• on Novembre 2, 2022

Meloni a Bruxelles: sul tavolo Ucraina, energia, Pnrr e migranti

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni si reca a Bruxelles per incontrare i vertici delle istituzioni europee. Troverà molta attenzione a quanto vorrà condividere delle sue priorità nelle prossime settimane. L’Italia infatti resta un pilastro vitale dell’Europa, nella situazione di grave permacrisi che stiamo vivendo, che però la rende anche un anello fragile, per le storiche e crescenti diseguaglianze e inefficienze del proprio quadro socio-economico. Quali i temi su cui il nuovo capo del governo sarà chiamato a confrontarsi con gli altri leader europei?

Anzitutto, certamente la questione energetica.

Non si tratta solo di capire quali sono i margini di manovra, peraltro resi possibili dal tesoretto lasciato da Draghi e dall’andamento superiore alle attese dell’economia. Ma di prendere di petto la questione che otto mesi dopo l’invasione russa dell’Ucraina l’Ue resta profondamente divisa sulle politiche di risposta. Persino l’accordo di principio sugli acquisti in comune sul mercato del gas, raggiunto ad ottobre dopo un anno di discussioni, resta senza certezze applicative. La crescente divergenza delle risposte, con un forte “nazionalismo” energetico, è inefficace e dannosa, con effetti che amplificano i danni per ogni Paese. Avendo l’Europa perso in poco tempo il 45% delle sue forniture di gas, le misure nazionali finiscono con amplificare la dinamica dell’inflazione, che ha costretto e costringerà la Banca centrale europea a ulteriori strette monetarie. L’energia è un elemento vitale, come avevano ben capito i padri della Ceca (Comunità europea del carbone e dell’acciaio). L’Italia ha fatto meglio di altri Paesi in volumi e rapidità nella diversificazione dei fornitori di gas, ma è il momento di dare effettiva accelerazione all’efficientamento energetico, agli investimenti e alle autorizzazioni per gli impianti basati su energie rinnovabili, per il passaggio all’elettrico e all’idrogeno nei trasporti. Così rafforzerebbe la sua posizione negoziale nei confronti di Bruxelles.A seguire il Pnrr, ovvero il documento e lo strumento strategico che descrive in che modo l’Italia intende investire i fondi che arriveranno nell’ambito del programma Next generation Eu. Il piano delinea i progetti attraverso i quali tali risorse saranno gestite e presenta anche un calendario di riforme ad esso collegate. E proprio sulle riforme sulla cui attuazione l’Italia ha già accumulato qualche ritardo, la premier Meloni, nel corso della sua prima conferenza stampa, ha rassicurato Bruxelles, ribadendo che non c’è rischio di “compromettere l’attuazione del piano nazionale di ripresa e resilienza”. Per questo, a Bruxelles vorranno capire quali azioni saranno messe in campo anche in vista dell’ormai prossimo avvio della riforma del Semestre europeo, che non sarà affatto facile, come ha sicuramente verificato il ministro Giorgetti a Berlino.

Sul cruciale dossier Ucraina, le posizioni sono più che allineate, nella ferma condanna dell’invasore e nel solido sostegno a Kiev. Andranno però esplorate quali azioni mettere in campo come Europa, perché il conflitto non si espanda ulteriormente, come si possa fermare la strage in corso e aprire uno spiraglio per non facili negoziati.

Infine il dossier migranti,

che purtroppo giace da un decennio sui tavoli europei, senza avanzare seriamente in una politica condivisa a tutto campo. Ma con l’accortezza che, guardando i numeri degli sbarchi in corso, si tratta di una emergenza che oggi non esiste, soprattutto di fronte ai milioni di profughi ucraini accolti soprattutto in Polonia e Romania e in altri Paesi. Si tratta piuttosto di porre con forza la questione politica del Mediterraneo, dove l’impennata dei prezzi del pane e dell’energia rischiano di scatenare nuove tensioni e violenze che, aggravate dalle conseguenze del cambiamento climatico, possono generare gigantesche dinamiche migratorie e di insicurezza in tutta l’area. Il fronte Sud è strategico quanto quello orientale e l’Italia ha titolo e interesse a giocare una forte leadership su questo.

*Comitato economico e sociale europeo – Bruxelles