• on giugno 9, 2021

La preghiera che unisce. La pandemia non ha spento il bisogno di comunione

Un luogo appartato dell’anima, dove incontrare Gesù. L’adorazione eucaristica perpetua è questo ed altro per le migliaia di fedeli che ad ogni ora del giorno non lasciano mai solo il corpo del Santissimo. Oggi una dalle associazioni che la promuove nel mondo è quella dei Missionari della Santissima Eucaristia, nata nel 2007 per opera di mons. Dominique Rey, vescovo di Fréjus-Toulon. A farne parte sono sacerdoti e laici che hanno lo scopo di diffondere la preghiera h24 nelle parrocchie e nelle diocesi.A Roma e nel Lazio sono sette le parrocchie che praticano l’adorazione perpetua secondo il sito dell’Associazione (www.adorazioneucaristicaperpetua.it). In altre chiese però sono sorti gruppi di fedeli che programmano la preghiera in alcune ore della giornata. Una di queste è la Natività di Nostro Signore Gesù Cristo di via Gallia, nel quartiere San Giovanni. Qui, prima dell’emergenza sanitaria, dal lunedì al sabato, dalle 7 della mattina alle 23 di sera, decine di parrocchiani garantivano la preghiera in un locale della parrocchia divenuta cappella per l’adorazione. “È uno spazio distaccato dalla chiesa, dove le persone hanno la possibilità di entrare e uscire in maniera autonoma la sera”, spiega il parroco, don Paolo Mancini.
I fedeli si sono organizzati: c’è un responsabile per ogni fascia del giorno e su whatsapp comunicano gli aventuali cambi di orario perché ci sia sempre qualcuno presente. La preghiera è libera anche se a volte vengono diffusi testi o temi sui quali la comunità si può raccogliere.
“Ho iniziato cinque anni fa – racconta Natalina Puddu, una delle parrocchiane -. Prima, come servizio offerto all’interno del gruppo Alpha di evangelizzazione dedicavo tre ore alla settimana. Ora continuo ogni venerdì con un’ora e due volte alla settimana partecipo alla preparazione dei temi. L’adorazione mi ha donato tanta pace e momenti solo miei con Dio. Durante la pandemia ho fatto adorazione dal telefono, ogni giorno dopo aver recitato il rosario”.
La pandemia ha messo alla prova anche questa pratica per via della paura del contagio e dell’imposizione del distanziamento. Alla Natività durante il lockdown dello scorso anno l’adorazione è stata interrotta. I partecipanti, di tutte le età, sia laici sia religiosi, hanno però ricominciato a frequentare la cappella ad aprile di quest’anno, assicurando la presenza dalle 16 alle 21. “C’è bisogno di preghiera. Durante il lockdown le persone mi chiedevano quando sarebbe ricominciata. Per loro è divenuta una ricerca di incontro personale con il Signore. Con l’inizo dell’estate e dei campi estivi per i bambini interrompiamo ma riprenderemo a settembre”, afferma don Paolo.
L’adorazione ha regalato tanto alla parrocchia romana: “Facciamo molte attività – dice il sacerdote – ma se non ci fosse la preghiera non avrebbero quel significato di puntare verso il cielo. Anche per me, andare all’adorazione dà la possibilità di incontrarmi con colui che in qualche modo prende per mano me e i parrocchiani. Credo fortemente nella presenza di Cristo che vuole entrare nella nostra vita”.

“Soprattutto – aggiunge –

credo nella preghiera come il momento più importante nella vita.

Quando prego, presento la mia parrocchia davanti al Santissimo e la gente presenta le situazioni di persone che hanno bisogno di aiuto sotto tutti i punti di vista”.

L’adorazione ha fatto da legante fra i gruppi presenti nella parrocchia, compreso il cammino catecumenale. “Ho visto – osserva don Paolo – che l’adorazione ha avuto la valenza di riunire le diverse realtà. È vero, la comunione la fa il parroco, ma vedere come tutti si riuniscano e condividano la preghiera in vari orari della giornata mi dà l’idea della comunione così come Gesù ci ha chiesto. Nel Vangelo di Giovanni, Cristo torna su una affermazione: Che siano una cosa sola, così come io e te padre siamo una cosa sola”.