• on marzo 6, 2021

Maltrattamento minorile. Progetto Timmi: “La pandemia ha accresciuto le fragilità di famiglie in difficoltà”

Intercettare le fragilità familiari per prevenire forme di potenziale maltrattamento all’infanzia: questo l’obiettivo del progetto Timmi, nato dalla collaborazione tra Terre des Hommes Italia e l’Ospedale dei bambini Vittore Buzzi di Milano. Nel 2020 l’iniziativa ha concluso il suo primo anno di attività consolidando il suo intervento all’interno della struttura ospedaliera, come dimostrano i dati diffusi nei giorni scorsi. In un anno segnato dal Covid, in cui sono emerse ancora più fragilità e anche una frattura dal punto di vista educativo, come ha ricordato il card. Gualtiero Bassetti, nell’introduzione dei lavori dell’ultimo Consiglio episcopale permanente, il lavoro di “Timmi” ha riguardato anche l’accompagnamento di 72 famiglie di bambini ricoverati per Covid-19, che hanno presentato casi di stress post traumatico da lockdown o da ricovero per Covid-19. Ne parliamo con Lucia Romeo, responsabile pediatra del servizio Timmi presso l’Ospedale dei bambini Vittore Buzzi, e Federica Giannotta, responsabile Advocacy e Progetti Italia di Terre des Hommes.

(Foto: Terre des Hommes)

Quale bilancio si può fare del primo anno di “Timmi”?

Romeo: Siamo molto soddisfatti, anche perché mi piace ricordare che, dietro ai risultati di questo primo anno, c’è un lungo lavoro per la pianificazione e progettazione di quello che oggi è l’unico polo ospedaliero per la prevenzione del maltrattamento della regione Lombardia. Finalmente con l’avvio di Timmi possiamo garantire la presenza di un’équipe di professionisti in grado di intercettare fragilità genitoriali e dell’infanzia e questo primo anno di lavoro ci ha dimostrato che, se si agisce tempestivamente sul singolo bambino o sul nucleo familiare, si riescono a prevenire possibili forme di maltrattamento infantile.

Giannotta: Anche i dati confermano come l’intervento abbia risposto a un bisogno scoperto: Timmi ha infatti osservato oltre 500 bambini in accesso al pronto soccorso e ai reparti di degenza, rilevando circa 90 casi a rischio di fragilità nel rapporto bambino–caregiver. Inoltre, il servizio vuole essere di supporto anche al territorio e già in questo primo anno si è strutturato uno scambio positivo con diverse strutture (altri servizi sanitari, servizi sociali, scuole) che hanno richiesto delle consulenze.

Quali sono le forme di maltrattamento più comuni emerse?

Romeo: La tipologia più frequente rilevata tra i 25 casi seguiti è riferibile a incuria e trascuratezza, ma sono stati trattati anche casi di sospetto abuso sessuale, maltrattamento fisico (incluso un caso di “Shaken Baby Syndrome”), “sindrome di Munchausen per procura”. Mi preme sottolineare tuttavia che le diverse forme di maltrattamento rilevate hanno subito anche un maltrattamento psico-emotivo.

La contingenza della pandemia ha sicuramente scatenato ulteriori fragilità

sempre di carattere psico-emotivo che generano ansia e depressione, ma anche aggressività, autoisolamento e autolesionismo nei bambini e soprattutto nei preadolescenti e adolescenti.

Come supportate le famiglie fragili?

Romeo: Le due psicologhe dell’équipe Timmi eseguono uno screening, riconosciuto a livello internazionale, sia tra i bambini che arrivano al pronto soccorso sia nei reparti di degenza pediatrica: già in questa prima fase emergono possibili fragilità e noi offriamo supporto alla famiglia con un primo colloquio; se effettivamente si rilevano fragilità del nucleo familiare si prosegue un percorso con ulteriori colloqui e, se la situazione perdura, la famiglia viene indirizzata ai servizi territoriali di riferimento. Ben 48 casi hanno richiesto un intervento strutturato da parte dell’équipe e sono stati presi in carico dagli esperti di Timmi nell’anno di attività. Una dozzina sono stati segnalati al Tribunale per i minorenni, a conferma del fatto che sono state intercettate e riconosciute anche situazioni di grave compromissione del benessere del bambino.

Il fenomeno del maltrattamento quanto è diffuso in Italia?

Giannotta: Il fenomeno del maltrattamento in Italia è ancora sottostimato, per via della carenza strutturale di un sistema di raccolta dei dati. Tuttavia, la quantificazione e lo studio della dimensione epidemiologica di qualunque fenomeno è imprescindibile per la definizione di politiche efficaci di prevenzione e contrasto. Nel caso della violenza sull’infanzia, ciò è ancora più urgente se si considera che le vittime sono bambini e bambine e/o adolescenti; per loro natura una componente vulnerabile della popolazione, che richiede la massima protezione. Dati ufficiali sulla dimensione del maltrattamento sono riportati nell’Indagine nazionale sul maltrattamento dei bambini e degli adolescenti in Italia, a cura di Terre des Hommes e Cismai, che quantifica in ben 91.272 i minorenni in carico ai servizi sociali perché già vittime di maltrattamento. È un dato che a oggi rappresenta l’unica fotografia sulla dimensione epidemiologica della violenza nel Paese. Altre fonti, come per esempio i dati interforze della polizia di Stato, registrano solo uno spaccato del fenomeno, nello specifico si rifanno solo ai casi denunciati. Comunque, confermano che nell’ultimo decennio i reati a danno dei minorenni sono aumentati del 41% e, tra questi, quello di maltrattamenti in famiglia ha registrato una crescita inarrestabile, registrando un +105% nell’ultimo decennio e un +7% nell’ultimo biennio.

L’emergenza sanitaria legata al Covid-19 ha procurato anche una frattura educativa, come ha sottolineato il presidente dei vescovi italiani. Il maltrattamento dei bambini è legato anche a una crisi educativa?

Giannotta: Ciò che come Terre des Hommes stiamo rilevando, da diversi punti di osservazione privilegiati, tra cui il progetto Timmi, è una crescente fragilità familiare, data da un insieme di fattori che hanno davvero messo in crisi l’equilibrio – già a volte delicato – delle famiglie. Al Timmi abbiamo registrato molte sintomatologie legate allo stress post traumatico da lockdown così come da post ricovero per Covid. E tutto questo si è abbattuto su famiglie già in difficoltà. In un prossimo futuro potrebbe essere utile rafforzare tutti quei presidi che, a vario titolo, possono rappresentare un supporto per genitori e figli. Timmi in questo continuerà a fare la sua parte.