• on luglio 26, 2021

L’Università Lateranense si prepara alla ripartenza. Buonomo: “Investire sul futuro con speranza”

Alle sei realtà accademiche che costituiscono l’offerta formativa della Pontificia Università Lateranense – oltre 1.600 studenti provenienti da 86 paesi del mondo – dal prossimo anno 2021-2022 si affiancano un nuovo Corso di laurea e una Scuola di alta formazione. Oltre alle cinque facoltà di Teologia, Filosofia, Diritto canonico, Giurisprudenza, Scienze della pace (istituita da Papa Francesco nel 2018) e all’Istituto pastorale “Redemptor Hominis”, con il nuovo anno accademico prenderanno infatti il via il Corso di laurea magistrale in Scienze della cooperazione internazionale e organizzazioni non profit, e la Scuola di alta formazione in cause dei santi. L’”Ateneo del Papa”, che lo scorso 15 ottobre ha ospitato l’incontro di lancio del Global Compact on Education “Insieme per guardare oltre”, si prepara dunque a ripartire con rinnovata energia, come racconta al Sir il rettore Vincenzo Buonomo.

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Due anni con il Covid, intramezzati dall’incontro sul Global Compact on Education, durante il quale il Papa ha affermato, tra l’altro, in un videomessaggio: “Educare è scommettere e dare al presente la speranza”. Quale la lezione e la sfida per l’università di oggi?
In quell’occasione il Santo Padre ha definito l’educazione “un atto di speranza”. Non è soltanto il processo di un momento; spinge a guardare oltre e ad andare aldilà di ciò che può essere una formazione basata unicamente sugli aspetti tecnici, una sorta di “addestramento professionale”. L’educazione, e la formazione universitaria nello specifico, è un processo globale, non frammentato, in grado di intercettare la complessità del reale. Nell’unità del sapere, infatti, non trova spazio soltanto la conoscenza di nozioni, ma vi sono l’apprendimento di un metodo per lo studio e la ricerca, una metodologia di comunicazione, una modalità di partecipare a quella che è l’evoluzione della materia o della disciplina scientifica oggetto di studio.

Nel Global Compact ricorre spesso il termine “sostenibilità”…
Anche in ambito educativo è applicabile il concetto di sostenibilità: occorre porre la questione in una prospettiva a medio-lungo termine. Il Covid ci ha dimostrato che oggi le decisioni anche in ambito educativo-formativo vanno pensate sul medio – lungo periodo perché l’educazione è un processo lungo, in continuo divenire; come ricorda il Papa, un processo intergenerazionale che non si ferma.

Due anni accademici in tempo di Covid che prospettive/orizzonti nuovi hanno aperto, considerando che la Dad permette di raggiungere aree e persone fino ad oggi irraggiungibili, accentuando il carattere internazionale dell’universitas studiorum?
La pandemia ha di fatto eliminato l’elemento essenziale della vita universitaria, la relazione docente-studente, surrogata dalla didattica a distanza ma che rimane insostituibile dal punto di vista didattico e pedagogico. Dallo scorso maggio abbiamo ripreso lezioni ed esami in presenza, e nel prossimo anno accademico manterremo il doppio sistema della lezione in presenza e teletrasmessa perché circa il 20% dei nostri 1.600 studenti proviene da paesi extra europei, ed è attualmente impossibilitato a raggiungere il campus. Ma dobbiamo anche dare risposta al desiderio di molti nostri iscritti, emerso dalle risposte ad un questionario che abbiamo diffuso in primavera, di tornare all’università in presenza, naturalmente mettendo in atto tutte le precauzioni per governare la pandemia. Tuttavia è vero che questi mesi di restrizioni hanno, fra l’altro, richiamato l’idea originaria di “universitas studiorum”, ossia di studio, ricerca e sapere senza confini  di cui è espressione anche un frutto dell’incontro di ottobre.

Quale?
Uno degli effetti immediati di quell’appuntamento è stato l’individuazione di cinque macro aree di ricerca alle quali stanno ormai collaborando centinaia di atenei: dignità e diritti della persona, fraternità e cooperazione, ecologia, pace e cittadinanza, rapporto tra culture religiose. Nello specifico, la Lateranense è capofila del settore pace e cittadinanza: una forma di collaborazione, dialogo, confronto e condivisione tra atenei e centri di ricerca che esprime un’idea di educazione quale trasmissione non di nozioni, ma di autentico sapere globale.

Quali saranno le novità dell’anno accademico 2021-2022?
Il nuovo anno vedrà l’avvio di due nuove realtà. Anzitutto un nuovo Corso di laurea magistrale in Scienze della cooperazione internazionale e organizzazioni non profit, dedicato all’economia del terzo settore e quindi strettamente legato all’attività delle diocesi e delle parrocchie nelle quali c’è bisogno di figure professionali competenti nella gestione e organizzazione di queste realtà. Il corso risponde ad una precisa richiesta ricevuta da diverse diocesi. La seconda novità è legata alla decisione del Papa di affidare alla Lateranense la formazione dei futuri postulatori delle cause dei santi, compito tradizionalmente svolto esclusivamente dalla Congregazione vaticana, ma al quale Francesco ha desiderato conferire valenza accademica. Di qui l’avvio della Scuola di alta formazione promossa congiuntamente dall’Ateneo e dalla Congregazione delle cause dei santi nell’ambito dell’Istituto Utriusque Iuris, che, a conclusione di un percorso biennale, rilascerà un Diploma di specializzazione in cause dei santi a chi intenda prestare il proprio servizio ecclesiale in qualità di postulatore o collaboratore presso la stessa Congregazione.