• on Novembre 2, 2022

L’incontro dei giovani di Ac: “Questo non è il tempo della paura, è il tempo in cui rimboccarci le maniche”

Sono rientrati a casa con la consapevolezza di aver vissuto l’inizio di un grande processo di discernimento che li vedrà impegnati a trovare nuove strade attraverso le quali i giovani possano incontrare il Signore Risorto nell’ordinario delle proprie esistenze.
I duemila responsabili parrocchiali e diocesani del settore giovani dell’Azione cattolica italiana hanno preso parte lo scorso fine settimana a Roma a tre intense giornate di preghiera, formazione e fraternità.
“Segni del tempo” è stato un appuntamento preparato da mesi, arricchito dalla presenza di Papa Francesco che sabato 29 ottobre a mezzogiorno in Aula Paolo VI in Vaticano ha incontrato i partecipanti provenienti da ogni angolo d’Italia al termine di una mattinata di festa, musica ed entusiasmo, arricchita dalle voci di diverse storie che hanno regalato uno spaccato di vita e di fede unico nel suo genere.

“Il cristiano si interessa alla realtà sociale e dà il proprio contributo – ha detto Francesco -. Il nostro motto non è “me ne frego”, ma “mi interessa!”. State attenti, state attenti voi, che è più pericolosa di un cancro la malattia del menefreghismo nei giovani. Apprezzo molto il fatto che a voi sta a cuore la parrocchia. Anche a me sta a cuore! Siamo di generazioni diverse, ma abbiamo in comune l’amore per la Chiesa e la passione per la parrocchia, che è la Chiesa in mezzo alle case, in mezzo al popolo”.

Poco prima il presidente nazionale di Ac, Giuseppe Notarstefano, nel suo saluto al Pontefice aveva sottolineato come l’Azione cattolica italiana già dal suo nascere fosse “una intuizione e una passione dei giovani, una esperienza dove impastare giorno per giorno la fede con la vita, un luogo dove poter vivere in pienezza l’amicizia con il Signore che non di rado diventa un luminoso esempio per tutti”.
Dal Papa l’invito a crescere nella fraternità attraverso un lavoro su se stessi, vigilando sul chiacchiericcio “che non è cristiano” e rimanendo fedeli all’essere sale, lievito e luce: “Giovani credenti, responsabili e credibili: questo io vi auguro” ha detto Francesco.

Un augurio ripreso anche dal presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Matteo Zuppi, e dal segretario generale, mons. Giuseppe Baturi, che interpretando i sentimenti dell’intero episcopato italiano hanno inviato un messaggio ai partecipanti: “Oggi più che mai c’è bisogno di camminare insieme, incontrarsi, confrontarsi, creare fraternità oltre i confini delle proprie diocesi e delle proprie parrocchie. Solo se ci pensiamo e agiamo come “Fratelli tutti” possiamo lasciare segni importanti nelle nostre vite e in quelle di chi ci sta intorno. Che i giovani di Ac imparino a guardare la Chiesa in modo nuovo, sentendola casa per tutti, compagna di viaggio e amica nelle loro fatiche”.Nel pomeriggio di sabato spazio a numerosi mini-convegni tematici, con lo scopo di aiutare i giovani a “rileggere” la realtà nella quale sono inseriti per aiutare il discernimento. Svariate le proposte: dall’ambiente al tempo libero, dallo sport alla scuola e l’università, dal lavoro alla legalità sino alla cultura e all’impegno civile. In più punti del territorio romano diversi ospiti hanno aiutato i giovani a scrutare il tempo che stiamo attraversando, così da regalare strumenti di riflessione e pensiero in vista dei passi da praticare nei propri territori.

Gli interventi di padre Giacomo Costa, consultore della Segreteria generale del Sinodo dei Vescovi, e dei vice presidenti del settore giovani, Lorenzo Zardi ed Emanuela Gitto, hanno concluso l’appuntamento: “Interrogare la realtà diventa davvero per noi il modo attraverso cui comprendere le diversità esistenti, le fragilità che vive il territorio in cui abitiamo, le paure della gente, le speranze che muovono la nostra generazione di fronte alle grandi scelte della vita – hanno detto i due responsabili -. Questo esercizio di ascolto ci chiede anche di essere cittadini aggiornati, attenti osservatori del mondo che cambia e delle trasformazioni della società. Questo non è il tempo della paura, è il tempo in cui rimboccarci le maniche, puntare in alto e gridare che Gesù Cristo cambia la vita e ci vuole incontrare. Vogliamo che l’Ac diventi casa e famiglia per tanti altri giovani, che sognano di fare esperienza di Dio”.

*Don Luca Sardella è assistente diocesano del settore giovani dell’Azione cattolica di Chiavari