• on marzo 22, 2021

La Voce: “Abbiamo raccontato la missione della Chiesa, senza perdere la speranza”

Un anno di pandemia ha interpellato in profondità le nostre Chiese locali, su più fronti. Dopo un primo periodo di disorientamento, proprio nella Quaresima e per la Pasqua del 2020, le nostre comunità si sono tirate su le maniche e si sono rimesse al lavoro, con modalità nuove e con il desiderio – quello di sempre – di stare accanto alle persone, per condividere i problemi e trovare soluzioni dentro le comunità locali.
La vicinanza spirituale, anche quando le celebrazioni liturgiche erano impossibili; la preghiera a distanza e attraverso i media; i tanti aiuti materiali messi in campo dalle Caritas locali e nazionale, specie nei momenti in cui tardavano i ristori e i bonus dello Stato. E ancora, catechesi e incontri resi possibili dalle tecnologie, seppur nella distanza fisica; il ritorno degli spazi estivi per i più piccoli anche se con una doppia formazione di educatori e animatori, con la necessità di una preparazione anche sui protocolli anti-contagio; il sacrificio – ancora in atto – di non poter riprendere tutta una serie di attività aggregative in presenza di gruppi, movimenti e associazioni, pronti però per ripartire subito quando questo sarà di nuovo possibile.
Incessante la preghiera, soprattutto nell’invocare la fine della pandemia. Come quella realizzata dalle otto Chiese diocesane umbre unite insieme idealmente dal filo della “24 ore per il Signore”. Nelle cattedrali e nelle chiese dell’Umbria, l’iniziativa voluta da Papa Francesco è stata l’occasione per trovarsi uniti tutti nell’invocare l’intervento di Dio per la liberazione dal virus.
“Siamo grati alla ricerca degli scienziati e alla medicina – diceva l’arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente dei vescovi umbri, mons. Renato Boccardo -, ma vogliamo allo stesso tempo non dimenticare che c’è un padre, Dio, che si prende cura dei suoi figli”.
Non solo preghiera. Incessante infatti anche l’impegno della Chiesa sul fronte della carità e della prossimità. Già nell’autunno scorso si erano aperti gli spazi di parrocchie, oratori e complessi ecclesiali per ospitare classi scolastiche in difficoltà con aule e distanziamento. Un impegno che, come ricordava il presidente della Cei, il cardinale Bassetti, ha aperto per la Chiesa italiana “un tempo nuovo di responsabilità che non è ancora terminato”.
A tutto questo infatti si aggiunge la disponibilità alla collaborazione per la campagna vaccinale nazionale anti-Covid, come ipotizzato dal nuovo commissario straordinario, il generale Figliuolo. Una conferma di quanto “la Chiesa che è in Italia – ribadiva il presidente dei vescovi italiani – saprà dare un ulteriore segno concreto di prossimità attraverso la possibilità tangibile di fornire un nuovo contributo di carità”.
Non una novità quindi ma un ulteriore passo nel segno della continuità visto che sono sempre di più le diocesi che hanno consentito e consentono l’utilizzo delle proprie strutture per medici, infermieri, protezione civile, persone in quarantena, malati, poveri e quanti soffrono a causa della pandemia.
Ecco, tutto questo abbiamo provato a raccontare quest’anno, attraverso strumenti di comunicazione vecchi e nuovi.

Abbiamo raccontato la missione della Chiesa:

accompagnare e stare accanto alle persone, accogliere, ascoltare e dare speranza. Una missione che esercita da sempre costante divenuta però più forte in questa crisi straordinaria.

*Direttore de “La Voce”