• on novembre 2, 2019

“Marocchinate”, perché gli stupri per odio verso gli italiani? Spunta un’ipotesi (labile) in un documento

Maggio 1944. Sfondata la linea Gustav che teneva inchiodato da mesi il fronte sud nei pressi di Montecassino – il monastero bombardato e ridotto a un cumulo di macerie a febbraio era diventato, ora sì, il caposaldo della difesa tedesca – le truppe alleate si abbandonarono a violenze, razzie e stupri. A macchiarsi di questi atroci delitti, furono i militari marocchini (da qui il termine per niente amichevole nei confronti delle vittime) ma anche algerini, tunisini e senegalesi, inquadrati nelle truppe francesi, “premiate” dai loro comandanti – dopo l’immane sforzo della battaglia – con 50 ore nelle quali avrebbero potuto fare di tutto. Donne ma anche uomini, ragazzi, religiosi, sacerdoti subirono brutalità terribili. Violenze atroci e dimenticate dalla Storia. Per ragioni di realpolitik – la Francia e l’Italia cooperavano nella costruzione della nuova Europa – e per la vergogna delle donne sopravvissute che sentirono come una colpa – in un clima che non le favoriva di certo – l’aver subito violenza.

Vicende terribili che, solo negli ultimi anni, sono cominciate ad essere raccontate.

Alcune donne, pochissime in realtà, hanno chiesto risarcimenti e fatto aprire procedimenti giudiziari contro i Goumiers – con questo termine venivano indicati i soldati coloniali – ancora in vita. Un percorso lungo e difficile. Quei fatti – al netto delle strumentalizzazioni politiche e ideologiche – sono anche, ora, oggetto di studio. Perché avvennero quelle brutali violenze? Chi le ordinò? Di chi furono le responsabilità? La ricostruzione finora ipotizzata ha un fondo di verità? Un documento, conservato all’Archivio di Stato e pubblicato da Emiliano Ciotti, presidente dell’Associazione vittime delle Marocchinate, offre, adesso, un tentativo di spiegazione per quegli stupri di massa. “Maltrattamento di popolazione civile” è il titolo del memorandum, nel quale il comandante delle truppe coloniali francesi, Alphonse Juin, raccoglie tutte le segnalazioni di violenze subite dalle popolazioni locali (“Che si lamentano amaramente presso Autorità alleate”) in quei terribili giorni. Juin minimizza (“Vi è certamente la possibilità di esagerare i fatti”) ma è anche preoccupato per il buon nome dell’esercito francese, dal rischio, cioè, di “discreditare un esercito che è composto in massima parte di truppe coloniali”. Un rischio che deve essere evitato.

Scrive: “Comunque forti possano essere i nostri sentimenti nei confronti di una Nazione che odiosamente tradì la Francia noi dobbiamo mantenere un’attitudine dignitosa. L’esercito francese si è guadagnato sul campo di battaglia italiano la considerazione di tutti”.

Quel riferimento alla Nazione (l’Italia) che “odiosamente tradì la Francia” (il riferimento è all’attacco di Mussolini, nel giugno del 1940, quando la Francia era già stata praticamente messa in ginocchio dai tedeschi) è sembrato al ricercatore dell’associazione fornire una spiegazione agli stupri dei Goumiers. Nella sua ricostruzione, Juin, stilando quel documento, avrebbe confessato il reale motivo delle violenze: una vendetta dei francesi nei confronti dell’Italia. Il riferimento sembra, a dire il vero, un po’ labile. Anzi, Juin, pur disprezzando la politica mussoliniana, chiede alle sue truppe di “mantenere un’attitudine dignitosa”. Naturalmente, il documento andrà letto tutto con attenzione (in che lingua è scritto?). Ora, abbiamo solo qualche stralcio rilanciato dalle agenzie di stampa. E l’ipotesi di Ciotti andrà valutata in modo serio e approfondito. L’obiettivo è una – finalmente – solida e giusta ricostruzione di quelle terribili violenze, troppo a lungo dimenticate e misconosciute. Per collocarle in quadro storico obiettivo e credibile.