anche alla “nostra” Palestina. “Che dire di questo Paese, sempre in attesa di un futuro di pace che sembra non arrivare mai? La voce del dolore di questo popolo è davvero un grido assordante – ha sottolineato -. Un popolo che ha bisogno di fare esperienza di giustizia, che vuole conoscere la libertà, che è stanco di attendere che gli sia concesso di abitare liberamente e con dignità nella propria terra e nella propria casa, che non vuole vivere solo di permessi, in questo momento necessari per entrare, uscire, lavorare o altro, necessari per vivere.

Non di concessioni c’è bisogno, ma di diritti, e di porre fine ad anni di occupazione e di violenze, con tutte le loro drammatiche conseguenze sulla vita di ciascuno e della comunità in generale, creando relazioni nuove in cui regni non la diffidenza ma la fiducia reciproca.

Le conseguenze di questa logorante situazione si avvertono ovunque. Sembrerebbe dunque che le voci da ascoltare siano quelle di risentimento, pregiudizi, incomprensioni, sospetti, paure, stanchezza, che purtroppo affiorano spesso nei nostri discorsi e trovano spazio in molti cuori. Ma non deve essere così! Un cristiano non può permetterselo!”. A riguardo Pizzaballa ha portato l’esempio della piccola comunità cristiana di Gaza, da lui visitata solo pochissimi giorni fa. A Gaza, ha detto, “ho imparato che anche nelle più difficili situazioni, davvero problematiche, si può fare spazio all’amore, alla solidarietà, alla gioia. Ho incontrato persone che sanno essere attive e costruttive e che, pur coscienti delle enormi difficoltà in cui vivono, non cessano di credere che si possa fare qualcosa di bello per sé e per gli altri, senza coltivare sentimenti di odio e rancore. Sono convinto che costoro sono coloro che costruiscono concretamente il Regno di Dio in mezzo a noi e che ogni giorno, non solo oggi, vivono lo spirito vero del Natale: fare spazio dentro di sé alla Fonte vera della vita ed essere essi stessi pieni di quella vita”.

La strada della pace è segnata. “È vero, il male non cessa di infierire sulla vita dei più deboli e indifesi, ma la strada della pace è segnata” ha ribadito Pizzaballa, “ed è ancora oggi la nostra strada. In quel Bambino è l’Amore che entra nel mondo, che rimane in ogni momento della storia, che è un’avventura senza fine e può cambiare davvero tutto. Ascoltare la voce del Signore significa riconoscerlo e accoglierlo in ogni piccolo del Regno che incontriamo sulla nostra strada! Egli oggi chiama nuovamente ciascuno di noi ad accogliere la sua voce come fece la Vergine Maria. Lei ha ricevuto un annuncio e ha risposto; la sua risposta – è stata la conclusione – ha portato al mondo la Vita. Come allora, anche oggi, Dio non solo opera direttamente nel mondo, ma lo fa anche attraverso la nostra partecipazione”.