• on ottobre 4, 2021

Le Fondazioni antiusura del Sud, sentinelle del territorio e avamposto di speranza

“25 anni di 108. Ripensarci, nel Sud, dopo il Covid”. Confronto, riflessione, nuove proposte in campo per le Fondazioni Antiusura del Sud, che si sono incontrate a Villapiana (CS). Tema del meeting, al quale hanno partecipato 15 tra Fondazioni ed associazioni impegnate del Mezzogiorno, la Legge n. 108/1996 recante “Disposizioni in materia di usura”. Al centro del dibattito le sfide della pandemia con la povertà in aumento, l’incidenza della criminalità organizzata in determinate aree, l’attuazione delle normative.

Numeri di una povertà crescente. L’eredità di questo anno e mezzo di Covid inizia a palesarsi con tutto il suo carico di passività e negatività. Il numero dei “nuovi poveri è in aumento”, come sottolinea don Andrea La Regina, responsabile dei Macro Progetti di Caritas Italiana. “La restrizione delle attività economiche e l’esclusione sociale hanno generato una difficoltà nella stessa gestione del danaro”. Così, se “prima le rate di mutuo per la casa, ad esempio, potevano essere pagate, ora in tanti non riescono più a farvi fronte”. Anticipando i numeri di un dossier di prossima pubblicazione, don La Regina ha comunicato che “in questa situazione di difficoltà sono coinvolte circa 6 milioni di famiglie, di cui 3 milioni sono imprenditori, in particolar modo piccoli, oltre 2 milioni hanno varcato la soglia del rischio e il restante gruppo di famiglie è vicino ad essere vittima della criminalità”. Che a questi lidi diventa sinonimo di usura, fra le altre cose, con tutti i rischi ad essa correlati. Per questo le Fondazioni antiusura diventano le sentinelle nel territorio, perché profondamente radicate in esso, come hanno evidenziato don Marcello Cozzi, presidente della Fondazione antiusura “Interesse Uomo”, e mons. Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Jonio, che le ha definite “un avamposto di speranza”.

L’identità delle Fondazioni antiusura. “La vocazione delle Fondazioni del Sud non è quella di essere banche dei ‘poveri cristi’, cioè semplicemente erogatori di finanziamenti a garanzia, ma di essere fattori culturali e politici e voce per la costruzione di nuovi modelli di sviluppo di questo Paese e del Mezzogiorno”. Con queste parole don Cozzi sottolinea come, a 25 anni dalle legge n. 108, sia necessaria una riflessione a partire “dal tanto che si è fatto nei territori, perché sono state tante le persone che hanno ricevuto un aiuto”. In sostanza, “il ruolo e l’operato dell’Antiusura, sia quello legato alle diocesi che quello ‘laico’, non può essere solo quello di intervenire economicamente, perché quella è l’ultima spiaggia”. Per questo è essenziale “fare prevenzione” da fenomeni quali la ludopatia e il racket, come sottolinea Attilio Simeone, consulente della commissione parlamentare bicamerale antimafia, consigliere della Fondazione Antiusura “San Matteo Apostolo” di Cassano all’Jonio. Su questa linea, i segni che provengono dai territori sono tanti, come testimoniato proprio dai responsabili delle fondazioni intervenute. “Prima della pandemia avevamo iniziato un percorso di educazione finanziaria all’interno di alcune scuole secondarie superiori, perché una cittadinanza responsabile parte anche da lì, ed è un impegno che contiamo di riprendere”, evidenzia Paolo Mancuso, presidente della Fondazione antiusura “Don Carlo De Cardona” di Cosenza. “La prevenzione parte anzitutto dall’ascolto della realtà di tante persone che si rivolgono a noi, e per questo, oltre all’attività che facciamo in sede, abbiamo istituito anche un numero verde per quanti ne avessero bisogno”.

Osare l’aurora tra la gente. “Diventate protagoniste di un nuovo umanesimo, perché le fondazioni sono un luogo dove incontrare Dio nei volti tristi e nelle vite spezzate che vi si pongono innanzi”. L’esortazione di mons. Savino, nel tempo della “post-modernità”, declina “la carità che abbraccia”, che è un vero e proprio programma per le Fondazioni antiusura. Si tratta di “mostrarsi disponibili all’ascolto e all’incontro con quanti ci contattano anche solo per un chiarimento”, sottolinea Alida Chiaravalloti, avvocato della Fondazione “Santa Maria del Soccorso di Catanzaro”. Nel salone della località ionica cosentina, nella diocesi di Cassano all’Jonio, si sente l’eco di un impegno che nasce dal concreto. Lo sottolinea don Gianluca Pisano, parroco a Portici, per il quale “occorre affermare il nesso inscindibile tra Caritas e giustizia, perché non sia percepito alcun divorzio tra temi quale quello dell’usura e l’impegno della Chiesa”.

Sfide. Come coniugare la vocazione delle Fondazioni Antiusura a garantire economicamente chi è in difficoltà e i regolamenti degli istituti di credito che spesso pongono paletti e ostacoli alla concessione di mutui e fidi? Qui si pone il difficile lavoro quotidiano che spesso dipende dalla sensibilità degli interlocutori sui territori. Lo sottolinea Antonio Lizzi, tesoriere della Fondazione “Zaccheo” di Crotone: “Spesso con le banche è impossibile stipulare delle convenzioni, anche quando la Fondazione si impegna a garantire il 100% di quanto finanziato dagli istituti di credito”. Agli sportelli, insomma, arrivano spesso “pratiche non bancabili”, che impediscono di trovare una soluzione ai casi più difficili. A fare eco la Fondazione “Grisantis” della diocesi di Ugento – Santa Maria di Leuca, che riferisce sul proprio territorio “la difficoltà di stipulare le convenzioni con alcune banche”. Eppure l’urgenza non è più differibile, soprattutto in territori a forte disagio. “L’economia criminale si regge sull’usura e sta dopando l’economia dei nostri borghi, a partire dalle piccole attività commerciali”, spiega don Marcello Cozzi, che ricorda come “la sfida della pandemia, con le disastrose conseguenze economiche e sociali, è alle porte”. Per don Cozzi “arriverà uno tsunami dell’usura e un indebitamento che ci metterà in discussione”.
Il mandato. Mons. Savino coniuga la vocazione delle Fondazioni con il messaggio di papa Francesco e consegna questa eredità “fatta di carne” al cuore e alle mani operose dei credenti “Siete il segno di una Chiesa missionaria, in uscita, inclusiva, che si lascia interpellare dai segni dei tempi”. L’esempio del beato Livatino, di don Tonino Bello, è un invito “a essere credibili, a non fare sconti su di noi. La vera profezia è ‘fratelli e sorelle tutti’, perché le fondazioni sono chiamate a generare processi di fraternità”.